ULTRAZOOM
ULTRAZOOM
Stante è un gruppo di medie dimensioni che occupa 150 impiegati di coordinamento oltre al personale di magazzino e genera un consolidato di oltre 70 milioni di euro. Oggi opera nei vari settori del trasporto, quello camionistico e ferroviario per il 60%, quello marittimo e aereo per il 40%. Le aziende Stante nel centro sud lavorano con i mercati dell'Europa occidentale e offrono oggi un sistema integrato e molto ben strutturato di distribuzione su questa area, mentre le aziende Stante del centro nord sono molto presenti nei mercati dell'Europa dell'est, della Russia (dove presenti direttamente) e di tutta l'ex Unione Sovietica. Oggi, il gruppo si posiziona tra le primissime realtà Italiane per volumi a collettame movimentati con l'est europeo, collaborando di fatto con importantissimi corrispondenti in ogni Paese dell'area. Le attività overseas sono gestite in egual misura da ogni ufficio Stante. I mercati di riferimento sono sicuramente la Cina, il sud est asiatico, gli USA e l'America Latina. Il Gruppo Stante è parte della WCA (Family of logistics network) ed è socia storica di ICOF (Gruppo europeo d'acquisto composto da quaranta soci operatori) che contratta per i soci i noli con le compagnie marittime. La Logistica di magazzino e la distribuzione nazionale sono il naturale completamento di un'attività di spedizioni internazionali. Nel corso degli ultimi anni Stante ha spinto i propri investimenti anche verso la logistica di magazzino e sempre più investe nel completamento di una propria rete distributiva nazionale. Secondo Stante bisogna avere la capacità di distribuire nella regione “Europa” in tempi certi e a costi razionali. Questo si può fare solo avendo un controllo della catena logistica, sia di trasporto che di magazzino. Il gruppo gestisce propri magazzini dal sud al nord del Paese e cura la logistica inbound legata ai clienti che importano dal resto del mondo, in particolare dall'estremo oriente e dagli USA. Tutta la catena, “Spedizioni, Trasporto, logistica di magazzino” diventano un circuito sempre più integrato. Per il 2011 è prevista una crescita del 28%. informazione pubblicitaria SPEDIZIONI, TRASPORTO E LOGISTICA PER TUTTO IL MONDO L'expertise nella logistica che fa crescere il tuo business Ada le tue spedizioni e la tua logistica a chi da più di trent'anni sa come gestirle. Con il nostro network ramicato in 62 paesi del mondo, curiamo ogni singola spedizione come fosse unica, tracciandola costantemente e rispettando i più rigidi standard di tutela ambientale. Europa, Asia, Stati Uniti, Russia, Brasile o India: garantiamo l'alto livello qualitativo di servizio che ci contraddistingue su qualunque destinazione. Completiamo la supply chain con la logistica di magazzino, la consegna dell'ordine al cliente nale e una completa informazione sempre disponibile sul nostro portale web. In nome di un servizio e di una trasparenza senza conni. www.stante.it / Uci: Napoli - Genova - Milano - Roma - Vicenza Marco Stante, titolare del Gruppo Stante
28 MARZO 2011 abitare i sistemi per tutelarsi non mancano, ma fornitori e gestori dei servizi devono collaborare dice Augusto Cirla, avvocato, segretario nazionale di Assocond-Conafi (10 mila iscritti, fondata nel 1986, è l'unica associazione al momento a tutelare i condomini in Italia). «È certo però che almeno la metà dei decreti ingiuntivi depositati presso il Tribunale di Milano(circa 13 mila) riguardano spese condominiali». LE REGOLE DA SEGUIRE Insomma, da almeno tre anni, chi possiede un'abitazione a Milano o Roma, con uno stipendio medio, è come se pagasse anche un affitto, oltre alle spese di mutuo. Soprattutto dall'introduzione del condominio come sostituto d'imposta, provvedimento che ha fatto sparire dalla gestione il “nero”, e ha raddoppiato l'incombenza amministrativa per il profes sionista del condominio. Ma come difendersi da un amministratore truffaldino? «Innanzitutto bisognerà verificare che la polizza prevista dalla riforma del condominio sia adeguata non solo al bilancio annuale ma anche ai costi previsti effettivi, ordinari e straordinari. La fideiussione potrebbe non essere sufficiente per coprire gli eventuali ammanchi di ben due bilanci annuali da parte dello scaltro truffatore». Un amministratore prevenuto, poi, non s'intesta quasi nulla. Ecco perché «è meglio controllare la sua situazione patrimoniale dalla dichiarazione dei redditi; recarsi dall'ente di gestione idrica e pretendere di visionare la situazione del proprio condominio; fare sottoscrivere ai fornitori un impegno scritto ad essere avvisati in caso di morosità dello stabile. Altrimenti i fornitori dovrebbero assumersi le relative responsabilità». I sistemi insomma non mancano, anche se gli amministratori disonesti spesso si riciclano appoggiandosi a prestanome o associandosi ad altre società di gestione. Manca una “black list”, insomma, anche se il geometra Beretta difficilmente si farà vedere in giro per Milano e provincia. ANCHE NOI CONDOMINI POSSIAMO ORGANIZZARCI Sopra, Augusto Cirla, avvocato, segretario nazionale di Assocond-Conafi, associazione che tutela i condomini. Sotto, Giuseppe Signorile, amministratore immobiliare di Milano e presidente della cooperativa edile S.G.Olcella. i quattro milioni d'italiani che ogni mese cercano casa online hanno ora uno strumento in più per difendersi dalle truffe. Quali, ad esempio, le false informazioni sull'immobile, caparre non dovute e vendite non autorizzate. immobiliare.it, principale portale italiano del settore immobiliare, e la polizia postale delle comunicazioni hanno realizzato il sito viadellasicurezza.it, che scoraggerà casi come i seguenti. il 24 gennaio la signora e.f., residente a roma, segnala al sito che uno stesso appartamento era offerto, in affitto, in ben 8 città diverse (roma, milano, genova, bologna, bolzano, padova, firenze, napoli). il finto proponente, registratosi come privato, richiedeva tre mesi di caparra anticipata per visionare l'appartamento (secondo la città, la cifra complessiva variava dai 1.200 ai 1.800 euro). il pagamento era richiesto tramite Western union e, diceva l'annuncio, sarebbe stato restituito al momento della visita dell'immobile. «nel momento in cui ci è stato segnalato, il truffatore è stato bloccato e gli annunci rimossi», racconta carlo giordano, amministratore delegato del portale, «ma qualcuno era già caduto nell'inganno, a bolzano, a genova e milano». nel novembre del 2010 immobiliare. it è contattata da m.b. di milano, esausto dal ricevere telefonate di acquirenti che volevano visionare il suo appartamento, che non era in vendita; a sua insaputa, qualcuno aveva pubblicato le foto (reali) della sua casa e il suo riferimento telefonico. anche quest'annuncio, dopo la segnalazione, è stato rimosso. COMPRARE CASA ONLINE Attenti ai furbetti
50 MARZO 2011 cover presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che terrà un discorso al Parlamento, mentre al Vittoriano si terrà la cerimonia di inaugurazione della festa. Dal 17 marzo i palazzi del potere della capitale si apriranno completamente ai visitatori, con l'accesso garantito a tutti i ministeri e le istituzioni della Repubblica. Tuttavia il pezzo forte del programma capitolino sarà Regioni e testimonianze d'Italia, grande mostra in cui le venti regioni italiane esporranno i loro aspetti peculiari in una più vasta visione di insieme che abbraccerà cinque luoghi chiave di Roma: l'aeroporto di Fiumicino, il Vittoriano, il Palazzo di Giustizia, Valle Giulia e Castel Sant'Angelo. Dal 26 marzo al 3 luglio, apriranno gli stand regionali che rappresenteranno un mix di tradizioni locali e aspirazioni per il futuro. Come già avvenuto negli anniversari del 1911 e del 1961, ogni realtà territoriale metterà in mostra ciò che ha realizzato in questi 150 anni: dall'architettura alle aziende, dal cibo alle imprese, passando ovviamente per le sue personalità di spicco. Emblematico il fatto che ad accogliere il visitatore all'ingresso (gratis) ci penserà un testimonial d'eccezione per ogni regione: per quanto manchi ancora l'ufficializzazione dei nomi, Gigi Proietti dovrebbe rappresentare il Lazio. Testimonial cinematografico anche per il Piemonte, che punta su Luca Argentero, mentre la Valle d'Aosta dovrebbe sfoggiare il sorriso della campionessa di fondo Arianna Follis. Oltre al presente, grande rilievo verrà dato ai personaggi del passato che hanno fatto l'Italia (e gli italiani): Alcide De Gasperi, il compositore Gioacchino Rossini, il ct azzurro Enzo Bearzot, per fare solo qualche nome. Ma gli ultimi 150 anni del nostro Paese non sono stati tutti belli, e ce lo ricordano le mostre fotografiche (e non solo) relative ai due grandi conflitti bellici, agli anni di piombo e il Ventennio. In più, una lunga collana di mostre coloreranno il Museo di Porta San Pancrazio, dedicata alla storia della Repubblica, il Vittoriano, dove vanno in scena le battaglie per l'Italia, l'Archivio Centrale dello Stato e la Banca d'Italia. Mentre al Teatro dell'Opera si alterneranno due opere di Giuseppe Verdi: dal 12 al 24 marzo il maestro Riccardo Muti dirigerà il Nabucco, dal 23 al 30 maggio, invece, Pinchas Steinberg porterà in scena La Battaglia di Legnano in ricordo della Repubblica Romana del 1849. Ovviamente il programma delle celebrazioni coinvolgerà anche tutte le altre principali città italiane e quei luoghi dove si sono svolti fatti fondamentali per l'unificazione italiana: Marsala, Quarto dei Mille, Rapallo, dove eventi folkloristici e culturali si alterneranno nelle piazze e nei luoghi simbolo della Repubblica. Cultura e nazione, dunque, ossia i due fattori che lo stesso Giorgio Napolitano ha voluto sottolineare lo scorso 15 febbraio nel corso della cerimonia di premiazione dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Accademia Nazionale di San Luca e dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «Quel che ci accomuna e ci distingue come Nazione», ha detto il Capo dello Stato, «è più di ogni altro elemento la cultura, il patrimonio storico di cui siamo eredi, la cultura che vive in tutte le sue espressioni come ricerca e come creazione. È qui un nostro fondamentale punto di orgoglio e di forza nel presentare al mondo il bilancio dei 150 anni dell'Italia unita». Un orgoglio che gli italiani saranno chiamati a riscoprire proprio a partire dal 17 marzo. UN PARCO TUTTO NUOVO A destra, un rendering del parco Dora di Torino, finanziato nell'ambito del piano infrastrutturale nazionale per le celebrazioni del 150° nell'area lungo il fiume Dora, dove fino a pochi decenni fa c'erano fabbriche dell'industria pesante. In alto, il design nella mostra Fare gli Italiani. NapolitaNo: l'orgoglio di preseNtare al moNdo la Nostra cultura e il bilaNcio di 150 aNNi di uNità
65 MARZO 2011 Brainstorming di MATTEO CATULLO Eterna questione : destino o libero arbitrio? A volte ripercorrendo la nostra vita ci vediamo rimbalzare come palline in un flipper da una coincidenza all'altra. Di fatto tutto questo rimbalzare ci porta al “qui adesso”, al come siamo in questo presente. Se poi vogliamo considerare l'albero delle coincidenze che hanno fatto incontrare nostra madre e nostro padre, la faccenda si complica. Così possiamo chiederci: quando scegliamo? Cosa scegliamo? Se proviamo a rintracciare delle libere scelte che abbiamo fatto nella nostra vita non condizionate da imprinting familiari o sociali, ci accorgiamo che la confusione aumenta e il nostro concetto di libero arbitrio si frantuma. In realtà le “scelte” che abbiamo fatto sono un misto di condizionamenti, coincidenze e desideri. Ecco che le definizioni di scelta e libero arbitrio ci arrivano come modelli di eroi storici e di altri miti. Veri archetipi, insomma. E allora non ci resta che lasciarci navigare, seguendo la leggera corrente di un fiume che ci permette di curiosare, avvicinandoci a una sponda o imboccando un canale o un'ansa dove vogliamo riposare. In fondo, se la nostra vita è un fiume che porta al mare, non sempre CON LA MENTE SGOMBRA LE QUESTIONI APPAIONO PUNTINI LONTANI Dal 13 al 17 aprile a Sestri Levante (Ge) si terrà la nona edizione di Crea Conference, annuale incontro di persone, programmi e idee rivolti a produrre innovazione nella vita professionale e personale. le sue acque sono così impetuose da impedirci di scegliere. La creatività, che è il fiume che scorre al nostro interno, può permetterci di cambiare corso d'acqua, di scegliere persino di camminare all'asciutto, e addirittura di alzarci in volo come un gabbiano, padroni delle correnti e dei venti ad altezze e direzioni diverse. Quando ci alziamo in volo, la musica, la poesia, la bellezza ci portano lontano dalle domande sul libero arbitrio, sulla scelta, sui due emisferi cerebrali. Tutte le questioni ci appaiono minuscoli puntini lontani dal mondo della terza dimensione che ci avvicina alle stelle. Nella creatività applicata non si distingue più il pensare dal fare, l'esibizione dall'espressione, il sapere dal sentire, ci si dimentica della ricerca dell'equilibrio e improvvisamente le coincidenze diventano correnti creative con cui possiamo giocare padroni come un gabbiano di scegliere con un battito d'ali. Una buona coincidenza potrebbe anche essere quella di andare su crea conference.com e iscriversi alla più importante conferenza sul pensiero creativo in Europa giunta alla sua nona edizione. Buon volo!
22 MARZO 2011 27 marzo, la Stramilano. 10 aprile, la Milano City Marathon. E il 6 novembre la più famosa, quella di New York. Malattia che contagia sempre più uomini e donne, la maratona è anche un bel business. Per aziende e beneficenza Love Story, con quella corsa sul ponte di Brooklyn del protagonista, fece esplodere la voglia d'andare, lasciando i problemi alle spalle. Lo stesso avvenne in Italia ai tempi dell'austerity e Forrest Gump ci mise del suo. Diceva il protagonista: «Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, cosa fa, dove è stata». E soprattutto quanto spende. In America più di 10 milioni di persone partecipano ogni anno almeno a una gara podistica, per oltre 200 milioni di dollari di incasso. E questo senza contare la spesa per i prodotti di DONATELLA ZUCCA MIGLIORARE LE STRATEGIE PER ATTIRARE CONCORRENTI Marco Marchei, maratoneta olimpionico, direttore di Runner's World, e già direttore di Correre. BORN TO RUN Pronti, partenza, via. La Milano City Marathon è alle porte. Sarà una edizione colorata di rosa quella in partenza il prossimo 10 aprile, con iniziative speciali dedicate alle donne, dallo sconto del 22% sul costo dell'iscrizione (prezzi da 20 a 85 euro) alla speciale sezione “Tutto il rosa della corsa” del sito www.milanocitymarathon.it, dove Lucilla Andreucci, ex maratoneta della Forestale e vincitrice della prima maratona milanese del 2000, offre consigli su come affrontare i 42 km del percorso, dalle attrezzature all'approccio fisico e psicologico. Alla gara parteciperanno tra gli altri l'editore di Espansione Alessia Berlusconi, alla sua prima volta, e il governatore Roberto Formigoni, che consiglia di «correre ognuno al suo ritmo per sentirsi bene con se stessi». Alla competizione si affiancherà la Relay Marathon: ovvero come correre la maratona in staffetta con amici e parenti. Giunta alla sua seconda edizione, la staffetta (partecipare costa dai 100 ai 150 euro per team) si propone anche come una occasione di team building per il raggiungimento del traguardo finale. La maratona è anche un'occasione per la raccolta di fondi a favore di progetti di beneficenza delle Onlus che sostengono e aderiscono all'iniziativa. Il bilancio delle Onlus che hanno contribuito al Charity Program della Milano City Marathon del 2010 è stato di 74.266 euro, con 7.378 runner di 46 nazioni diverse partecipanti. Come nel 2010 il percorso parte dalla Fiera di Rho/Pero, attraversa le zone più significative di Milano e si conclude in piazza Castello. TUTTO INIZIÒ CON UNA LOVE STORY Più che una moda, ormai la maratona è diventata una vera e propria malattia che non risparmia nemmeno i capi di Stato, come Nicolas Sarkozy, che è stato immortalato anche a New York con Carla Bruni. Di maratone in giro per il mondo ce ne sono migliaia (vedi box a pag. 25). Sicuramente quella di New York ha di gran lunga la maggiore risonanza mediatica ma ce ne sono molte altre altrettanto note e particolari sia in Europa, come a Londra e Berlino, sia nel resto del mondo come in Cina, Sudafrica e al Circolo polare artico. Solo in Italia se ne contano decine e non solo nelle grandi città. Tra le corse più conosciute da noi, la Stramilano (box a lato) che da 40 anni appassiona decine di migliaia di amatori. Erano gli anni '70 e negli Usa il film correre
55 OTTOBRE 2010 all'Africa del sud. E, come insegna la storia della società, da un business ne sono nati altri: così all'attività di tour operator si sono affiancati l'incoming (soprattutto dagli Usa), l'incentive, l'attività congressuale. Le attività del gruppo sono molto diversificate, la famiglia Cerruti numerosa. Non ci sono problemi di governance, c'è un percorso particolare per entrare nell'azienda di famiglia? «Non tutti i Cerruti sono entrati in azienda e abbiamo anche manager esterni», risponde Giovanni. «Si impegna nel gruppo chi si sente portato. Non è previsto un itinerario particolare. Si comincia dal basso, come fattorino o impiegato, e se il lavoro piace e se si hanno le competenze, si resta e si fa carriera. Ognuno ha scelto un settore: io lo shipping, Michele il turismo, Pietro le attività immobiliari, Agostino per le assicurazioni. Insomma, è stato un processo spontaneo, naturale». • le principali compagnie aeree di bandiera di numerosi Paesi del mondo, tra cui Canadian Pacific, l'americana Twa, la brasiliana Varig, l'australiana Qantas, South African Airways e l'olandese Klm. • Anni 60. Verso la fine del decennio, primi passi nel settore turistico con Gastaldi Tours, che presto conquista l'indiscussa leadership fra tour operator italiani verso il mercato nordamericano. • Anni 70. Già partner commerciale della Black Sea Steamship Co (Ucraina), Gastaldi si allea con le società armatrici dell'allora Urss, creando Dolphin Agenzia Marittima, joint venture con il ministero della Marina Mercantile sovietico. • Anni 80. Gastaldi partecipa alla fine degli anni Ottanta al processo di privatizzazione del porto di Genova. Costituisce - insieme ad alcuni partner di fiducia - la società GIP (Gruppo Investimenti Portuali) per partecipare alla gara d'appalto per il Terminal Contenitori Porto di Genova Spa. Si aggiudica la gara e fonda SECH Southern European Container Hub, alla quale si aggiunge Logtainer, leader nel trasporto combinato di contenitori. Nel 2008 GIP allarga la propria sfera di influenza sui porti italiani con un accordo con Sinport, società detentrice delle quote del Terminal VTE di Genova e del Terminal Vecon di Porto Marghera (Venezia), che porta a uno scambio azionario tra le due holding. • Dagli anni 90 a oggi il Gruppo Gastaldi, attraverso diverse società operative controllate, assume la rappresentanza di altre compagnie di navigazione leader, tra cui: Hanjin Shipping Co. Ltd (Sud Corea), NSCSA National Shipping Company of Saudi Arabia (Arabia Saudita), Melfi Marine (Cuba), Turkon Line (Turchia), Agrexco (Israele), Egyptian Container Line (Egitto), IMTC International Marittime Transport Company (Marocco), ANL Australian National Line (Australia) e Safmarine MPV (Belgio).
23 MARZO 2011 La più amata dagli italiani, e anche da molti stranieri, è la Stramilano. Lo scorso anno sono stati più di 50 mila e quest'anno, per il 27 di marzo, se ne attendono di più. Come mai questo successo? «Perché è un evento ancora oggi animato dallo stesso sentimento di amicizia della sua prima edizione del 1972» , dice Camillo Onesti, presidente del Gruppo Alpinistico Fior di Roccia, organizzatore dell'evento. Alla madre delle maratone non competitive meneghine nel corso degli anni si sono aggiunte la Stramilanina di 5 km e la mezza maratona Stramilano Agonistica Internazionale, giunta alla sua 34a edizione e aperta solo agli atleti tesserati, che nel 2010 sono stati 4.500 provenienti da 40 nazioni. Un tracciato tra i più veloci con poche curve e senza salite che si snoda su 21 km. L'iscrizione alla Stramilano si può fare sul sito www.stramilano. it , oppure dal 7 al 26 marzo, presso i punti ufficiali di iscrizione e al Centro Stramilano allestito in Piazza Duomo. Il costo di 10 euro comprende: sacca-gara, t-shirt e pettorale numerato. E per chi pensa di essere fuori forma, la Stramilano Training offre allenamenti di preparazione gratuiti e personalizzati all'Idroscalo e al Parco delle Cave, seguiti dallo staff tecnico che consiglia e fornisce un programma di allenamento. Nel 2010 si sono consumati 5 quintali di pasta, 10 mila litri di soft drink, 20 mila succhi di frutta, 30 mila integratori, 50 mila confezioni alimentari, 50 mila di crackers dietetici e 60 mila litri d'acqua. Se non è business questo! Più della metà degli italiani che corre ha iniziato dopo i 30 anni, non è un principiante, percorre al massimo 30 km la settimana, non disdegna i parchi cittadini e pratica anche ciclismo o nuoto. Cambia le scarpette ogni anno per cui non spende meno di 100 euro, porta sempre con se mp3 e borraccia, meno spesso Gps e telefonino, non partecipa a più di 5 gare all'anno, preferisce la mezza maratona, in particolare la Ostia-Roma e la Stramilano, anche se quelle che ama di più restano quelle di New York, Roma e Venezia, durante le quali fa tratti più o meno lunghi camminando. Corre da solo piuttosto che con un partner, ma lo farebbero con Abebe Bikila o il proprio padre. Il piacere del sesso vince su quello della corsa, che fa anche prima della gara, i suoi brani preferiti sono One degli U2, Born to Run di Springsteen e We will rock you dei Queen (fonte, Runner's World). Fatelo anche in crociera MSC Crociere dedica una crociera alla corsa a bordo di MSC Magnifica. Una vacanza di 9 giorni e 8 notti con partenza il 24 marzo da Venezia e ritorno il 1°aprile, toccando Bari, Rodi, Alessandria d'Egitto, Katakolon in Grecia e Dubrovnik in Croazia. Sulla nave lo staff tecnico di Correre, coordinato da Daniele Menarini, organizza incontri tecnici, allenamento e corse accompagnate nelle soste. STRAMILANO IDENTIKIT DEL RUNNER ITALIANO L'irresistibile 10 km che compie 40 anni Sesso, corsa e rock'n roll dietetici e per il corpo, per viaggi, ristoranti, alberghi e attrezzature. Per marchi come Nike e Adidas si prevede che la divisione Running nei prossimi 4/5 anni sarà il settore più redditizio. L'impatto economico dell'ultima maratona di New York è stato superiore ai 250 milioni di dollari. Ma non solo. Come molte altre maratone, quella di NYC è un'occasione preziosa per la raccolta di fondi a cui partecipano celebrità e attori. Nell'ultima edizione sono stati coinvolti 192 enti di beneficenza. Nei 31 anni di storia, con la maratona di Londra sono stati raccolti e devoluti in beneficenza 450 milioni di sterline (532 milioni di euro). Solo nel 2010 il British Racing Drivers Club ha superato 50 mila sterline, con una media di 1.200 sterline per singolo partecipante anche attraverso meccanismi legati alle scommesse sui tempi di percorrenza. ITALIANE UN PO' PIGRE I runners italiani che fanno le maratone sono poco più di 30 mila, contro gli oltre 60 mila della Francia e i 100 mila della Germania. Eppure abbiamo vinto più volte: dalla maratona olimpica di Atene 2004 a quella di New York. Grandi e piccoli capoluoghi sono interessati sempre di più al fenomeno. Città come Parma, che ha un percorso nella cittadella, Ferrara dove il percorso della maratona si snoda lungo LASCIA DA PARTE ORGOGLIO E AMBIzIONE E ChIEDITI: QUAL È LA MIA VERA AUTONOMIA?
17 marzo 2011suite3. it In occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, dal 17 al 20 marzo prenotando un soggiorno di minimo 3 notti in UNA Hotels & Resorts o UNAWAY Hotels ti offriamo gratis la notte del 17 marzo. Offerta riservata a un numero limitato di camere e non cumulabile con altre promozioni. www.unahotels.it Numero verde - 800 606162 BARI - BENEVENTO - BERGAMO - BIELLA - BOLOGNA - BRESCIA - CATANIA - FIRENZE LODI - MILANO - MODENA - NAPOLI - ROMA - SIRACUSA - VENEZIA - VERSILIA FESTEGGIAMO unaespansione17marzo230x285 21-02-2011 13:25 Pagina 1
38 VINCERE UN MILIONE MARZO 2011 C i sono molti modi per gestire i milioni vinti con la fortuna o ri-spondendo esattamente a uno dei numerosi telequiz che ogni giorno mettono in palio migliaia di gettoni d'oro. Ed è proprio con la gestione economica di un'autentica fortuna che devono fare i conti i fortunati vincitori. Ma a telecamere spente, è arduo formulare una risposta definitiva alla domanda: che farsene di tutti quei gettoni? Un dilemma che a molti piacerebbe affrontare e risolvere, dopo aver cambiato i gettoni in moneta sonante. Già perché le vincite sono in gettoni, per rispetto della legge che disciplina il gioco d'azzardo. La casalinga pavese Michela De Paoli ha appena sbancato il quiz “Chi vuol essere milionario?”, il programma di Canale 5 condotto da Gerry Scotti. In attesa di ricevere la vincita, la disoccupata di lusso ha pensato bene di cercare un impiego. Ha compilato il suo curriculum e l'ha spedito in aziende, via tv e altri media. «Ho approfittato della mia fama momentanea», spiega, «anche perché i tempi di consegna del famoso milione non saranno brevi. Insomma, ho cominciato a gestire la vincita, provando da subito a trarne vantaggio». Risultato? «A questo punto conto di ritirare il bottino del Milionario da assunta in una società per un periodo di prova. Probabilmente in qualità di segretaria. Il mio primo obiettivo è questo: il lavoro». Seguirà la rincorsa di obiettivi di spesa mirati. Più o meno calcolati. Alcuni necessari, altri superflui. Ma quanto si deve aspettare per incassare una vincita milionaria? Il vincitore di un qualsiasi gioco a premi televisivo aspetta fino a 180 giorni. La vincita è soggetta a una ritenuta fiscale del 20%. In più, vengono addebitate minime spese di spedizione. Quindi viene il momento del cambio. Il vincitore si reca presso un banco metalli con in tasca il suo oro 750%. Cioè: per un grammo di peso, si misurano 0,75 grammi di oro puro. Infine l'ex concorrente se ne uscirà con in tasca un guadagno netto, variabile a seconda della quotazione dell'oro (32,39 euro il grammo, a febbraio 2011). Insomma, la signora De Paoli che ha vinto un milione ne perderà per strada un quarto. In soldoni, ha vinto circa 725 mila euro, comunque un bel gruzdi Francesco Vergani PRIMA DI TUTTO UN LAVORO: IL SOGNO PUÒ ATTENDERE Sopra, il film indiano The millionaire, storia di un ragazzo povero che sbanca il telequiz più seguito in India. In piccolo, la casalinga pavese Michela De Paoli: in attesa della vincita, ha sfruttato la notorietà per trovare un posto da segretaria. telequiz E VIVERE FELICI Risposta esatta! Poi l'attesa, seguita dal cambio dei gettoni in moneta sonante. Infine, la gestione dei soldi. Piccole storie di grandi vincitori
Il ruolo di Ravano Green Power come punto di riferimento nel fotovoltaico poggia su solide basi: più di 15 anni di esperienza nella costruzione di centrali da fonti rinnovabili, 10MW di centrali di proprietà e 20MW di impianti fotovoltaici realizzati per terzi. Una realtà consolidata, che ci garantisce come EPC Contractor altamente qualifi cati e bancabili, tanto da essere riconosciuti dai più prestigiosi Istituti di Credito. Realizziamo impianti fotovoltaici per chi come noi ha deciso di investire in questa tecnologia, sia su copertura sia su terreni in tutta Italia, garantendo i rendimenti attesi minimizzando i rischi. UN RENDIMENTO CHIARO COME IL SOLE. Investire nel fotovoltaico? Chiedete a noi che siamo i primi a crederci. TIR 5% 10% 15% 20% 5 10 15 20 ANNI * * ta ss o in te rn o di re n di m en to su le va fin an zia ria Immagine: centrale da 1,45 MWp Sicilia (TP ) Main Partner del Road Show: FOTOVOLTAICO 20112013 TORINO 10/02 MILANO 24/02 ANCONA 10/03 ROMA 07/04 w w w. r a v a n o g p . c o m Numero Verde 800.050.771
68 MARZO 2011 talenti Scienziati precari quindi, compresi i team leader e i direttori. «È un inquadramento diffuso in altre istituzioni internazionali. Io non dico che sia IL metodo: è UN metodo, un'offerta in una rosa di scelte che un Paese avanzato può dare ai suoi giovani ricercatori». Pensate quindi a neolaureati con una specializzazione che fanno un pezzo della loro carriera con voi? «Da noi c'è un turnover molto elevato. Abbiamo una storia troppo breve, 5 anni, per fare statistica, ma non è che uno arriva neolaureato e si ferma qui finché diventa direttore. Più probabilmente si ferma per 5-10 anni e poi trova altri sbocchi. Più o meno quello che succede al Max Planck e altri istituti simili. Rispetto all'università, che ha il compito fondamentale di formare gli studenti, è normale che un istituto di ricerca abbia più ricambio. È interessante che ci sia anche questa possibilità in Italia. Aumenta la scelta. E per uno straniero, o un ricercatore molto giovane, un contratto di 5 anni è molto adatto». Voi fate ricerca con un occhio alle applicazioni a medio termine: non proprio ricerca applicata, ma nemmeno ricerca di base. È un orizzonte che può accendere la fantasia di un brillante laureato in cerca di un posto di lavoro? «Prendiamo la robotica: il robottino umanoide è quasi una scusa, una palestra dove fare ricerca nei campi più disparati: dalla pelle artificiale alle tecnologie cognitive, ai materiali, alle celle solari di nuova generazione. Il bambino robot iCub è il fiore all'occhiello del nostro istituto. Ed è un vero bambino meccanico che impara a muovere oggetti, riconoscerli, fare scelte. È impressionante vedere un robot grande come un bambino piccolo fare progressi, imparare compiti sempre più complessi. Lei parlava di fantasia, di visione: pensi che nei prossimi quindici, vent'anni i robot saranno compagni e compagne della nostra vita, potremo comperarli nelle concessionarie come facciamo oggi con le utilitarie. E una volta che avremo il robottino in casa, comprargli delle App come facciamo oggi col cellulare per fargli fare quel che serve, dal cuoco al giardiniere. A noi interessa non solo la parte cognitiva, il software, ma anche la parte corpo; già oggi iCub è abbastanza atletico. In futuro, grazie a polimeri di nuova concezione, diventerà soffice, senza motori e fili d'acciaio. Una sfida bellissima, e l'Iit è posizionato molto, ma molto bene nel settore». Secondo lei, nell'epoca della globalizzazione, la scienza può essere “esternalizzata” in Paesi dove far ricerca costa meno, come si fa per la produzione industriale? «Non scherziamo, la ricerca va fatta qui, nel nostro Paese. Prendiamo la robotica: siamo al top nel mondo, e ciò anche grazie al fatto che abbiamo fatto grandi investimenti in tempi rapidi: come dicevamo, il segreto è avere risorse ed essere veloci. Facendo tutto in 48 mesi, scegliendo le persone nel modo opportuno, noi italiani riusciamo a essere all'avanguardia, esattamente come gli americani, i tedeschi e i giapponesi». Che consiglio darebbe a uno studente che voglia intraprendere la carriera scientifica? «Studiare come un matto e cercare di capire qual è lo stato dell'arte internazionale nel suo settore. È fondamentale non chiudere il proprio orizzonte culturale a quel che si è abituati. Anche se si ha la fortuna di nascere in un posto dove c'è un istituto di assoluta eccellenza, è bene muoversi e vedere cosa si fa nel mondo». ai giovani dico: «studiate come matti e non fermatevi mai. e guardate sempre cosa fanno all'estero» 100 MILIONI, 700 PERSONE, CONTRATTI DI CINQUE ANNI E STIPENDIO VARIABILE L'istituto genovese occupa un complesso dove un tempo si depositavano le dichiarazioni dei redditi cartacee, diventato inutile con la digitalizzazione. Ha una dotazione di 100 milioni e occupa 700 persone, tipicamente con contratti a progetto quinquennali. L'età media è molto bassa: ci sono oltre 400 giovani ricercatori tra dottorandi e postdottorati.
64 MARZO 2011 vrebbe allora essere trasportato per ben 6.000 miglia in più (con straordinario incremento dei costi), per raggiungere i porti europei. La partita per evitare la destabilizzazione dell'intero Medio Oriente si gioca nel suo centro politico e geografico, che è l'Egitto, il grande magnate delle comunicazioni egiziano copto Neguib Sawiris, che controlla il colosso Orascom e la italiana Wind (e che ha partecipato in prima persona alle frenetiche trattative con il vice presidente Omar Suleiman, nei giorni più roventi della crisi egiziana), ha suggerito che Usa, Europa e Paesi del Golfo lancino un grande Piano Marshall. È una definizione esatta: perché, come fu fatto dagli Usa nel dopoguerra, il punto non è dare prova agli egiziani di generosità o di “aiuti”, ma investire consistenti (ma neanche enormi) capitali in alcuni asset economici mediorientali che possono non solo offrire sbocchi occupazionali e reddito a tanti giovani laureati o diplomati arabi disoccupati, ma soprattutto far comprendere ai popoli arabi che la sola prospettiva che hanno è quella di raccordarsi saldamente e profondamente all'Occidente. Sawiris non è entrato nel merito della articolazione di questo Piano Marshall, che dovrebbe provvedere alla fornitura rapida di grandi quantità di grano, la cui lievitazione di prezzo dell'11% ha concorso allo scatenamento della protesta (il 20% degli egiziani vive sotto la soglia di povertà, un altro 20% giusto al di sopra, mentre ben il 40-60% del reddito viene impiegato per gli alimenti la cui inflazione è stata alla fine del 2010 del 20%). Da tempo, inoltre, Boutros Ghali, ex segretario generale dell'Onu, ha indicato come prioritario per l'Egitto l'investimento nell'acqua. È l'asse dell'intera civiltà egiziana da 4.000 anni a questa parte, che oggi si presenta con caratteristiche del tutto diverse dal passato. Il sunto della proposta di Boutros Ghali parte dalla constatazione che gli egiziani dispongono solo del 5-6% del territorio nazionale per vivere, a causa della aridità del suolo, che in buona parte sarebbe fertile se irrigato. Sono già stati individuati, ma non ancora sufficientemente finanziati, alcuni mega progetti per fertilizzare nuove superfici del territorio egiziano, non solo per la coltivazione (a partire dal grano, per diminuirne le importazioni), ma anche per moltiplicare i centri turistici nel Mar Rosso e nel Sinai (il turismo oggi concorre per l'11% al Pil nazionale). FINO DAI TEMPI DI MOSÈ Il primo progetto, già in corso di costruzione dal 1997 con l'apporto di imprese italiane, è l'acquedotto al Salam: largo ben 28 metri, preleva acqua dal Nilo, attraversa nel sottosuolo il Canale di Suez e la porta nel Sinai, per fertilizzarlo. La fertilizzazione di parti del confinante Negev israeliano potrebbe trovare un corrispettivo di là dalla frontiera, stimolando peraltro la comunicazione delle straordinarie tecniche israeliane di irrigazione dei deserti e una collaborazione foriera di ben altri sviluppi sul piano politico. Il secondo progetto riguarda un acquedotto che parta dal Lago Nasser (dalla diga di Assuan) e porti l'acqua a nord ovest, nella immensa depressione di Quetta, ai confini della Libia. Il terzo progetto riguarda le iniziative per la purificazione e il riutilizzo delle acque reflue da usi civili, industriali e agricoli. Oggi l'Egitto riversa nel Nilo il 50% delle acque inquinate e ben il 73% delle industrie pubbliche e private getta i propri scarichi nel Nilo senza alcun trattamento. Il fiume riceve ogni anno 549 milioni di metri cubi di scarichi industriali e 23,4 miliardi di metri cubi di scarichi agricoli. E l'inquinamento procura danni per 14,8 miliardi di sterline egiziane all'anno. PAROLA D'ORDINE: EVITARE A TUTTI I COSTI IL CAOS Neguib Sawiris, il magnate copto che ha in mano le comunicazioni egiziane e che controlla il colosso Orascom e la nostra Wind, per risollevare le sorti dell'economia egiziana ha proposto un nuovo Piano Marshall europeo. Sotto, l'ex segretario generale dell'Onu, Boutros Ghali: ha indicato come prioritari per il Paese gli investimenti nel settore idrico. Grano e piani di irriGazione per fare rinascere l'eGitto rivoluzioni in tunisia eni ha più volte dichiarato, anche per voce del suo ad paolo scaroni, l'intenzione di investire 500 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Un sostegno ribadito anche dal ministro franco frattini nell'incontro con il ministro dell'industria e della tecnologia tunisino, afif chelbi. AZIENDE ITALIANE NEL MAGHREB L'Italia può fare di più ZONA DI COMPETENZA: Libia, Egitto, Tunisia CANTIERI ATTUALI: Opere di miglioramento della rete ferroviaria libica ed egiziana. Commesse anche nel settore della sicurezza e nel comparto elettrico tunisino. INVESTIMENTI: 1,3 miliardi di euro finmeccanica eni ZONA DI COMPETENZA Libia, Egitto, Tunisia e Algeria, CANTIERI ATTUALI: Costruzione di quattro nuovi pozzi petroliferi in Egitto entro il 2013. Piano da 500 milioni di dollari in Tunisia nel prossimo triennio. INVESTIMENTI: 50 miliardi di dollari negli ultimi 60 anni impreGilo ZONA DI COMPETENZA: Libia CANTIERI ATTUALI: Opere di urbanizzazione e creazione di una Conference Hall a Tripoli, oltre alla realizzazione di tre poli universitari nelle città di Misuratah, Tarhunah e Zliten. INVESTIMENTI: 1 miliardo di euro
56 MARZO 2011 alberghi STESSA CAMERA, STESSO GIORNO, COSTO DIVERSO Sopra, la terrazza con piscina che domina Venezia del Molino Stucky Hilton. Tutti gli alberghi che aderiscono all'iniziativa “Any Weekend, Anywhere” offrono uno sconto del 50% sulla camera per il fine settimana. Conoscere il prezzo reale di una camera d'hotel è quasi impos-sibile. Niente è più sfuggente delle tariffe alberghiere, e niente fa sentire più sprovveduti quando si scopre che una tesserina, un numero verde, un sito internet differente, un diverso interlocutore avrebbero decurtato di molto - anche del 70 per cento - il costo di una notte trascorsa fuori casa. In un regime di liberalizzazione dei prezzi come quello attuale, con in più una serie di regole che variano da Paese a Paese, non esiste soltanto una tariffa di alta o bassa stagione per la stessa camera. Il prezzo di una stanza oggi dipende da decine di fattori, tra cui cinque parametri fondamentali: località, categoria dell'hotel, date, disponibilità della camera e, a parità delle voci elencate, il sistema utilizzato per prenotare. Ma non basta. All'interno di ciascun parametro entrano in gioco anche un'infinità di variabili secondarie, che si influenzano tra loro e alla fine concorrono a stabilire il prezzo di una camera. Questa flessibilità estesa ha il suo lato positivo sia per l'albergatore sia per il cliente, perché permette di proporre, e di trovare, la tariffa migliore durante l'intero anno, adeguando l'offerta alla domanda. Come già da anni fanno anche le compagnie aeree low cost, con le quali si può viaggiare sullo stesso aereo e sullo stesso sedile, nello stesso giorno a 9,90 euro oppure a 159 o a 350 euro. L'importante è conoscere le regole del gioco. Poche, semplici regole e qualdi Stefano PaSSaquindici Tra offerte speciali, pacchetti, carte fedeltà e soft opening, la stessa notte in una camera d'hotel può costare fino al 70% in meno. E non sempre lo sconto più forte si trova col computer. A volte infatti basta una telefonata e... I PREZZI PIÙ BASSI LI TROVI SU INTERNET. O NO?
3 MARZO 2011 in my humble opinion E va bene, stracciatemi la patente. Lo confesso: proprio mentre il Comune di Milano stava pensando di limi-tare a 70 all'ora la velocità in Tangenziale per abbattere l'inquinamento, io sono sfrecciato davanti alla Prefettura a 110 all'ora, in pieno centro in un pomeriggio d'inverno qualunque. E senza giustificazioni: non ero sbronzo (giuro), non stavo correndo dal veterinario con in braccio un micio agonizzante, non avevo accanto una bionda da schianto su cui provare a far colpo. A mia discolpa devo dire che l'ho fatto nel silenzio più perfetto. Swishh… niente gomme che fischiavano, niente motore ruggente né tantomeno scappamento spetazzante. Il fatto è che ero al volante di una favolosa spider rossa, una Tesla, che è poi la prima auto elettrica messa in vendita in Italia. Due posti secchi su telaio Lotus, accreditata per 210 kmh, un tempo di accelerazione di 3,7 secondi da 0 a 100 (roba da Ferrari, per capirci) e un'autonomia di 340 chilometri (dichiarata, ma foss'anche la metà mica sarebbe male). Insomma, ero lì fermo al rosso di corso Monforte e mi è scattata la voglia di provare se almeno uno di quei numeri poteva essere vero. Al verde, giù a chiodo. Mi sono bastati meno di 60 metri per capire che almeno i valori dello sprint sono veri eccome. Sarà un mio pallino, ma a me le auto elettriche piacciono proprio. Mi piace l'idea di potermi muovere inquinando poco o niente, tant'è che lo scorso anno ho spinto perché Espansione organizzasse “Una scossa alla città”, un evento che aveva visto a confronto per la prima volta sul tema dell'auto a impatto zero i rappresentanti della politica, dell'industria automobilistica e i vertici delle utilities elettriche. Il titolo giusto sarebbe dovuto essere “2010, l'alba dell'auto elettrica”, dato che il primo modello davvero dal concessionario è arrivato solo adesso. Modello, tra l'altro, non proprio alla portata di tutti visto che per mettersi una Tesla nel box ci vogliono 100 mila euro (ma se calcoliamo il cosiddetto “cost of ownership” su 100 mila chilometri, alla fin fine è quasi un affare). Quest'anno ci riproviamo, appuntamento il 29 di giugno. Infatti quasi tutte le personalità coinvolte ci hanno chiesto di farne un appuntamento annuale che accompagni - e che contribuisca a spingere - il cammino dell'auto “pulita, silenziosa, ed educata”, com'era stata definita nel nostro sondaggio su un campione di mille automobilisti italiani. Per chi AUTODENUNCIA silenziosa, pulita, educata il 29 giugno torna a Milano «una scossa alla città» di marco gatti si fosse perso il numero del giugno 2010, ricordo solo un dato: due italiani su tre si dichiaravano pronti ad acquistare anche subito l'auto elettrica. Tra questi, il 63% la vorrebbe «per inquinare meno», mentre il risparmio viene molto dopo, citato solo dal 18% del campione. L'anno scorso, fuori dal Piccolo Teatro eravamo riusciti a radunare solo tre modelli di vere auto elettriche. Ma nel giugno prossimo sono sicuro che potremo offrire ai lettori la possibilità di ammirare e testare un numero di mezzi ben superiore. Le cose infatti si stanno muovendo in fretta: l'Authority ha già cambiato le regole del mercato elettrico, consentendo tariffe flat e doppio contatore per fare il pieno di elettroni nel box di casa. Grandi case come Renault, che sul settore ha puntato 4 miliardi, entro l'autunno presenterà la prima famiglia di auto a emissioni zero. Sulla Chevrolet Volt (in Europa, Opel Ampera), General Motors ha annunciato un investimento di un miliardo di dollari. Honda conta di vendere entro il 2012 mezzo milione delle sue ibride plugin, che si ricaricano in garage: la tecnologia nata per la Insight (brutta copia della Toyota Prius) è già migrata sulla sportiva CR-Z e sulla compatta Jazz. Insomma i modelli sono in arrivo un po' dappertutto - Cina in testa - molti Paesi stanno lavorando alle infrastrutture di ricarica (leggi colonnine a cui attaccare la spina), in Italia Enel e A2A stanno cominciando a investirci e qualcuno già intravede l'affare. Basti dire che il giorno della quotazione l'americana Tesla ha raccolto in Borsa più di 200 milioni di dollari. Certo, da noi manca ancora un tavolo istituzionale che affronti le questioni cruciali delle infrastrutture e degli incentivi, senza i quali l'auto che non inquina è destinata a rimanere un sogno. E manca soprattutto un'agenda per lo sviluppo della mobilità sostenibile che lanci tutto l'indotto, dove la parola chiave è “agenda”, ovvero qualcosa che ai princìpi unisca delle date certe. Nel frattempo, io nel centro di Milano continuerò a muovermi a impatto zero. Cioè a piedi o in bicicletta (e a 20 all'ora): da solo, di più non ce la faccio. gatti@newspapermilano.it
76 speciale energia Produrre energia rinnovabile a impatto zero è una possibilità concreta se si parla di Biogas. Una fonte che, mentre risolve il problema dei sottoprodotti animali e vegetali, crea una forte collaborazione e sinergia tra il mondo agricolo e industriale. SEBIGAS, costituita nel febbraio del 2008 da Seci Energia - Gruppo Industriale Maccaferri - è una società specializzata nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti a biogas oltre a essere un vero e proprio produttore di energia, leader in Italia per la realizzazione di impianti per la produzione di biogas da digestione anaerobica finalizzati alla produzione naturale di metano. A titolo esemplificativo, con un metro cubo di biogas è possibile produrre circa 1,8-2,2 kWh di energia elettrica e circa 2-3 kWh di energia termica; i digestori, poi, possono trattare colture energetiche (cereali, colza, girasole, foraggi), residui di coltura (foglie e colletti di bietola, stocchi di mais, paglia, frutta, vegetali e foraggi di scarsa qualità), liquami e letami, acque reflue dell'agro-industria, bucce di pomodoro, vinacce, sanse di oliva, scarti di macellazione, siero di latte e suoi derivati. Un'operazione molto vantaggiosa anche sul fronte Il biogas italiano a impatto zero economico: l'agricoltore in media rientra, infatti, dall'investimento in appena 4-5 anni e SEBIGAS è anche disponibile a creare apposite società di scopo, facilitando il reperimento delle risorse finanziarie e il rapporto con le banche. Nonché - oltre a progettare e realizzare impianti “chiavi in mano” per aziende agricole e zootecniche - offrire un servizio di assistenza completo ed efficiente che permette di massimizzare la resa degli investimenti. «La tecnologia dei nostri impianti», sottolinea Oreste Tasso, amministratore delegato di SEBIGAS, «realizza a tutti gli effetti una nuova soluzione in grado di prospettare benefici economici e ambientali al comparto agro-caseario, più in generale avvicinando ulteriormente il comparto dell'agroindustria al mondo della produzione di energia da fonti rinnovabili». SEBIGAS tore mondiale di gas serra, superando gli Usa, e hanno inquinato l'aria delle loro principali città a livelli insopportabili, con conseguenze sulla salute di milioni di cinesi. E così adesso per Pechino è stato varato un progetto quasi fantascientifico, che prevede di convogliare tutto il traffico automobilistico (già oggi sono 5 milioni le auto che circolano in città, destinate secondo le previsioni a raddoppiare entro il 2015) in tunnel sotterranei. Sarà potenziato il metrò e in superficie potranno circolare solo mezzi pubblici e privati elettrici, oltre ovviamente biciclette e risciò (se ancora esisteranno). L'Europa, in fatto di normative vincolanti per gli Stati membri finalizzate al taglio delle emissioni e di sviluppo delle tecnologie rinnovabili, è sempre stata la prima della classe e può contare su una competitiva industria (con la Germania in testa) del settore. Con l'amministrazione Obama, gli Usa hanno voltato pagina e incrementato gli investimenti a favore della sostenibilità. E pure la Russia, che di energia da fonti fossili ne possiede parecchia (è il primo produttore mondiale di gas e il secondo di petrolio) ma ne spreca anche tanta, ha deciso di cambiare registro. Ha varato un piano decennale per l'efficienza energetica, finanziato con circa 220 miliardi di euro. Ha in corso la costruzione della sua prima centrale fotovoltaica da 13 MW sul Mar Nero. Ha stipulato accordi con partner europei, tra cui Enel, per progetti comuni sulle energie rinnovabili, sta investendo nel biofuel ed entrando nel mercato delle auto ibride. Infine ha annunciato lo studio di un'auto elettrica a basso costo. La crescita impressionante e veloce dell'economia verde è confermata dagli ultimi dati sugli investimenti per le rinnovabili, che già nel 2009 avevano superato quelli delle energie convenzionali. Come emerge dal rapporto Bloomberg News Energy Finance, che quantifica in 243 miliardi di dollari gli investimenti mondiali 2010 (+30% sul 2009). Cifre importanti, soprattutto se paragonate a quelle di soli 4 anni RISORSE ORGANIZZATE Oreste Tasso, amministratore delegato di Sebigas.
63 MARZO 2011 veniva accettata e subìta è apparsa all'improvviso intollerabile e la si è collettivamente rifiutata, nonostante una durissima repressione iniziale. Questo, se si esaminano gli avvenimenti dal punto di vista della sponda sud del Mediterraneo. Se però assumiamo il nostro punto di vista, di europei, cittadini di Paesi che con il Maghreb e il Makresh hanno un grande interscambio non solo economico ma anche sociale (82.064 sono gli immigrati egiziani registrati in Italia e 103.678 i tunisini), non possiamo limitarci alle analisi. Dobbiamo anche porci domande urgenti. La più ovvia a cui dare una risposta è: possibile che queste rivolte portino al potere dei partiti islamisti che diventino elemento di profonda destabilizzazione (e quindi anche di turbativa di mercati), come è accaduto con l'Iran dell'ayatollah Khomeini, che ha destabilizzato l'economia mondiale alla fine degli anni '70 e che destabilizza di nuovo dal 2005 tutta la zona petrolifera del Golfo? La seconda: l'Occidente può prendere dei provvedimenti per ostacolare o addirittura annullare questa prospettiva? La terza questione è: l'Occidente deve solo guardare, affidandosi alle armi della diplomazia o della moral suasion, oppure può intervenire su questi scenari per evitare conseguenze disastrose? La risposta a tutti e tre questi quesiti è positiva ed è chiaro a tutti il rischio di un quadro segnato dal terrorismo, attentati, nuove Intifada a ridosso di quella enorme “giugulare energetica” per l'Europa che è il Canale di Suez e ai confini del più grande deposito energetico del pianeta che sono la penisola Arabica e i Paesi del Golfo. ALLARME PETROLIO! L'attentato dei giorni scorsi ad al Arish al gasdotto egiziano che rifornisce Israele ha ricordato agli analisti le conseguenze gravi per l'economia europea e mondiale che ebbe nel 1967 la chiusura del Canale di Suez a seguito della “guerra dei 6 giorni”. Il contraccolpo sul mercato energetico fu ciclopico e trovò il suo monumento visivo nel varo obbligato di superpetroliere di ben 300.000 tonnellate di portata, le uniche in grado di contenere i costi della circumnavigazione dell'Africa. Il balzo del prezzo del brent nei giorni scorsi oltre quota 100 dollari è un chiaro indicatore di questi timori. Se un domani prossimo, in seguito a tensioni belliche, si richiudesse il Canale, o fosse inaffidabile la sua navigazione, o venisse boicottata e chiusa la SuMed Pipeline che porta il petrolio dal Mar Rosso al Mediterraneo, all'Europa verrebbero a mancare ben 7 milioni di barili al giorno che passano attraverso queste due infrastrutture. Il fabbisogno energetico europeo proveniente dal Medio Oriente dotro buoni (Pil a +5,3% in Egitto nel 2010 e +3,8% in Tunisia), ma in modo disarmonico (l'Egitto, che pure ha il 33% della popolazione contadina, è il più grande importatore al mondo di grano), non pianificato e soprattutto mal ripartito, con la conseguente mancanza di prospettive di impiego - e quindi di dignità - per una enorme fascia di giovani laureati. Ma il fenomeno mette in campo ben altro e ben di più che il reddito o l'occupazione. È evidente che all'improvviso si è verificata una sorta di immensa rottura di faglia ideologica nella società araba che ha provocato un terremoto, aiutata dalla voglia di essere parte attiva della modernità (Internet, Facebook e Twitter ne sono stati il veicolo), rompendo gli schemi sclerotici delle ideologie di regimi definite negli anni Cinquanta, gli anni della decolonizzazione. Di conseguenza, quella passiva obbedienza sociale che sino al giorno prima attivare al più presto un piano marshall europeo per dare ai giovani un'alternativa all'emigrazione PANE, LAVORO E UNA SOCIETÀ PIÙ MODERNA Il terremoto che si sta verificando in questi giorni in molti Paesi arabi della fascia mediterranea, e che potrebbe infiammare anche Paesi fortemente islamici come l'Iran, nasce dalla richiesta di maggiore modernità nei processi economici e sociali. Una necessità non più procastinabile.
34 MARZO 2011 LE FONDATRICI Rosa Leo Servidio, Gaia Catullo, Monica Bonomi, Roberta Nanni e Lucrezia Maniscotti, fondatrici di Sagome Teatro. Come mai un'associazione che si occupa di teatro si è fatta promotrice di un'iniziativa come il concorso Un racconto all'improvviso, patrocinato da Espansione? Le socie di Sagome Teatro (www.sagometeatro.com), artiste consolidate sul territorio milanese, hanno individuato nel mescolarsi delle arti il punto di partenza per inventare e diffondere una concezione di cultura fondata sulla capacità umana di attingere alle proprie risorse creative. Nei momenti di crisi economica, è ancora più importante esprimersi attraverso il lavoro, rendere creativa una professione, trovare spazio per l'espressione; e l'esigenza di comunicare diventa sempre più forte. Si assiste, così, alla riscoperta della cultura come valore da perseguire. Allora… allora si fa un corso di teatro, si sente l'urgenza di imparare il tango e si scrive. Se è vero che in Italia si legge poco, è altresì incontestabile che si scrive molto. La nostra società, però, tenta subito di individuare modelli di riferimento, strutture definite per trasformare esigenza in produzione, e dimentica che il passaggio fondamentale per avere accesso al nuovo sta nell'accettare lo “sconosciuto” anche dentro di sé. Si moltiplicano così le iniziative rivolte agli aspiranti scrittori: corsi di scrittura creativa, seminari sulla drammaturgia, laboratori che dissezionano testi famosi per scoprire i segreti dello scriver bene. Se si tratta semplicemente di pubblicare, le possibilità sono infinite: è sufficiente che l'autore sia disposto a farsi carico dei costi. Del resto questa pratica ha precedenti illustri: Alberto Moravia, Lewis Carroll, Pellegrino Artusi pagarono per la pubblicazione delle proprie opere. Ma oltre alla pubblicazione, c'è poi la distribuzione e la promozione. E allora? Conta più pubblicare o far conoscere e circolare ciò che si è scritto? È stato questo il motore dell'iniziativa di Sagome Teatro: l'esigenza di portare alla luce e condividere la creatività, facendo rete tra le diverse discipline artistiche. MESCOLANZE Teatro, crisi economica e voglia di scrivere la stessa umiltà e la stessa voglia di condividere un momento creativo e divertente. C'è l'insegnante di materie scientifiche con l'ambizione segreta verso quelle umanistiche; l'impiegato comunale che si mette alla prova per la prima volta; il farmacista o l'avvocato alla ricerca di una tregua da formule e codici. Il vincitore, per esempio, è un ingegnere informatico, impiegato in una multinazionale. La vittoria l'ha colto di sorpresa: non aveva più scritto nulla dopo la tesi di laurea. Alla notizia che il suo racconto sarebbe stato oggetto di un'interpretazione a leggio in pubblico, ha commentato: «Voi siete matte!». Tipico esempio di scrittore per caso. La seconda classificata, invece, Fiorenza Sasso, è psicoterapeuta e lavora in ambito socio-educativo e clinico. Proprio lavorando con i bambini e i ragazzi ha preso gusto a raccontare storie, a inventarle per loro; ma la scrittura è una passione antica che spera di riuscire a tradurre in professione. Il premio in palio, la pubblicazione del racconto vincitore su queste pagine, è segno evidente che una seppur piccola speranza di visibilità fosse custodita nel cuore di ognuno dei partecipanti. La formula adottata per lo svolgimento della serata, la condivisione dello stesso spazio fisico nel momento creativo e non nel chiuso della propria stanzetta, il limite di tempo, la possibilità di scegliere se scrivere a mano o su una tastiera, lo spunto comune a tutti ma con possibilità di scelta del soggetto hanno contribuito a creare un clima nuovo di comunicazione e riflessione. Nella Milano che corre, che lavora, che lotta per rinascere e mantenere un primato di produttività è un segnale che è bene non trascurare. creatività ESSErE PUbbLICATI: UNA SPErANzA CUSToDITA NEL CUorE DEI PArTECIPANTI
24 MARZO 2011 BENEFICENZA INGLESE E ITALIANI COL BRACCINO CORTO A Londra di italiani pronti a battersi nella maratona se ne vedono pochi. Il motivo? La maratona della capitale inglese ha come obiettivo principale la raccolta di denaro per opere di beneficenza. Per questo gli organizzatori non accettano concorrenti poco disposti a donare o promuoversi per la raccolta di fondi. in italia partecipano poche donne se si avvicinassero di più, il business crescerebbe tutte le mura, per non parlare del Veneto e della Toscana, è tutto un brulicare di gare podistiche che in media attirano però ancora pochi partecipanti. Cresce anche il numero delle destinazioni dei tour operator specializzati in luoghi dove si svolgono le maratone. «Il direttore del quotidiano il Giornale, Alessandro Sallusti, ha fatto tre maratone con noi. L'onorevole Daniela Santanché tre anni fa ha concluso quella di New York, così come l'onorevole Maurizio Lupi che ne ha corse cinque edizioni», racconta Antonio Baldisserotto fondatore dell'agenzia Terra Mia. «In giro per il mondo si corrono migliaia di maratone. Noi ne seguiamo 40 all'anno, ma solo tre anni fa erano 20, segno che l'entusiasmo per la corsa sta crescendo. Al gesto sportivo aggiungiamo l'appeal delle destinazioni per cui la corsa per il cliente diventa un evento memorabile. Abbiamo clienti che a New York ci sono già stati dieci volte». Ma la metropoli americana non è la sola seguita dai runner italiani: anche Londra, Berlino e, più recentemente, Marrakesh, le isole Svalbard e Capo Nord sono mete su cui puntano anche altri tour operator specializzati come Ovunque Running e Born2run. «All'estero le maratone si sono evolute, puntando anche su altri elementi», dice Marco Marchei, maratoneta olimpionico, direttore di Runner's World e già direttore del giornale specializzato Correre. «Non a caso l'Italia è la nazione più rappresentata alla maratona di New York con 3.500 partecipanti. Da noi la corsa è meno sentita e questo si traduce in minori ritorni economici a livello di indotto. C'è una latitanza diffusa delle concorrenti femminili, la cui partecipazione alle gare è del 15%. Al di là di sporadiche iniziative, come la 5 chilometri non competitiva per sole donne che si affianca alla mezza maratona Scarpa D'Oro di Vigevano, non c'è molto. Un avvicinamento massiccio delle donne a questo sport, oltre a far bene alla loro salute, genererebbe una domanda di servizi e prodotti studiati in base alle esigenze femminili, che in Uk, Germania e Usa muove un business illimitato. Alla maratona di San Diego nel 2010 su 18 mila partecipanti, il 51,5% era donna. Lo stesso anno in Marocco ci sono state due gare femminili a Casablanca e Rabat, rispettivamente con 25 mila e 20 mila partecipanti, alcune delle quali col velo. Per le agenzie di turismo le maratone sono una moda: New York è così spinta che attira non meno di 6 mila italiani tra concorrenti e non. A Londra invece di italiani se ne vedono pochi. Ma il motivo non è la difficoltà della corsa bensì le sue caratteristiche caritatevoli. È l'evento sportivo più importante al mondo per la beneficenza e si lesinano i pettorali a stranieri dal braccino corto». QUANTO COSTA ALLENARSI Gli italiani che partecipano alle maratone in media si allenano tre volte la settimana, per un'oretta. Se corressicorrere TE RR A M IA
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58 MARZO 2011 QUARANTA TARIFFE DIVERSE PER LA STESSA STANZA Internet ha modificato la relazione tra clienti e alberghi, tour operator e agenzie di viaggio. Tanto che nelle grandi catene alberghiere si è fatta strada la figura del revenue manager, in grado di fare il migliore prezzo. A destra, una camera dell'Hotel Artemide di Roma proposto su siti diversi rispettivamente a 125 euro, 170 con colazione a buffet, e 207. amanti del last second? chiamate prima di entrare in hotel: potreste spuntare il prezzo migliore navigando nel sito www.trivago.it per cercare un albergo a quattro o a cinque stelle a milano per la notte del 2 febbraio 2010 ci siamo imbattuti, tra le varie proposte, nel melìa (5 stelle): ebbene, abbiamo trovato confrontate oltre 40 differenti tariffe. si partiva dai 99 euro per due persone proposto da hotels.com ai 199 euro per la stessa camera con la prima colazione proposta da expedia.com (quindi oltre al doppio della prima tariffa) fino ai 249 euro di lastminute.com, dove però l'offerta è su una camera di tipologia “executive”. sempre sullo stesso sito l'hotel artemide di roma (un 4 stelle centrale) viene proposto da hotels.com a 125 euro (stanza doppia piccola senza colazione) mentre la stanza standard con buffet a 170 euro. stessa camera a 207 euro se la prenotazione la si perfeziona con dhr.com. con una differenza quindi di oltre 82 euro. per una fuga romantica, una bella “deluxe room” al park hyatt Vendome di parigi per la notte del 29 gennaio si può trovare (sempre attraverso trivago) a 583 euro compresa la prima colazione, venduta da hoteltravel.com, ma anche a 650 euro (70 euro in più e senza neppure la prima colazione) con la tariffa di hotels.com. prima di prenotare on line, studiate e paragonate tra loro bene tutte le varie offerte e non dimenticate, comunque, di telefonare direttamente alla reception dell'hotel prescelto: potrebbero avere in serbo per voi una tariffa migliore di qualsiasi altra. IL NOSTRO TEST Spendere meno della metà proprio la funzione di analizzare il mercato e le proprie risorse ed elaborare il miglior prezzo da applicare. Ma non basta abbassare i prezzi per avere successo. Se alla base non c'è un prodotto valido, nell'arco di sei mesi al massimo si resta tagliati fuori dal mercato di internet proprio grazie all'amplificazione mediatica che questo strumento crea. Il passaparola, che prima avveniva solo tra conoscenti e amici, oggi corre veloce. Anzi velocissimo. Basta un click. Questa è una delle motivazioni che ha spinto alla creazione di portali specializzati in comparazione di prezzi e qualità del prodotto, mediante le recensioni lasciate dagli ospiti degli alberghi! Dunque cosa deve fare un ospite per prenotare sul web il proprio soggiorno, pensando di aver scelto il meglio in quel momento? Prima di tutto visitare alcuni portali di comparazione di prezzi e di feedback come www.hotelscomparison.com; www.tripadvisor.it; www.trivago.it (ottimo perché per i feedback dei clienti offreun aggregato di più portali in maniera chiara); www.hotelsfastcompare.com; www.trustyou.com (comparatore di feedback). Quindi, dopo aver scelto il potenziale albergo, andare sul sito ufficiale dello stesso, dove un accorto albergatore offrirà dei plus, delle condizioni più vantaggiose o addirittura un prezzo più basso. Naturalmente una condizione necessaria è quella di prenotare il prima possibile: ormai buona parte delle strutture offre una tariffa di early booking con almeno il 10% in meno su un anticipo di almeno 21 giorni. È utile anche scaricare le applicazioni dei vari portali sul proprio smartphone. Questo è uno dei punti chiave del marketing di questi anni: conviene sempre prenotare molto in anticipo, ma arrivati a destinazione, ricontrollare la tariffa proposta dalla struttura: se non si è scelta una tariffa non rimborsabile, è sempre possibile cancellare la prenotazione fatta prima e rifarne un'altra se la tariffa è più conveniente in last-minute o addirittura in last-second. Se si vuole prenotare solo l'albergo, è consigliabile dare una occhiata a booking.com (il portale preferito dagli albergatori) sia per l'affidabilità delle recensioni sia per i livelli di commissioni più basse. «Se invece si deve prenotare volo + hotel», prosegue Giandomenico Marino, «è consigliabile consultare il sito di Expedia. Sulle tariffe combinate molto spesso riesce a offrire dei vantaggi economici non indifferenti». Utile è tenersi aggiornati sulle inaugurazioni (o soft opening) o sulle ristrutturazioni di alberghi: casi in cui si riescono a ottenere ottime tariffe come è accaduto lo scorso dicembre in piena alta stagione al Au Coeur des Neiges di Courmayeur (-20%); all'Alpina Dolomites Gardena di Alpe di Siusi (- 25%) o al Sofitel Stephansdom di Vienna (-30%). Ovviamente più che i piccoli hotel a conduzione familiare, sono soprattutto le grandi catene alberghiere a utilizzare i più moderni programmi di prenotazione e le politiche commerciali più aggressive su internet. Con anche qualche eccezione. «Noi di Hilton Worldwide», racconta Francesco Sostero, direttore marketing Italia della catena, «preferiamo cercare di fare chiarezza nella giungla delle tariffe a partire proprio dal nostro sito internet: una sola tariffa per ogni tipologia di camera. Ma anche offerte chiareecerte come quella valida in tutti i weekend dell'anno in tutti i nostri alberghi aderenti all'iniziativa Any Weekend, Anywhere con lo sconto del 50% sulla camera. Tendiamo, inoltre, ad agevolare i soci della nostra fidelity card Hilton Honors che ottengono grandi vantaggi e consentono di accumulare punti da utilizzare anche per pagare lo stesso conto dell'hotel». Molto corretti anche al Principe di Savoia di Milano, della catena Dorchester Collection, una delle icone della città, dove le tariffe proposte dal ricevimento dell'hotel al quale abbiamo chiesto(vedi box a lato) una matrimoniale per il 2 febbraio sono esattamente quelle (molto scontate perché c'è molta disponibilità) che si trovano sui vari siti internet, come per esempio www.volagratis.it o www.venere.it. alberghi
35 MARZO 2011 trovate La musica (preferibilmente classica) fa bene allo spirito e alla produzione di alcuni alimenti: latte, uova, piante. I giapponesi la usano contro la calvizie. E contro i ladri... La musica fa bene anche all'eco-nomia. Riempie le tasche dei commercianti, tutela le casse dei grandi magazzini e spesso fa lievitare i conti delle multinazionali, e non solo discografiche. E quando i mercati fanno crac, un «bell'allegro ma non troppo» può esorcizzare la paura e far dimenticare per un istante i guai a chi ha perso in Borsa. Provocazioni musicofile? Niente affatto. A dimostrare queste tesi, da qualche tempo spuntano qua e là casi di successi imprenditoriali, curiose invenzioni e scoperte legate al rapporto tra i suoni e i loro effetti sul mondo. Sinfonie usate nella lotta contro i ladri, compact disc studiati per frenare la calvizie, suoni dolci e rilassanti che fanno moltiplicare più velocemente le carpe d'allevamento. E ancora, il classico dei classici: massicce dosi di andanti barocchi nelle stalle per favorire la produzione del latte. Insomma, l'elenco dei benefici portati dai suoni organizzati si sta allungando, anche in settori che fino a ieri sembravano lontani anni luce da strumenti e pentagrammi. In tutto questo, la fase del fai da te è diventato un lontano ricordo, lasciando il campo a teorie, ricerche e risultati su come certe vibrazioni possono influenzare uomini, animali e vegetali. La musica aumenta per esempio la clorofilla, l'efficienza nello scambio gassoso e la velocità di crescita delle piante. Gli esempi non mancano. Carlo Cignozzi, noto ex avvocato milanese ritiratosi in Toscana, produce Brunello a Montalcino a suon di arie mozartiane. Con il suo recente libro autobiografico L'uomo che sussurra alle vigne (vedi box) ha riportato alla ribalta la musica, i suoi miracoli e le sue applicazioni extraculturali. «Per i miei studi sull'uva», spiega, «ho coinvolto ricercatori universitari. Dopo il boom mediatico, ai miei sistemi di coltivazione si è interessato il guru dei diffusori acustici, mister Amar Bose, fondatore dell'omonima corporation, che ha deciso di finanziarmi. E, cosa ancora più importante, di fornirmi gli strumenti più adatti alla musica per le vigne». Interessanti gli studi dell'ateneo fiorentino, che ha messo in campo i suoi esperti per «valutare l'effetto delle onde sonore a diversa frequenza e intensità sulla crescita di piante di “Vitis Vinifera” (test pure su viti di Sangiovese sottoposte a stress musicale 24 ore al giorno per un anno). Risultati se non da guinness, poco ci manca. La relazione, detta in soldoni, racconta di una vendemmia in cui sono state separate le uve trattate con il suono e senza suono. Le prime, secondo il parere degli esperti, erano maturate prima, pronte per l'uso. Prosit. «La musica come antidoto al caos dei di LUCA PAVANEL CLOROFILLA E SETTE NOTE In grande, l'avvocato Carlo Cignozzi. La musica favorisce la fotosintesi e fa crescere meglio le piante. QUESTO VINO SA DI MOZART
81 re spetta al fotovoltaico. Le stime del GSE (il Gestore dei servizi energetici) indicano in 3mila MW, su 150mila impianti, la potenza complessiva della generazione solare. Il che si traduce in un incremento del 160% sulla potenza entrata in esercizio nel 2009 (711 MW). Se poi si considerano le comunicazioni ricevute dal GSE entro fine dello scorso dicembre (e quindi ammesse agli incentivi 2010) per ulteriori 55mila impianti e 4mila MW di potenza, la cifra relativa alla potenza, anche se non tutti gli impianti sono ancora collegati alla rete elettrica, salirebbe a 7mila MW su 200mila impianti. E quindi, secondo le previsioni del GSE, già nel corso di quest'anno potrebbe essere raggiunto l'obiettivo fissato al 2020 di 8mila MW, previsto per il fotovoltaico dal Piano di azione nazionale delle rinnovabili. Segna invece una battuta d'arresto l'eolico. La potenza aggiuntiva installata nel 2010 è stata di 950 MW: -15% sull'anno precedente. Una flessione che, secondo gli operatori del settore, potrebbe mettere a rischio il target di 12.680 MW (la potenza attuale è di 5.797 MW) assegnato agli impianti eolici per il 2020. I motivi sono diversi: si fatica a trovare finanziamenti per i nuovi progetti; permangono vuoti normativi (manca ancora la ripartizione tra le Regioni delle quote minime di sviluppo dell'energia rinnovabile); i criteri autorizzatiLa crescita delle energie pulite ha cambiato il settore energetico. Accanto ai protagonisti storici, insieme alle nuove tecnologie sono nate nuove aziende, per lo più piccole, che hanno creato comunque occupazione. Uno spaccato di questa nuova realtà emerge dallo studio affidato dal GSE ad Agici su 128 aziende delle oltre 500 che hanno aderito al progetto “Corrente”, portale del Gestore dei servizi energetici che offre supporto alle imprese del comparto per promuoverne crescita e competitività, tecnologica e commerciale. Tra gli iscritti, sono presenti anche le aziende estere che hanno aperto in Italia stabilimenti produttivi. Il fatturato del campione, che conta 46mila addetti, è di oltre 21 miliardi di euro. La maggior parte delle aziende è collocata al Nord ed è di piccola dimensione, con meno di 50 dipendenti e una media di fatturato intorno ai 50 milioni. La maggioranza (87 aziende) è nel business fotovoltaico, 49 nelle biomasse e 47 nell'eolico. Da sottolineare, come segnale positivo, la presenza di 24 imprese che operano in un settore innovativo e di punta come quello del solare termodinamico. Il 61% degli iscritti è inoltre presente in almeno un Paese estero, in prevalenza con filiali commerciali. I mercati preferiti sono quelli europei (occidentali e dell'Est), del Nord Africa e del Medio Oriente. Il principale fattore critico - che mette a rischio la capacità competitiva degli aderenti a “Corrente” nei confronti non solo dei grandi gruppi di Germania, Usa e Giappone ma anche delle imprese emergenti dei Paesi in via di sviluppo, che puntano tutto sui costi bassi - è quello dimensionale. La ricetta indicata dai consulenti Agici per superare questa fragilità è quindi la crescita (attraverso acquisizioni o consorzi) coniugata con l'innovazione tecnologica (su cui si giocherà la competizione futura). I mercati da privilegiare sono quelli dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto mediterranei. E, non da ultimo, perché l'industria italiana del settore si rafforzi e sviluppi occorreranno politiche industriali chiare e di largo respiro. NUOVE REALTÀ Le italiane verdi vi regionali continuano a essere diversi perché molte amministrazioni stanno ritardando l'applicazione delle linee guida nazionali. Infine, tra le cause del rallentamento, almeno secondo Greenpeace, va ricordata la campagna denigratoria di cui sono stati e sono oggetto gli impianti eolici, additati per lo più senza distinzioni come nemici del paesaggio, rovina turismo e infiltrati dalla criminalità organizzata. (ha collaborato Elisabetta Colombo)
FOCUSGastaldi Che il nostro Paese sia la pa-tria del capitalismo familiare, è risaputo. E fin dai tempi del cosiddetto miracolo economico, anni 50-60 del secolo scorso, i guru delle public company ad azionariato diffuso e i maestri del management si sorprendevano della competitività delle aziende di famiglia, prevedendone comunque l'obsolescenza con l'affermarsi di una economia avanzata. Si sbagliavano. Anche nell'era post-industriale, l'85% delle piccole aziende, la spina dorsale del nostro sistema produttivo, resta saldamente in mano a padri e figli. Il modello familiare resiste. Qual è il segreto di questa vitalità? «Non penso ci siano segreti per spiegare il successo delle imprese familiari. E se esiste una ricetta, è una sola: Un successo internazionale a prova di capo famiglia Dall'agenzia marittima di Genova alle spedizioni di container e i trasporti eccezionali. Da 150 anni l'azienda Gastaldi gioca un ruolo importante nell'economia nazionale e locale diventando un punto di riferimento per industrie italiane e imprese straniere Giovanni Cerruti è il presidente di Gastaldi Holding e il responsabile Shipping & Logistic. lavoro, lavoro e poi ancora lavoro», risponde Giovanni Cerruti, presidente del gruppo Gastaldi, che ha compiuto 150 anni di vita, passando di padre in figlio. «Importante, almeno nella nostra storia aziendale, è stata una filosofia condivisa e portata avanti sempre e da tutti noi: la filosofia della correttezza negli affari. La competenza, la solidità finanziaria e imprenditoriale sono importanti, ovviamente. Ma, soprattutto quando si vendono servizi, la serietà, la trasparenza con le altre imprese, i fornitori e i clienti, piccoli o grandi che siano, devono essere alla base di ogni rapporto. Costituiscono un valore aggiunto sul quale si costruisce la fiducia. E senza fiducia si combinano ben pochi affari». Il gruppo Gastaldi - una ventina di società - ha origini liguri e business in tutto il mondo che interessano set-
Nuove vie di comunicazione. Efficienti, sostenibili, integrate. Il Programma Operativo Nazionale Reti e Mobilità, finanziato dall'Italia e dall'Unione Europea, interviene in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia per rendere le vie ferroviarie, stradali, aeree e marittime più semplici, veloci e sostenibili, migliorando i collegamenti tra i mercati del Nord Europa e del Mediterraneo, l'Africa e l'Asia. Perchè l'Europa passa da qui. PROGRAMMA OPERATIVO NAZIONALE 2007-2013 RETI E MOBILITÀ 230x285Espans_PONdic2010.indd 1 13-12-2010 11:45:48
82 MARZO 2011 SE I TASSI SALGONO IN UN'ECONOMIA DEBOLE Nelle settimane scorse l'economia italiana ha fatto registrare un segno di forte vitalità. Anzi, sarebbe meglio dire che nel 2010, mentre i pessimisti si stracciavano le vesti, la base produttiva del Paese si dava lentamente ma inesorabilmente da fare. Il dato è presto detto: l'anno scorso sono nate in Italia più di 70 mila nuove imprese. Si tratta del dato demografico migliore da 4 anni a questa parte. Ovviamente il numero è un saldo dato dalla differenza tra le imprese neonate e quelle defunte. Resta l'elemento positivo, e cioè la vitalità del nostro sistema produttivo. Se si indaga bene all'interno dei numeri, ci si rende anche conto che sta nascendo una buona impresa. Spieghiamoci meglio. Le rilevazioni di Unioncamere (l'ente che fornisce ogni anno questi dati) avrebbero potuto essere influenzate da falsi positivi. Dietro a un'impresa che nasce si sarebbe potuta nascondere semplicemente una partita Iva, costretta ad aprire una posizione autonoma solo perché il titolare ha perso lo status di dipendente. Ma nel 2010 è stato così solo in piccola parte. Bisogna notare inoltre che circa un quinto del nuovo positivo flusso nasce dal contributo dell'immigrazione: che spesso in Italia si crea la propria impresa. Il terreno è dunque molto fertile, ma i rischi sono numerosi. Il più evidente è quello derivante dal comportamento di chi ci governa. Spesso molto lontano dalle imprese, con atteggiamenti non sempre pro market: dalla burocrazia ai controlli, dalle tasse agli adempimenti. Ma a questa variabile interna al sistema economico e produttivo italiano, se ne aggiunge una esterna, sulla quale la politica e gli italiani possono influire molto poco. È la politica monetaria che nei prossimi anni adotterà la Banca centrale europea. In questi ultimi due anni abbiamo assistito al denaro quasi gratis: e per un'impresa questa è roba che conta. Gli investimenti possono essere remunerati con rendimenti non stellari e le posizioni finanziarie passive possono essere gestite con una certa tranquillità. Ma quanto è destinata a durare questa manna monetaria? Poco ancora. Ve lo diciamo subito. E ce lo dice soprattutto Mario Draghi, candidato principe a guidare la Bce (a meno di scherzetti dell'ultima ora dei tedeschi), in una intervista rilasciata, guarda caso, a un quotidiano tedesco. Alla precisa domanda riguardo al possibile effetto negativo dell'innalzamento dei tassi di interesse per quei Paesi la cui crescita economica non è stata florida come quella tedesca, il governatore risponde: «Ai Paesi deboli non serve una crescita di quelle forti, se questa è accompagnata da inflazione. Se le economie deboli non sono cresciute negli anni passati pur in presenza di un tasso di riferimento quasi pari a zero, le ragioni della loro debolezza non sono da ricercare nella politica monetaria, ma altrove. E infine, dopo la crisi il fattore determinante per gli investimenti è il premio al rischio. Se la stabilità dei prezzi è minacciata, un aumento dei tassi di riferimento riduce i premi al rischio: ne beneficiano anche i Paesi a crescita lenta». Traduzione: Draghi sa che i tassi di interesse europei sono destinati presto a crescere e i Paesi come l'Italia che crescono poco non influenzeranno minimamente le scelte di Francoforte. Il rischio è che le nostre imprese dovranno nel prossimo futuro non solo avere la burocrazia più costosa d'Europa, le tasse più alte, gli adempimenti più macchinosi, la giustizia più lenta, ma anche tassi di interesse più alti. http://blog.ilgiornale.it/porro/ contro EditorialE Con l'inflazione dietro l'angolo il governo deve pensare alle imprese Anno 43, n. 3 - Marzo 2011 DIRETTORE RESPONSABILE Marco Gatti REDAZIONE Luca Masali Domenico Megali (coordinamento) GRAFICA Silvio Assi, Barbara Pentrelli Progetto grafico: Silvio Assi SEGRETERIA DI REDAZIONE Franca Iannici HANNO COLLABORATO R. Amaglio, A. Barbangelo, P. Bonora, M. Campini, R. Catania, G. Catullo, M. Catullo, E. Colombo, F.R. Di Biagio, L. Di Palma, C. Forghieri, L. Fumagalli, A. Luongo, R. Maglio, P. Marchi, G.C. Morelli, R. Nanni, C. Panella, S. Passaquindici, L. Pavanel, E. Perugini, N. Porro, B. Secciani, P. Stefanato, T. Tealdi, F. Vergani, D. Zucca. Foto di copertina: nostra rielaborazione su una campagna del Ministero per i Beni Culturali REDAZIONE via G. Negri 4, 20123 Milano tel. 02 7218.717 - fax 02 7218.724 espansione@newspapermilano.it EDITORE Newspaper Milano s.r.l. via G. Negri, 4 - 20123 Milano direzione@newspapermilano.it STAMPA Mondadori Printing s.p.a., Verona DISTRIBUZIONE Press Di srl via Cassanese 224 - 20090 Segrate (MI) Concessionaria per la pubblicità M U L T I M E D I A Arcus Multimedia s.r.l. tel. 02 7218.1 - fax 02 7218.650 michele.gallo@arcusmultimedia.it Milano, Como, Roma Sped. in A.P.- 45% - art 2 comma 20/b legge 662/96 - Verona. Servizio abbonamenti: www.abbonamenti.it o scrivere a: Servizio Abbonati, Casella Postale 97, 25197 Brescia. 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74 speciale energia L'autorevolezza acquisita in 60 anni di esperienza e la completezza dei servizi offerti fanno di IMQ, Istituto Italiano del Marchio di Qualità, la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità e della qualità, punto di riferimento delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. Proprio per rispondere a una crescente sensibilità ambientale delle imprese, che sempre più si pongono obiettivi come la riduzione della CO2, l'efficienza energetica, l'utilizzo di energie alternative, IMQ ha dato vita a un'area di servizi specificamente dedicati, la IMQ-ECO, che, grazie a un network di professionisti specializzati, è in grado di rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione, offrendo servizi quali: LCA Life Cycle Assessment, audit ecologico ed energetico di prodotto/immobili /impianti; Supporto direttiva ERP; Carbon Footprint; Attività di compensazione dei crediti di emissione di CO2 volontari (VER) per interventi di neutralizzazione; Certificazione ISO 14001; Certificazione ISTITUTO ITALIANO DEL MARCHIO DI QUALITÀ Dall'esperienza una sfida alle ecobugie prodotto (es. colonnine per auto elettriche e relative prese). E ancora, per quanto riguarda le energie alternative: Certificazione e testing dei moduli fotovoltaici; Verifica delle installazioni; Qualificazione degli installatori di impianti fotovoltaici; Testing dei prodotti a energie rinnovabili; Supporto per l'accesso alle tariffe incentivanti; Misure di efficienza energetica; Certificazione EN 16001. Fiore all'occhiello di questa attività a 360 gradi sul fronte ambientale ed energetico è senza dubbio la certificazione IMQ-ECO delle asserzioni ambientali, che rappresenta uno strumento di distinzione sul mercato. Il marchio infatti garantisce la veridicità, la misurabilità e la continuità delle caratteristiche ecologiche di un prodotto dichiarate dall'azienda. Uno strumento contro il green-washing, una sfida alle ecobugie che consente alle aziende di certificare la loro qualità e ai consumatori di riconoscere a prima vista i prodotti davvero green. PRODUCE, INQUINA, MA FA CRESCERE L'ENERGIA BUONA La Cina è un Paese a due facce: accelera la produzione di gas serra ma è il primo produttore mondiale di energia fotovoltaica. VALUTARE CONFORMITÀ E QUALITÀ Sessant'anni di esperienza consentono a IMQ di rispondere alle esigenze delle aziende che puntano a sicurezza e sviluppo sostenibile. zona cesarini, alla conferenza di Durban che si terrà il prossimo dicembre. L'emergenza resta planetaria e le conseguenze dei cambiamenti climatici le stiamo pagando un po' tutti, ma le nazioni del pianeta non fanno squadra, divise tra economie avanzate, emergenti e in via di sviluppo; tra chi basa la sua economia sulle fonti fossili, come Russia e Paesi dell'Opec e gli altri che ne sono privi. Ci si divide sulle responsabilità di chi è da almeno due secoli che scarica in atmosfera anidride carbonica in grandi quantità e chi, all'inizio del suo percorso di industrializzazione, lo sta facendo solo da una manciata di decenni. E visto che il tempo di sopravvivenza della CO2 è di un secolo e oltre, è facile individuare quanti sono indicati a risarcire di più. Con queste premesse ampliare a nuovi firmatari un secondo protocollo di Kyoto - che impone obiettivi quantificati, controlli e sanzioni - sarà operazione non semplice. FATICA LA DIPLOMAZIA, AVANZA L'ECONOMIA Ma c'è anche da guardare al bicchiere mezzo pieno. Già, perché nella logica del “business are business”, l'economia verde di passi in avanti ne ha fatti molti e affatto trascurabili. La Cina, nel giro di pochi anni, è diventata il primo produttore mondiale di energia fotovoltaica e sembrerebbe intenzionata a realizzare un sistema interno di permessi di emissione. Stupisce sempre la capacità dei cinesi di porsi obiettivi, sfidanti e sempre nuovi, e realizzarli in tempi brevi. Di certo sono diventati anche il primo produt-
18 MARZO 2011 carnevale Una parata culminata con la rappresentazione di uno dei riti carnascialeschi più antichi: il Volo dell'Angelo che ogni anno si svolge in Piazza San Marco allo scoccare del mezzogiorno della prima domenica di festa, e che decreta ufficialmente l'inizio del Carnevale veneziano. Ma il carnevale non parla solo veneto. Sono almeno 134 infatti gli eventi del genere che si organizzano in Italia prima della Quaresima: basta cercare sul sito www. carnevaleitaliano.it. In testa alla classifica c'è la Sardegna, con un record di venti diverse manifestazioni. Legato a tradizioni pagane prima e religiose poi, e a sberleffi di natura sociale, il carnevale nel corso dei secoli si è trasformato in un appuntamento che attira folle, anche dall'estero. «Secondo l'azienda di promozione turistica di Venezia», dice Giancarlo Zuin di Venezia marketing & eventi, «le ultime due edizioni del carnevale lagunare hanno registrato i maggiori flussi degli ultimi dieci anni, per un totale di un milione di visitatori, con picchi di 150 e 250 mila presenze concentrati nei due weekend centrali, con estimatori provenienti da Francia, Giappone, Stati Uniti, Spagna, Gran Bretagna e Germania». Anche a Viareggio (quest'anno sfilate il 6, l'8 e il 13 marzo, info su www.viareggio.il carnevale.com) le presenze non mancano. Lo scorso anno l'evento è stato seguito da 260 mila persone, con un incasso di 2,260 milioni di euro. 40 MILIONI IN DIECI GIORNI A fronte di questi numeri ci sono macchine organizzative molto collaudate e costose a cui partecipano ogni anno migliaia di volontari. «A Venezia», prosegue Zuin, «l'organizzazione richiede il lavoro di un team di una quarantina di persone per i due mesi precedenti, a cui si aggiungono gli artisti: 300 circa nel 2010, con 60 compagnie teatrali. In grande maggioranza gli eventi sono gratuiti, finanziati con entrate pubbliche (soprattutto Comune e Casinò di Venezia) e in parte da sponsorizzazioni e partnership di privati ed enti locali (la Regione Veneto nelle edizioni 2009 e 2010)». L'organizzazione è impegnativa anche in Versilia. Sono circa 200 le persone coinvolte a Viareggio, tra cassieri e addetti alle porte. Per costruire i 17 carri, divisi tra prima e seconda categoria, sono impegnate altrettante imprese artigiane, oltre a una ventina di capomastri. Ma non basta. Su ogni carro salgono circa 200 persone e per il loro funzionamento sono utilizzati un totale di 150 movimentisti, un vero piccolo esercito di volontari. Nel corso degli anni questi eventi hanno assunto un'importanza sempre maggiore, generando un indotto economico molto interessante, anche se spesso non facilmente quantificabile. Una indagine dell'Associazione veneziana albergatori di un paio di anni fa stimava in 40 milioni di euro l'indotto creato negli 11 giorni dei festeggiamenti: il 24% a beneficio del settore ricettivo, il 38% a vantagBALLI, PIUME E PELLE AL SOLE A Rio ci sono due carnevali: quello dei carri al Sambodromo e quello trasgressivo che si vive per strada a fianco di ballerine in un tripudio di piumaggi. A viAreggio ArrivAno più di 250 milA visitAtori. A veneziA superAno il milione gio di bar e ristoranti, il 28% per negozi e artigiani. Cifre che, sottolinea l'Associazione, oggi potrebbero essere di gran lunga superiori se il 90% dei visitatori non restasse a Venezia solo per un giorno. Secondo la ricerca Sponsor Value®-Cultura e Spettacolo, realizzata lo scorso giugno da StageUp-Sport & Leisure, tra i dieci eventi nazionali più seguiti a livello mediatico il Carnevale di Venezia è al primo posto, con 30,7 milioni di interessati, seguito dal Festivalbar e dalla Mostra internazionale del cinema.
In gennaio è tornato il segno positivo per il mercato dell'usato. I passaggi di proprietà delle quattro ruote, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, hanno totalizzato un +8,8%, mentre le due ruote si sono fermate a un +3,1%. Per ogni 100 auto nuove ne sono state vendute 139 usate. I dati vengono dal bollettino mensile Auto-Trend, l'analisi statistica dell'Aci sui dati del Pra. Le auto eliminate dalla circolazione a gennaio, rispetto allo stesso periodo del 2010, sono state 135.100 (-29,5%), le moto 9.766 (-2,4%). Ogni 100 autovetture nuove ne sono state eliminate 84. CarNext, specializzata nella vendita di veicoli di seconda mano provenienti dalle flotte in noleggio a lungo termine di LeasePlan, fa il punto sulle minivolture - le permute che poi i commercianti venderanno ai clienti finali. Questo mercato in gennaio ha segnato una crescita in volume del 10,75%, arrivando quasi a 365 mila passaggi. Secondo Franco Oltolini di CarNext, «è un confronto che sconta la particolare situazione in cui si trovava il mercato dell'usato un anno fa, ancora compresso dagli incentivi che avevano abbassato i prezzi del nuovo, rendendolo competitivo nei confronti dell'usato. Molti clienti che per motivi economici avrebbero preso un usato hanno preferito acquistare una vettura nuova». E il fatto che due brand premium, Bmw e Mercedes, mostrino dei volumi di usato a gennaio 2011 praticamente in linea con quelli di gennaio 2010 non fa che confermare quanto detto, visto che gli incentivi hanno interessato soprattutto vetture di fascia medio-bassa. Le auto premium sono state toccate poco o affatto e qui il mercato dell'usato risulta oggi su quegli stessi livelli. … E SCENDONO I PREZZI DELLE OCCASIONI Secondo i dati dell'Indice AutoScout24, in gennaio il prezzo medio a ruota libera di pierluigi Bonora Torna la voglia di un'auto usata… ANCHE I RICCHI RISPARMIANO Persino due marchi prestigiosi come Bmw e MercedesBenz in gennaio hanno registrato volumi dell'usato in linea con quelli dello scorso anno, mentre il mercato del nuovo continua a essere in difficoltà. dell'automobile usata ha subito un decremento dello 0,54% rispetto al mese precedente, attestandosi a quota 15.350 euro, in continua discesa da ottobre 2010. Alcuni esempi: Alfa Romeo Spider in crescita sul prezzo medio con un +5,1% su dicembre; svalutazione del 5,8% per Ford Mondeo, molto appetibile per chi è alla ricerca di un'occasione; il marchio Skoda vede impennare le richieste, con un aumento del 39% su dicembre, precedendo Citroën, Ford, Peugeot e Smart; bene Toyota Yaris, che registra il maggior incremento delle richieste: +50% su dicembre. Negli altri 4 posti della top 5 si trovano Ford Fiesta, Volkswagen Touran, Lancia Ypsilon e Volvo V50. Aperte le selezioni dei partecipanti alla quinta edizione del Master sull'Automobile, finalizzato all'inserimento di giovani specialisti nel comparto automobilistico, promosso a Roma da un pool di aziende e curato da Fleet&Mobility. Il percorso formativo, che prenderà il via a fine mese, può contare sulla positiva esperienza delle precedenti edizioni, che hanno visto il 100% degli allievi trovare un'occupazione. «La congiuntura economica sta lentamente migliorando. È il momento giusto per formare nuove risorse qualificate da proporre al settore. «Nel corso dell'anno riceviamo numerose richieste di stage», commenta Pierluigi del Viscovo, direttore di Fleet&Mobility, «e non solo da parte delle aziende Al via il Master sull'automobile, per trovare un lavoro sicuro GLI OPERATORI CI CREDONO Pierluigi del Viscovo, direttore di Fleet&Mobility, ribadisce l'interesse delle aziende verso chi frequenta e supera il master. sostenitrici dell'iniziativa. Anche nell'ultima edizione del Master, prima del termine abbiamo registrato un'assunzione a tempo indeterminato, a testimonianza del forte interesse degli operatori del settore verso giovani risorse preparate». Aziende sponsor dell'iniziativa sono le società di autonoleggio Ald Automotive, Arval, Avis, Leaseplan Italia, Maggiore, la finanziaria Findomestic, LoJack, Nissan Italia e Pirelli, con il patrocinio di Aniasa e Assilea. Previste anche alcune borse di studio a parziale e totale copertura dei costi di iscrizione. Il Master dura otto mesi, di cui quattro in aula, uno dedicato alle ricerche e tre di stage. Il costo, come lo scorso anno, è di 8 mila euro. MARZO 2011 40
19 MARZO 2011 Il quinto posto del Carnevale di Viareggio sta a testimoniare di quanto la domanda di divertimento e cultura cresce anche in tempo di crisi economica. Sempre secondo la stessa ricerca, se l'Italia investisse in cultura quanto mediamente fanno Paesi come Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, gli incassi dell'indotto arriverebbero a 140 miliardi (8% del Pil), con un incremento del 253% rispetto agli attuali 39,7 miliardi. Ma quanto costa partecipare al carnevale? Per Venezia la risposta è semplice, come sottolinea Giancarlo Zuin: «La gratuità dell'evento è una delle spiegazioni per una affluenza così elevata e in progressiva crescita. La costante presenza di una clientela con una più elevata disponibilità economica a eventi privati a pagamento, come il Gran ballo del Doge e quello del Tiepolo, che si svolgono sia in palazzi patrizi sia nei più importanti alberghi della città, è legata all'affermazione internazionale del Carnevale». Per Viareggio i costi per assistere alle sfilate vanno dai 10 cartapesta, gesso, iuta, per la sfilata più famosa VERNICE: 500 KG DI VERNICE PER OGNI CARRO DI I CATEGORIA, 300 KG PER QUELLI DI II CATEGORIA FERRO: 10.000 KG DI FERRO PER I CARRI DI I CATEGORIA, 7.000 KG PER QUELLI I CATEGORIA INFERIORE GESSO: 100 KG PER CARRO IUTA: 50 KG PER CARRO CARTAPESTA: 5.000 KG DI CARTAPESTA PER I CARRI DI I CATEGORIA, 3.000 KG PER QUELLI PIÙ PICCOLI Di carnevali, a rio de Janeiro, ce ne sono due, paralleli. uno si svolge nel sambodromo, dove decine di carri allegorici e migliaia di comparse sfilano sotto le tribune dei vip a ritmo di samba. l'altro si vive per strada, spontaneo, travolgente, trasgressivo, spesso pericoloso. il primo finisce sulle pagine delle cronache patinate, il secondo talvolta in cronaca nera. Volendo, c'è un terzo carnevale, ed è quello che vive l'intera città: per 5 giorni negozi chiusi, uffici chiusi, servizi a singhiozzo, la spensierata paralisi di una metropoli latina che concentra altrove le proprie energie. che il governo, nel 2010, abbia distribuito gratuitamente 55 milioni di preservativi, è eloquente; che però nel 2009 le confezioni fossero state 59 milioni, induce a riflessioni confuse. il sambodromo, un vascone di cemento lungo 700 metri progettato trent'anni fa da oscar Niemeyer, il centotreenne le corbusier brasiliano, ospita per notti intere 12 mesi di lavoro delle scuole di samba, specie di “istituzioni” dove si inventano, si costruiscono, si allestiscono i carri più spettacolari e sorprendenti: dall'esercito di Napoleone alle cattedrali gotiche, dai marziani ai dinosauri, dai transatlantici ai voli interplanetari. attorno s'infiammano ballerini e, soprattutto, ballerine dagli abiti microscopici, in un tripudio di piumaggi, di glutei, di esplosioni corporee. le comparse sono migliaia, bambini, adulti, anziani, portatori di costumi più che persone, ma orgogliosi di avere una loro parte nella storia: tanto che pagano per esserci. la musica e il ritmo, incessanti e infernali, avvolgono l'atmosfera in un'ubriacatura sonora che accompagna quella alcolica. al sambodromo il popolo non c'è. i biglietti sono troppo cari, da 20 fino a 500 dollari. folle smaniose stazionano all'inizio e alla fine dello stadio, assistono alla vestizione, all'ingresso, all'uscita, al disperdersi della sfilata: quello che sta in mezzo, lo spettacolo ufficiale, è un segmento irraggiungibile. lo stesso popolo si riversa nelle strade, fiumane di gente che partecipa alle parate dei poveri, dove le maschere sono più allusive - nasi fallici, seni di gomma - e dove tutto finisce in tappeti di lattine di birra e torrenti di liquami scivolosi. il carnevale di rio coinvolge, secondo le stime delle autorità, 2,5 milioni di persone, attira almeno 700 mila turisti e attiva un giro d'affari stimato in mezzo miliardo di dollari. QUI FRANCIA QUI BRASILE Ma a Rio è un'altra cosa Battaglia a colpi di fiori tra carri e grosses têtes come quello di Viareggio, anche il carnevale di Nizza presenta ogni anno una sfilata di 20 carri creati prendendo spunto dai temi di attualità. a questi si aggiungono 30 «grosses têtes» e 200 elementi d'animazione. ma è per la Battaglia dei fiori, creata per la prima volta nel 1876 da andriot saëtone, che Nizza è diventata famosa, con il lancio di milioni di fiori (tra 80 e 100.000 per ogni carro), l' 85% dei quali prodotti localmente. continua a pag.20 A PROVA DI CALLI Negli 11 giorni di programmazione del Carnevale di Venezia si svolgono più di 300 tra spettacoli di strada, installazioni, mostre, iniziative dedicate alla cultura, al gusto e alla cucina. di Paolo Stefanato DA RITO PAGANO A EVENTO MEDIATICO ED ECONOMICO Su ognuno dei 17 carri che sfilano a Viareggio per quattro weekend salgono fino a 200 figuranti. E per il loro funzionamento lavorano 150 movimentisti, tutti volontari.
Dov'è e qual è il miglior ristorante italiano? Ovviamente a Manhattan e si chiama “Del Posto”, un vero museo dedicato all'eccellenza dell'enogastronomia italiana, costato 13 milioni di dollari tra arredo, tendaggi preziosi e marmi raffinati: tutto made in Italy, s'intende. A incoronare Del Posto è il New York Times che per la prima volta in 36 anni ha premiato un ristorante italiano con le inarrivabili 4 stelle, un onore in precedenza riservato soltanto ad altri sei ristoranti, in parte francesi. Situato nel Meatpacking, quartiere oggi alla moda covo di artisti stravaganti e broker di Wall Street, Del Posto si avvale in cucina di un food artist come Mario Batali, lo chef italoamericano più famoso d'America, una celebrity-star autore di programmi televisivi con rating irraggiungibili e di libri di cucina con milioni di copie vendute. La realizzazione dei piatti, cucina italiana tradizionale, è affidata invece all'executive chef Mark Ladner, unico non italiano del ristorante: per il resto, il management ultra professionale e la proprietà sono italianissimi, così come la lista dei vini, la più completa e ricercata che un ristorante possa offrire sul pianeta. Raffinato ed elegante, così lo descrive il New York Times, un'autorità pari quasi alla guida Michelin. E mentre i ristoranti italiani di questo livello in Italia, come Le Calandre degli Alajmo, La Pergola di Heinz Beck o l'Enoteca Pinchiorri, ci deliziano con piatti unici e rari e costi intorno ai 350 euro a testa (dipende dai vini), da Del Posto i prezzi sono ragionevoli. Anzi, un vero affare per gli amanti della buona cucina. Batali e soci offrono un fix menù a 29 dollari con tre portate (un antipasto, un primo o un secondo e un dolce). Incredibile è il fix menù per il dinner, appena 99 dollari per 4 portate (un antipasto, 2 assaggi di primo, un secondo e un dolce). Se si vuole esagerare c'è il fix menù di 5 portate per 125 dollari. Al conto del pranzo e cena bisogna aggiungere la mancia (almeno 20%), le tasse (l'8%) e i vini a parte: lì si può esagerare, ma bastano 25-30 dollari per un ottimo bicchiere di Barolo o di un Chianti d'annata. Ovviamente bisogna prenotare con diversi giorni d'anticipo a cena, mentre a pranzo con un po' di fortuna si riesce a trovare un tavolo per 2 o 4 persone. Per un party però, nella raffinatissima sala privata che può contenere anche 100 posti, la cosa si complica: bisogna prenotare almeno 2 o 3 mesi prima e non sempre si è fortunati. Il migliore ristorante italiano? È a New York MADE IN USA di gIORgIO C. mORELLI Turisti e studenti un po' squattrinati, uomini d'affari e artisti all'avventura. Vivere o visitare la Grande Mela è ora molto più facile. Basta un colpo di click su LaTuaNewYork.com, il primo sito italoamericano dedicato alla città che non dorme mai, ideato e realizzato da italoamericani che vivono a Milano e da italiani che risiedono a Manhattan. LaTuaNewYork contiene tutte le informazioni possibili e notizie utili per grandi e bambini: dai musei alle gallerie d'arte di tendenza; dallo shopping per tutti i gusti e per tutte le tasche ai ristoranti più alla moda (Il Maialino, suggerisce giustamente il sito italoamericano: con 120 dollari potete cenare accanto a De Niro, Al Pacino o Uma Thurman; servono almeno 2 mesi di prenotazione, ma ci si può accontentare di sedersi al bancone per un buon Tignanello o un Sassicaia). Dalla musica alla vita notturna nei locali più trendy (alcuni inarrivabili, come il roof-top dello Standard Hotel, meta preferita di Madonna, Shakira e dei rapper più famosi), LaTuaNewYork suggerisce eventi di tutti i generi e cose da fare e da non fare, posti radicalchic da vedere a Manhattan anche se si hanno meno di 48 ore a disposizione. Il club-disco più famoso ma un po' datato rimane il mitico Studio 54, più adatto ai 40enni e over; per i più giovani ci sono Flamingo, Xenox e Paradise Garage, ma l'ambiente non è completamente sano, suggerisce il sito, che propone invece i club Cielo e Pacha per giovani trendy . La grande mela a portata di mouse L'ITALIA SI FA STRADA Mario Batali, lo chef italoamericano più famoso degli States, è il patron del ristorante Del Posto, a cui il New York Times assegna le inarrivabili 4 stelle. Per un ristorante italiano, è la prima volta in 36 anni. Il bello è che il conto, tutto sommato, è light: il fix menu di mezzogiorno costa 29 dollari. 8 MARZO 2011
39 MARZO 2011 ELEMENTARE, WATSON: IL COMPUTER SBANCA TUTTI Il supercomputer dell'IBM, Watson, ha battuto i due campioni del gioco Jeopardy, uno dei più popolari telequiz degli Stati Uniti. Alla fine della disfida il cervellone si è aggiudicato 77 mila dollari contro i 24 mila di Ken Jennings e i 21 di Brad Rutter. Watson ha utilizzato 15 terabytes di memoria e 2.800 processori core per 80 mila miliardi di operazioni al secondo. Più di due milioni e mezzo di euro (3.623.414,29 dollari). Questo il totale delle vincite ottenute in 4 diversi telequiz dall'americano Kenneth Jennings, tra 2004 e 2010. Il trentaseienne ex informatico di Seattle è l'attuale primatista mondiale nella specialità gioco a premi televisivo. A sinistra, la classifica dei primatisti italiani. Le vincite sono state rivalutate in accordo con la tabella di rivalutazioe monetaria Istat nel febbraio 2011. RECORD Il primato spetta a un americano gerry bAtte mIKe zolo. Anzi, un tesoro da maneggiare con cura, un patrimonio da far fruttare. Per informazioni, rivolgersi alla cassa di risparmio di fiducia, come suggerirebbe l'impiegato di banca di Ostuni, Ferdinando Sallustio, concorrente storico di Passaparola e aficionado dei telequiz tanto che nel 2008 ha pubblicato per Bompiani la storia dei quiz televisivi italiani e dei loro concorrenti-personaggi. Il campione capace di resistere in trasmissione per 109 puntate, nell'arco di più edizioni del programma ed esperto in materia di vincite consiglia al vincitore di turno di resistere alla tentazione della fretta. La gestione economica di una fortuna richiede pazienza e prudenza. «Converrebbe attendere che la quotazione dell'oro si alzi almeno un po'», ragiona Sallustio. Prudenza vorrebbe, in ogni caso, di non promettere pubblicamente una qualche donazione. L'annuncio potrebbe attirare le attenzioni di troppi bisognosi e non. Testimonia Sallustio: «Ho vinto in tv 127.500 euro e ho avuto la malaugurata idea di dichiarare, lì per lì, che mi sarebbe piaciuto sostenere un'iniziativa di solidarietà. Non l'avessi mai detto. Ancora oggi mi contattano dei perfetti sconosciuti, per invitarmi a finanziare la loro causa. Io mi accontento di far sapere che sostengo il Movimento per la vita». Una vincita cospicua può dare alla testa. Nel caso il vincitore è chiamato una volta di più a riflettere prima di decidersi e a farsi consigliare da una persona di fiducia. «Sistemazione degli immobili a parte», continua Sallustio, «una grossa vincita può regalare tante piccole soddisfazioni. Un vincitore e i suoi familiari possono dare libero sfogo alle loro passioni, coltivare i loro interessi». Sei anni prima della signora De Paoli, sempre da Gerry Scotti, aveva vinto il premio più alto il giovane ingegnere milanese Davide Pavesi, allora residente sotto lo stesso tetto con mamma, papà e i due fratelli minori. Fino a quando non ha potuto permettersi una nuova sistemazione tutta per sé e un'altra per tutta la famiglia. Nel 2001 la prima milionaria (allora miliardaria), l'empolese Francesca Cinelli, ha fatto notizia per non avere voluto cambiare lavoro. Apposta per non farsi cambiare la vita da una vincita fuori dall'ordinario. Nemmeno il fiorentino Marco Manuelli, esperto di musica e collezionista di dischi, ha intrapreso un'altra attività. Per anni l'ex “Coccinella” miliardario di Sarabanda, programma di Italia 1 condotto da Enrico Papi, ha continuato a fare la maschera al cinema Eolo di Firenze. Strappando biglietti, dopo aver incassato un assegno a nove zeri. Mentre un altro ricco campione di Sarabanda, il romano David Guarnieri, è passato dalle cuffie di uno studio tv alle cuffie di uno studio radiofonico, dove conduce tuttora un programma musicale. «Altri tempi e altra tempra», commenta Sallustio, «quelli del più famoso concorrente della storia del telequiz, personaggio per vocazione: il torinese Gianluigi Marianini». Scomparso due anni fa, il vincitore di 5 milioni e 120 mila lire al “Lascia o raddoppia?”, condotto da Mike Bongiorno nel 1956. Per mestiere, viveur; per diletto, studioso di storia e filosofia, di religione e satanismo, Marianini ebbe modo di riferire il suo personalissimo metodo di gestione della propria economia: «Nelle mie tasche c'è scritto “No Parking”, proibito il posteggio». Allegria! CONCORRENTE PROGRAMMA VINCITA VINCITA (NELL'ANNO) RIVALUTATA (IN EURO) 1° DAVIDE PAVESI CHI VUOL ESSER MILIONARIO? EURO 1.000.000 (2004) 1.089.300 2° ISABELLA LAMA TELEMIKE LIRE 1.265.000.000 (1992) 1.000.360 3° MICHELA DE PAOLI CHI VUOL ESSER MILIARDARIO? EURO 1.000.000 (2011) 1.000.000 4° MARCO COLLA TELEMIKE LIRE 923.000.000 (1990) 818.714 5° MARCO MANUELLI SARABANDA LIRE 1.180.000.000 (2000) 729.535 6° SANTINO SALTINI TELEMIKE LIRE 766.000.000 (1990) 679.453 7° PIERANGELA VALLERINO TELEMIKE LIRE 727.000.000 (1991) 605.999 8° FRANCESCA CINELLI CHI VUOL ESSER MILIARDARIO? LIRE 1.000.000.000 (2001) 602.137 9° DAVID GUARNIERI SARABANDA LIRE 1.000.000.000 (2001) 602.137 10° ROBERTO MANTOVANI PASSAPAROLA LIRE 520.000.000 (2001) 313.111
57 MARZO 2011 NELLA GIUNGLA DEI PREZZI LA CHIAREZZA PAGA Francesco Sostero, direttore marketing di Hilton Italia. La catena Hilton sul sito offre una sola tariffa per ogni singola tipologia di camera. che piccolo trucco per risparmiare cifre notevoli, ottenere sconti - mediamente del 30-60%, e talvolta anche di più sul prezzo ufficiale -, ricevere attraverso le fidelity card della catena alberghiera attenzioni solitamente riservate a vip o inaspettate sorprese. Come quella di dormire, con un up-grade gratuito, in una lussuosa suite di un albergo a 5 stelle allo stesso prezzo della normale camera doppia prenotata. «Negli ultimi dieci anni il mondo della vendita del prodotto turistico ha vissuto una vera e propria rivoluzione», spiega Giandomenico Marino, ex direttore d'albergo, oggi web e revenue manager per diversi hotel. «Così come è avvenuto in molti altri settori, Internet ha modificato completamente il modo di fare turismo. Dai sistemi Gds (Global distribution system) nati oltre 20 anni fa per dare modo alle agenzie di viaggio di accedere alle tariffe delle compagnie aeree e successivamente allargato al mondo dell'hôtellerie, oggi grazie all'informatizzazione globale chiunque sia in rete con il proprio pc può accedere ai portali dei tour operator non più riservati solo alle agenzie di viaggio, e costruire il proprio itinerario dal volo all'hotel, all'affitto dell'auto. Con queste novità gli albergatori hanno necessariamente dovuto cambiare le proprie strategie per poter raggiungere i clienti con questi nuovi strumenti. Non è più l'agente di viaggio che consiglia un hotel o una località ma è il cliente stesso attraverso le informazioni acquisite». Secondo Marino «i criteri di scelta non sono cambiati. Alla base di tutto rimane sempre il concetto di rapporto qualità/prezzo che oggi il cliente ha la possibilità di reperire facilmente sul web». Il mondo alberghiero è stato fortemente influenzato dalle compagnie aeree. Infatti seguendo l'esempio delle prime compagnie low-cost americane anche gli hotel hanno iniziato ad applicare un sistema dinamico delle tariffe, che consentisse di aumentare la produttività ed evitare che un prodotto assolutamente “deperibile” come la camera d'albergo, rimanesse invenduto. Dunque con l'applicazione del “revenue management” è possibile trovare la stessa tipologia di camera, nello stesso albergo con un gap di tariffa molto elevato. MA COSA INFLUENZA IL PREZZO? Innanzitutto il numero di camere occupate nel giorno della nostra richiesta. Più domanda c'è, più sarà alto il prezzo, meno domanda... più il prezzo sarà basso. Questo comporta per le strutture un quotidiano impegno nell'interpretare giornalmente quale tariffa proporre. Non solo. Per gestire questi nuovi flussi è nata una nuova figura professionale, quella del revenue manager, che ha prima di prenotare confrontate le proposte dei siti I PREZZI PIÙ BASSI LI TROVI SU INTERNET. O NO?
6 MARZO 2011 Subito un programma per lo smaltimento delle scorie nucleari della prima stagione, e poi un piano strategico per la individuazione dei criteri di sicurezza per le nuove centrali. Con un occhio di riguardo per la comunicazione e nella speranza di avere risorse adeguate all'incarico. Sono queste per Umberto Veronesi, oncologo di fama e uomo politico, le priorità della nuova Agenzia per la Sicurezza Nucleare che è stata affidata alla sua guida da un voto del Parlamento. L'Agenzia è l'autorità italiana per la regolamentazione tecnica, il controllo e l'autorizzazione di tutte le fasi legate alla realizzazione e gestione delle centrali elettronucleari e alla gestione dei rifiuti radioattivi. Quali saranno i primi passi dell'agenzia nucleare? Innanzitutto prepareremo un programma conoscitivo per definire un piano di smaltimento delle strutture e i materiali già esistenti nel Paese. Mi riferisco alle vecchie centrali costruite sulla base del programma nucleare italiano di 25 anni fa. Poi ci occuperemo di mettere a punto il piano strategico e di intervento che stabilirà i criteri e i requisiti di sicurezza e tutela della salute della popolazione. Il piano indicherà dove e quando le nuove centrali possono essere installate. Terrei comunque a ricordare che, oltre a questi passi, tra i compiti dell'Agenzia c'è quello di assicurare ai cittadini la protezione contro ogni possibile rischio che può insorgere nella gestione degli impianti, delle procedure di produzione, della gestione delle scorie. L'Asn deve quindi fare in modo che gli impianti italiani rispondano ai più elevati criteri di sicurezza, modernità, efficienza e sicurezza per la salute e per l'ambiente e siano gestiti dalle migliori risorse umane di cui il nostro Paese dispone. È stato sciolto il nodo della sede? Nella sostanza sì. La sede principale sarà a Roma, ma non si esclude che ci saranno altre due sedi operative a Genova e a Milano. Che rapporti avrà l'Asn con le industrie che realizzeranno gli impianti? Pensiamo che i nostri rapporti con il mondo industriale non saranno limitati alle aziende incaricate di realizzare gli impianti, con cui ovviamente avremo una collaborazione strettissima e un ruolo di controllo. Siamo convinti che se si partirà effettivamente con la costruzione di nuovi reattori, saranno decine o centinaia le aziende che parteciperanno al nuovo indotto. Crediamo che buona parte della nostra industria sarà avvantaggiata e che nel medio lungo termine la produzione energetica sarà uno degli strumenti per aumentare il nostro Pil. Come intendete procedere per la questione delle scorie e l'eventuale realizzazione di un sito di stoccaggio nazionale? Come ho già detto, questo punto, che è di importanza centrale, farà parte del piano strategico che rappresenta il secondo passo dell'impegno dell'Agenzia Quanto tempo occorrerà per vedere pienamente in funzione l'Agenzia, per renderla insomma operativa? Qualche mese, non di più. Sono sufficienti le risorse umane ed economiche messe a disposizione? Per ora no. Ma contiamo che, quando sarà il momento di attuare il piano operativo, saremo adeguatamente sostenuti. L'Agenzia si muoverà anche sul terreno della comunicazione sul nucleare? Certamente sì. Nei compiti dell'Agenzia c'è anche quello della comunicazione e ci dedicheremo molto impegno. Non possiamo, appunto per questioni di risorse, investire troppo in campagne di sensibilizzazione, ma ci concentreremo sull'informazione. Lo farete insieme al Forum nucleare e alle aziende che vi partecipano? Lo faremo indipendentemente dal Forum nucleare, a cui non siamo istituzionalmente legati. La comunicazione è un punto centrale. Sull'energia nucleare pesa molto pregiudizio e molta ignoranza, nel senso letterale del non sapere. La gente deve sapere che i combustibili fossili sono vicini all'esaurimento: fra cinquant'anni il petrolio si esaurirà, e dunque è un dovere per un Paese sviluppare fonti alternative di energia pulita, come quella solare, eolica e nucleare. E deve sapere che, fra queste, il nucleare è la più praticabile. Terzo e non ultimo, deve sapere che l'unico rischio connesso al nucleare è quello di incidente agli impianti; che oggi, grazie alle tecnologie utilizzate, è vicino allo zero. Le priorità di Umberto Veronesi: scorie, sicurezza, comunicazione SPIRITO LIBERO Socialista da sempre, tanto che ai tempi di Craxi faceva parte delll'Assemblea nazionale del Psi, ministro della Sanità nel governo Amato, vegetariano e antivivisezionista, Veronesi si è dichiarato a favore di molte questioni tecniche e scientifiche spinose: dalle centrali nucleari agli Ogm, agli inceneritori. sull'energia nucleare c'È ignoranza nel senso letterale del non sapere NUKE NEWS di EMANUELE PERUGINI
TI CONOSCO MASCHERINA... 17 di TEALDO TEALDI È un'espressione genuina delle nostre antiche culture regionali, ma oggi anche una voce importante della nostra economia. Il Carnevale italiano è così. Rappresenta un legame tra il popolare e l'aristocratico, tra finzione e realtà. Una bandiera del nostro Paese, tanto che durante la grande parata organizzata domenica 9 maggio 2010, nell'ambito delle cerimonie di apertura del World Expo Shanghai 2010, tra le centiaia di artisti, a rappresentare l'Italia c'erano proprio dogi, dogaresse e le maschere rinascimentale simbolo del più conosciuto carnevale italiano, quello di Venezia. Sfilate di carri, costumi, baccanali, scherzi e chiacchiere. Ma soprattutto un business milionario che coinvolge decine di migliaia di persone
11 MARZO 2011 di CRISTINA FORGHIERImondo pulito Perde colpi il carbone negli Stati Uniti, grazie al pacchetto di misure e restrizioni varato dall'Epa (l'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente) che stabilisce sia nuovi limiti per l'emissione di inquinanti sia nuove regole per lo smaltimento delle ceneri delle centrali a carbone. Così il 2010 si è chiuso non solo senza l'apertura di un cantiere, ma anche senza progetti per nuove centrali. Che, se esistevano, sono rimasti chiusi nei cassetti. Nel corso dell'anno hanno chiuso i battenti intanto 38 impianti per complessivi 12 mila GW di potenza. E altre dismissioni sono attese nel 2011. La causa sta negli investimenti necessari per mettersi in regola con i nuovi standard fissati per le sostanze tossiche come mercurio e diossido di zolfo prodotte dalla combustione del carbone, qualcosa come 180 miliardi di dollari. Investimenti diseconomici per le centrali di piccola taglia o di quelle con più di 40 anni. Se poi diventerà obbligatoria anche la costruzione di torri di raffreddamento per impedire che vengano scaricate acque ad elevata temperatura direttamente in fiumi e laghi, l'elenco delle chiusure potrebbe allungarsi. Alcuni analisti hanno parlato di un ulteriore taglio entro il 2015, tra i 30 a 70 GW per la generazione elettrica da carbone e di una flessione del 15% della domanda di questa materia prima. Risultato, una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 150 milioni di tonnellate (circa un terzo di tutte quelle italiane). Il clima ci guadagna, ma anche la salute degli americani e quindi i costi del sistema sanitario. Insomma, pare che negli Usa i progetti di stoccaggio della CO2 non bastino per rendere appealing questo tipo di impianti. America sempre più low-carbon UN BEL RISPARMIO PER LA CITTÀ PIÙ INDEBITATA D'ITALIA Il sindaco uscente di Torino, Sergio Chiamparino. Il piano energetico consentirà alla città di risparmiare 800 milioni, pari a 800 euro a cittadino. Tra le numerose città italiane che hanno aderito al Patto dei sindaci, promosso dalla Commissione europea per la sostenibilità energetica ambientale, Torino è uno dei primi comuni, insieme ad Alessandria ed Avigliana (To), ad aver approvato il piano d'azione richiesto dal Patto. Già selezionata dal ministero dell'Ambiente come città italiana pioniera del Patto, il capoluogo piemontese si è posto un obiettivo molto ambizioso: ridurre entro il 2020 le emissioni di UNA SVOLTA PER LA TUTELA DI AMBIENTE, CLIMA E SALUTE Negli Stati Uniti i nuovi limiti per l'emissione di inquinananti e le nuove regole per lo smaltimento delle ceneri hanno prodotto uno stop per le centrali a carbone. Nel 2010 sono stati chiusi 38 impianti e non è stato presentato alcun nuovo progetto. Sole da record a Rovigo Torino vuole ridurre la CO2 del 40% È stato costruito in Italia il più grande impianto fotovoltaico europeo. Realizzato in provincia di Rovigo dall'americana SunEdison insieme a Canadian Solar e completato in soli nove mesi, copre una superficie di 850 mila metri quadri (foto in alto). Ha una potenza di 70 MW, in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di 16.500 famiglie ed evitare l'emissione annua in atmosfera di 40 mila tonnellate di CO2. È una buona notizia per la crescita dell'energia rinnovabile nazionale e in particolare di quella solare, che sta guadagnando sempre più posizioni. Anche se con qualche perplessità. Sicuramente presso quegli ambientalisti che, se guardano con favore alle coperture fotovoltaiche sugli edifici, sono però - e non sempre a torto - critici nei confronti dei grandi parchi a terra, che sottraggono superficie agricola. CO2 del 40% rispetto al 1991. Edilizia, terziario, trasporti, teleriscaldamento e politiche di sostegno alle energie rinnovabili sono le principali leve individuate dal Piano, a cui si aggiungono gli acquisti pubblici ecologici (già a regime da alcuni anni) e il coinvolgimento degli stakeholders locali (università in testa) nella predisposizione dei progetti a supporto delle linee d'azione. Già quantificate le ricadute positive per il “sistema” Torino, con un risparmio di 800 milioni, che pesano per 800 euro pro capite. Mica male per la città più indebitata d'Italia: su ogni torinese grava infatti un debito di 3.419 euro, buona parte a causa dei lavori per le Olimpiadi del 2006. Già accettata la prossima sfida: quella di far parte delle “Smart cities”, la nuova iniziativa europea che, dotata di un budget fino a 12 miliardi, selezionerà per i finanziamenti solo quelle città che hanno dimostrato di essere virtuose nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra.
Implantologia odontoiatrica L'impianto in titanio esterno all'osso. Collaudabile sul modello prima di essere applicato. ODONTOIATRIA InformazIone pubblIcItarIa L'équipe di implantologia del San Babila Day Hospital di Milano, che si occupa di odontoiatria avanzata da più di quarant'anni, ha messo a punto un tipo di impianto per risolvere anche i casi con difficoltà ossea (osso sottile, basso, vuoto), dove le viti non possono essere impiantate o sono a rischio rigetto. Questo impianto non viene inserito nell'osso ma applicato sulla corticale, cioè la parte esterna dell'osso, che è più compatta dell'interna (midollare), dove vanno inserite le viti. Da una TAC multislice con il computer si rileva la copia della cresta ossea, ossia il modello stereolitografico; ciò permette all'implantologo operatore di esaminare nei minimi dettagli la replicazione dell'osso sul modello e quindi di individuare i punti di forza su cui si fisserà l'impianto. Questo viene così disegnato sul modello in modo estremamente preciso. I tecnici del laboratorio annesso al San Babila Day Hospital di Milano, specializzati nella realizzazione di questo particolare tipo di implantoprotesi, con un sofisticato procedimento lo fondono in titanio. UN COLLAUDO STUDIATO NEI MINIMI DETTAGLI Una volta realizzato, viene posizionato sul modello per essere sottoposto ad un severo collaudo: 1) la perfetta adesione della struttura ad ogni parte del modello, 2) il suo ancoraggio e bloccaggio alle asperità a ai sottosquadri dell'osso, 3) la resistenza a forze estrattive e dislocanti di gran lunga superiori a quelle sviluppate nella masticazione. APPLICAZIONE DELL'IMPIANTO Per l'applicazione sul paziente è sufficiente una leggera anestesia locale con sedazione venosa praticata dall'anestesista. La sedazione dà benessere e rilassamento e dura il breve tempo dell'intervento. L'impianto è diviso in due parti gemelle assemblabili per favorire un'applicazione rispettosa della configurazione ossea del paziente. Questo particolare tecnico è molto significativo ed è stato un avanzamento importante nella nostra ricerca, perché lo fa aderire con maggior forza alle asperità e ai sottosquadri che caratterizzano la peculiarità di ogni paziente e che sono determinanti per il suo immediato bloccaggio. Infatti, l'impianto è utilizzabile appena applicato con la protesi provvisoria, la definitiva dopo un mese. UN INTERVENTO SEMPLICE E NON INVASIVO Il paziente può riprendere subito le sue abitudini perché l'intervento è breve, non invasivo, in quanto l'osso non viene forato, ed è di assoluta precisione avendo l'implantologo già eseguito sul modello le prove di posizionamento e assemblaggio delle due parti dell'impianto: una specie di intervento virtuale esterno al paziente. Tutto ciò permette di testare in anticipo come procederà l'intervento, quando, aperta la gengiva, si applicherà l'impianto sulla cresta ossea. Per concludere il maggior impegno per questo impianto è nel disegno, nella preparazione e nel collaudo, mentre l'applicazione sul paziente è semplice e breve. Il disegno: vanno rispettati i vettori delle forze compressive sviluppate dalla masticazione, che devono imitare la divaricazione delle radici dei molari. Il collaudo: l'impianto deve essere bloccato già sul modello, cioè ancorato ai sottosquadri e alle asperità della cresta; è importante la realizzazione in titanio, metallo alquanto complicato nella fusione, che viene eseguita con macchine sofisticate, ma che è anche il più indicato per essere ben accettato dall'organismo. San Babila Day Hospital srl MILANO – Via Stoppani 36 tel. 02 2046941 ROMA – Via Oglio 9 tel. 06 8546472 P. IVA 06477120155 www.sanbabiladayhospital.it Il Direttore Sanitario Antonio T. Di Giulio L'impianto è stato pubblicato nel 2010 sulla rivista scientifica USA JIACD “The Journal of Implant & Advanced Clinical Dentistry“. Red.EspansioneTV_230x285.indd 1 16-02-2011 14:58:17
27 MARZO 2011 FINGERE DI PAGARE IL FORNITORE Tra i trucchi più utilizzati, fotocopie di assegni scritti a matita, falsificazione di timbri, contributi dei dipendenti non versati. tributi previdenziali e l'Irpef sugli stipendi dei dipendenti. Infine, prima di scappare con i soldi dei vari stabili, distratti in tutti questi modi, l'amministratore disonesto stipula, a insaputa dei condomini stessi, accordi con i fornitori dei servizi per dilazionare al massimo i pagamenti. Per non perdere il cliente, i fornitori acconsentono perché sono comunque sicuri di ricevere il pagamento in un caso o nell'altro. «L'amministratore scappa prima del termine del versamento, ma il fornitore incasserà quanto dovuto dal condominio, costretto a pagare due volte; truffato e beffato dal professionista». Ma anche in condomìni amministrati onestamente le spese incidono sempre più sul bilancio familiare. E così sono in aumento i casi di morosità soprattutto a Roma e Milano (forse la città più cara d'Italia) e provincia. «Impossibile fare una stima precisa», dieci mosse per difendersi 1. ogni singolo condomino ha il diritto di prendere visione e di avere copia (a proprie spese) della documentazione in ogni momento della gestione, compatibilmente con gli impegni dell'amministratore e senza intralciare la normale attività del suo studio. 2. L'assemblea deve pretendere che tutta la movimentazione contabile passi attraverso il conto corrente bancario intestato al condominio. 3. i condomini devono eseguire i versamenti solo con assegni o bonifici bancari, servendosi dei bollettini di pagamento trasmessi dall'istituto bancario, i cosiddetti mav. 4. deve essere consentito ad almeno un condòmino scelto dall'assemblea di chiedere direttamente all'istituto bancario la visione e/o la consegna dell'estratto conto bancario del condominio. 5. deve essere impedito all'amministratore di portare a termine pagamenti per contanti o di fare uso di bancomat per prelievi sul conto bancario condominiale. 6. L'esame delle fatture emesse dai fornitori e, in genere, delle pezze giustificative dei pagamenti eseguiti dall'amministratore deve compararsi con l'estratto conto bancario condominiale. 7. Gli importi dei pagamenti effettuati dall'amministratore devono trovare preciso riscontro nell'estratto conto bancario. 8. deve essere conferito incarico ai consiglieri, anche esterni al condominio, di procedere alla revisione dei conti con cadenza almeno semestrale. 9. i consiglieri devono sempre partecipare agli incontri con i fornitori e alle trattative precedenti la stipula dei contratti: ciò al fine di stabilire esattamente il corrispettivo dei servizi prestati. 10. L'amministratore ha diritto di percepire solo il suo compenso deliberato dall'assemblea, null'altro. (Fonte: Assocond-Conafi) cresce iL numero deLLe famiGLie morose che non riescono a paGare spese troppo aLte
DA SARONNO ALLE MARCHE CON L'AMARETTO IN BOCCA Riccardo Reina e il suo nuovo podere La Canosa di Rotella nelle Marche (Ascoli Piceno), dove produce vino. Saronno, più vicina a Milano che non al capoluogo Varese, è famosa per due bontà: i biscotti e un liquore. Visto il tema della rubrica, qui ora si scrive di alcol e non solo perché la famiglia Reina è tante cose che vanno ben oltre il DiSaronno. La Illva è andata oltre l'Amaretto, uno dei simboli della qualità italiana nel mondo: Riccardo Reina, terza generazione industriale, ha dato vita a un progetto vino molto italiano e territoriale, come in fondo fu con l'Amaretto codificato da Giovanni Reina nel 1600 e lanciato in orbita planetaria, tre secoli dopo, da Domenico. Sua la “Domenico Reina Coloniali” del 1900, sua la costituzione della “Industria Lombarda Liquori Vini & Affini” nel 1947. Poi, da uno solo si passa a un arcobaleno di prodotti: liquore Aurum e amaro Isolabella, Rabarbaro Zucca e vodka Artic, i vini siciliani di Corvo, Duca di Salaparuta e Florio, aromi, biscotti e basi per la gelateria ma anche la partecipazione in Generazioni che cambiano le cose... Se senti pronunciare le parole palma e fabbriche non pensi certo al vino, toscano per di più. Ma in questo caso palma sta per Caterina Palma e Fabbriche per la località del comune di Lucignano, in provincia di Arezzo, dove questa milanese, creatrice di eventi negli anni Novanta prima di diventare ... e scelgono di costruire un futuro diverso una cantina in Cina e poi stessa cosa in India, fino al giamaicano Tia Maria, un liquore al caffè, senza dimenticarsi della Barberini, che non è un liquore ma oggi sinonimo di lenti ottiche polarizzate. Succede che incontri Riccardo Reina per una degustazione di suoi vini e sulla tavola non viene stappato nulla di noto. E il perché è chiaro: nel 2005 ha preso il via il progetto “vini regionali”, a iniziare da 100 ettari prima coltivati a grano nelle Marche, a Rotella, in provincia di Ascoli Piceno. Tutto da zero, le viti, la cantina e i casali: fotografati, smontati e rimontati dove era meglio che stessero, tutto in chiave antisismica, sotto il marchio La Canosa, (Tel 0736.374556, www.lacanosaagricola.it). Poi ci sono le selezioni di Prosecco nel segno di Costa Farnel, secondo tassello del mosaico italiano, e le chicche siciliane raccolte per Le Sciache, dove sciache è la pronuncia in siciliano di ciache, le pietre tutte diverse che abitano un terreno, tassello numero tre. Ha detto Reina: «Le Marche del Sud hanno una grande vocazione per i vini rossi: peccato siano da sempre sottovalutate, strette tra l'Abruzzo e i bianchi delle Marche settentrionali e condizionate da una difficoltà di chi produce a fare gruppo». Che è poi l'eterno problema dell'Italia. produttrice a tempo pieno, ha sempre trascorso le sue vacanze, le colline della Valdichiana e del Chianti dei Colli Aretini. Due figlie, Margherita e Giorgia, per costruire il futuro e vivere bene il presente, sintetizzato dal Camargi, nome che unisce i tre nomi, mamma e figlie, Sangiovese con note di Merlot e Colorino, accanto a un Chianti Superiore nel quale il Sangiovese è ancora più presente. L'Agricola Fabbriche è vicina a Monte San Savino, in direzione Sinalunga; per ogni info 0575.836152, camargi@libero.it; www.agricolafabbriche.it. di PAOLO MARCHIwinebar 42 MARZO 2011
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Massima sicurezza in movimento Per essere sicuri che i dati del notebook non finiscano nelle mani sbagliate, il nuovo LIFEBOOK utilizza Advanced Theft Protection. Questa tecnologia innovativa assicura che i dati riservati rimangano protetti, anche in caso di furto o smarrimento del notebook. È possibile, infatti, rintracciare e recuperare il notebook tramite i sistemi basati su GPS e WiFi e impedire l'accesso ai dati riservati cancellandoli da remoto. La famiglia dei processori Intel® Core™ vPro™ consente funzioni di sicurezza e di amministrazione dell'hardware avanzate per incrementare la produttività IT, abbassare i costi e procedere nel lavoro senza interruzioni. La tecnologia Intel® vPro™ è complessa e richiede configurazione e attivazione. La disponibilità di caratteristiche e risultati dipende dall‘installazione e configurazione di hardware, software e ambiente IT. Intel, il Logo Intel, Intel Core, Intel vPro, Core Inside e vPro Inside sono marchi di Intel Corporation negli Stati Uniti e in altri paesi. Info it.fujitsu.com NUmErO VErdE 800 466 820 ACQUISTA ONLINE it.fujitsu.com/onlineshop CAmBIA POrTATILE cambiaportatile.it Windows®. Life without Walls™. Fujitsu consiglia Windows 7. La famiglia di processori Intel® Core™ vPro™ rende la sicurezza del PC più intelligente che mai. «Scopri la nuova gamma LIFEBOOK sul tuo cellulare.» con la famiglia dei processori Intel® Core™ vPro™ migliorerà la tua vita. Espansione_Lifebook_cassaforte_w_230x285.indd 1 18/02/11 12.16
Il "ponte dell'Unità" ha diviso il governo, i sindacati e i "padroni", spaccando il Paese nelle solite opposte tifoserie. Ma alla fine si farà. E per fortuna, perché è anche un buon affare QUANTO VALE LA FESTA DEL 17 MARZO di Luca MasaLi 44 MARZO 2011 cover
Quelle Mercedes (quasi) come nuove Aniasa, l'associazione che rappresenta all'interno di Confindustria il settore del noleggio veicoli (a lungo e a breve termine e in fleet management) ha un nuovo presidente. Paolo Ghinolfi succede infatti a Roberto Lucchini, l'ad di Avis Autonoleggio che nel corso del suo mandato ha completato il processo di adesione dell'associazione a Confindustria. Per Ghinolfi l'incarico triennale in Aniasa (2011-2013) si aggiunge al ruolo di ad di Arval, società leader nel noleggio a lungo termine, ricoperto dal 2004. Aniasa rappresenta oggi oltre il 95% del settore del noleggio veicoli e ne fanno parte tutti i principali player del comparto. Un settore che ha vissuto quindici anni di forte sviluppo (dai LA STELLA USATA Con il programma FirstHand, Mercedes-Benz offre tra gli altri servizi una garanzia fino a sei anni. UN IMPEGNO DI RISPETTO AMBIENTALE Paolo Ghinolfi, amministratore delegato di Arval, è il nuovo presidente di Aniasa. Succede a Roberto Lucchini. 130 mila veicoli del 2000 ai 670 mila del 2010) con tassi di crescita, negli scorsi anni, anche in doppia cifra e un aumento di fatturato del 300%, da 1,6 a 4,9 milioni. Dopo un 2009 complesso, nel 2010 il settore ha lasciato intravedere i primi segnali di ripresa. «Obiettivo principale del mio mandato», dichiara Ghinolfi, «è sviluppare ulteriormente l'accreditamento di Aniasa presso le istituzioni anche attraverso l'allargamento della base associativa. Il noleggio rappresenta oggi quasi il 15% del mercato dell'automobile e può contare su una consolidata esperienza in relazione ai temi della circolazione, del rispetto per l'ambiente e della mobilità in generale. E tra le prossime iniziative che intendiamo sviluppare, il tema della fiscalità dell'auto aziendale avrà particolare risalto. L'obiettivo è far comprendere ai nostri governanti, ma anche alle istituzioni europee, che lo sviluppo dell'auto aziendale, così come della mobilità individuale privata, può costituire un'opportunità sia per la soluzione dei problemi ambientali, sia in termini di gettito per l'erario. Non abbiamo mai usufruito e non chiediamo incentivi all'acquisto a fondo perduto, ma di essere protagonisti attivi delle politiche di sviluppo del mercato creando interessanti prospettive anche per l'erario, attraverso una rimodulazione della fiscalità finalizzata a un maggior rispetto ambientale». Flotte: cambio della guardia in Aniasa 41 MARZO 2011 FirstHand è il nuovo programma dedicato all'usato firmato da Mercedes-Benz. In questo contesto la casa tedesca gioca un ruolo da protagonista confermandosi, anche nel 2010, con 126.000 passaggi di proprietà, il marchio premium più apprezzato. Questo risultato è dovuto all'elevato valore residuo dell'intera gamma con la Stella (dalla Classe A alla Classe G) e di Smart Fortwo. Con FirstHand Mercedes-Benz presenta un insieme di innovativi servizi integrati. Il programma seleziona e garantisce vetture con la Stella fino a 6 anni e 160 mila chilometri con l'obiettivo di proporre un usato che presenti le garanzie del nuovo. Per i modelli Smart i criteri sono di 4 anni e 80 mila chilometri, in linea con le richieste dei clienti di questo segmento. L'iniziativa prevede anche il soccorso stradale 24 ore su 24 su tutto il territorio europeo e la vettura sostitutiva. In caso di eventuali problemi tecnici, MercedesBenz FirstHand garantisce, grazie alla copertura assicurativa Mobilo inclusa nel contratto di compravendita, un intervento rapido e tempestivo e la completa mobilità (taxi, vettura sostitutiva o, in alternativa, un trasferimento in treno o aereo) nel caso non fosse possibile ripristinare il mezzo sul posto. Se la riparazione dell'auto dovesse richiedere più giorni, Mercedes-Benz coprirà le eventuali spese di pernottamento fino al completo ripristino.
36 MARZO 2011 ANNATE FUORI PROGRAMMA PER QUESTO MONTALCINO La tenuta Paradiso di Frassina, dove Cignozzi si è trasferito per seguire la sua passione: il vino. Cignozzi ha messo in pratica un metodo di coltivazione basato sulla musica che fa ascoltare ai suoi vigneti con un impianto Bose di sonorizzazione professionale. La sua storia ha fatto il giro del mondo. O quasi. Del resto non tutti decidono di far crescere l'uva facendole ascoltare musiche di Mozart, riuscendo a produrre un Brunello di Montalcino armonioso. Carlo Cignozzi, 60 anni, ex avvocato milanese trasferitosi nella suggestiva Val d'Orcia, ha deciso di affidare le sue avventure alle pagine di un libro. Un'autobiografia dal titolo: «L'uomo che sussurra alle vigne» (160 pagine, Rizzoli), sulla falsariga del “collega” che “sussurrava ai cavalli”, inventato dallo scrittore Nicholas Evans. «Nasce tutto dalla mia passione per la campagna, il vino, il Brunello». Da una parte i tribunali vissuti con dedizione ma anche con fatica, dall'altra le fughe nel suo Eden, non a caso battezzato “Paradiso di Frassina”. E così dopo aver preso la decisione di cambiare vita, in età matura si è dedicato a tempo pieno alla viticoltura musicale. «Cercammo di catturare le note del Requiem da ogni cassa posta sul nostro percorso, accarezzando i grappoli d'uva», si legge nell'ultimo capitolo del suo libro. Alla fine la domanda è d'obbligo: ma com'è questo vino fatto crescere al suono dell'orchestra mozartiana? «È un vino che canta e si commenta da solo», afferma lo chef Davide Oldani. «Ha il corpo e il gusto giusti e un approccio delicato. Per apprezzarlo suggerisco la sua degustazione tra un piatto e l'altro». Un Brunello all'ultimo grido. E Cignozzi ne va fiero, lui che la poesia del vino ormai la esercita a tutto tondo: vino e autobiografia a parte, presto esordirà come librettista al servizio dell'opera buffa - la seconda in Italia dopo il Barbiere di Siviglia di Rossini - che si intitola “Barbatelle” e che rientrerà in pompa magna con le musiche del compositore argentino Luis Bacalov nei programmi delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. I personaggi? Inutile dirlo, sono figli di Bacco: «È una storia risorgimentale che parla d'identità e orgoglio nazionale, la rivolta dei vitigni autoctoni che si ribellano allo strapotere dei bordolesi». NOTE DI BRUNELLO L'uomo della musica in vigna centri commerciali?», dice il musicista e musicologo Franco Fabbri. «Negli Usa i brani da camera allontanano i ragazzi che stazionano nelle zone comuni dei grandi magazzini e che danno fastidio alla clientela». Musichette che calmano, anche i giovinastri più eccitati. E si può dire anche per la gioia delle cassiere e del personale nei reparti a guardia delle merci: a quanto pare, i delinquenti e i ladruncoli sono pure loro messi alla porta da valzer di Chopin o da lieder di Schubert. UNA MITRAGLIATA DI CIAIKOVSKIJ Sorprendono le statistiche che arrivano dalla Nuova Zelanda. La polizia di Christchurch, terza città dello Stato insulare, nel quartiere commerciale di City Hall dove vengono «sparate» note classiche, lo scorso ottobre ha registrato due crimini alla settimana, contro i 77 commessi nello stesso periodo dell'anno precedente, quando i diffusori non c'erano. A testare come arma di dissuasione le composizioni dei maestri di un tempo, nel Belpaese ci ha pensato l'autore Marco Tutino. Quando era direttore del teatro Comunale di Bologna, Tutino ha fatto diffondere con gli altoparlanti esterni musica classica. Risultato: fuga in massa dei vagabondi che si erano accampati sotto i portici del teatro. Per finire, una trovata dall'altra parte del globo, in Giappone, dove brani di Mozart vengono usati per frenare la caduta dei capelli (20 milioni di Cd venduti), oltre che far fermentare e dare fragranza al saké, il tradizionale vino di riso. Ma il gran finale dell'equazione musica-produzioni-ricadute sull'economia non è stato ancora scritto. O meglio, è in via di stesura. Riguarda il mondo dell'ispirazione, più che quello del business. Il Financial Time ha chiesto al compositore inglese Julian Anderson di musicare i momenti chiave degli ultimi tre anni dei mercati finanziari. C'è da giurarlo: sarà una sinfonia movimentata, che a un certo punto potrebbe fare un bel crac. trovate
46 MARZO 2011 SÌ E NO Ignazio la Russa, tra i più convinti sostenitori della festa nazionale, ed Emma Marcegaglia, che si è schierata subito e decisamente contro. Un problema che Confindustria dovrebbe conoscere bene, quello dell'ottimizzazione dello sfruttamento delle infrastrutture, no? «Certamente la concentrazione del periodo delle vacanze, con la tendenza da parte dei turisti ad accorciare i periodi di villeggiatura dalle classiche tre a due settimane se non dieci giorni, non aiuta a pianificare investimenti nel settore turistico. E il resto del sistema produttivo dovrebbe tenerne conto»». In particolare, come vede dal punto di vista puramente turistico il ponte a metà marzo? «Marzo è un mese singolare per il turismo. È ancora troppo presto per il turismo balneare, il più amato dagli italiani, ma attiva due tipi di turismo che in questi anni sono enormemente cresciuti: quello culturale nelle città d'arte da un lato, e il turismo in montagna legato allo sci». Sci + turismo culturale + 150 anni d'Unità d'Italia: questo ponte sembra un'occasione d'oro ritagliata su Un ponte fa davvero i 4 miliardi di danni all'economia nazionale di cui parlava la presidente di Confindustria, oppure quei milioni di cittadini che si prendono una pausa di vacanza, che si spostano per una gita fuori porta o semplicemente si danno allo shopping, aiutano a rimettere in moto la nostra economia asfittica, che a prima vista pare soffrire più di consumi bassi che non di scarsa produzione industriale? Calderoli è stato velocissimo a prendere al balzo l'assist di Confindustria, e ha affermato che «la chiusura degli uffici pubblici porterebbe a danni per 2 miliardi di euro». 4 miliardi è il fatturato quotidiano del Paese. Sarebbe come se per 24 ore tutti ma proprio tutti ci fermassimo senza fare assolutamente nulla: senza lavorare, senza comprare, senza mangiare, senza andare da nessuna parte, senza accendere la luce, senza vivere. E senza che il ponte possa portare un minimo vantaggio economico a nessuno. Le cose stanno davvero così: tutti a casa col Paese fermo a guardarsi l'ombelico? Al professor Nicola Fabbri, docente di economia politica e del turismo alla Bocconi di Milano, chiediamo innanzitutto un parere sulle perdite della festa nazionale. Si può se non calcolare, almeno stimare qual è effettivamente il valore economico di un ponte? «Ho sentito stime che mi paiono francamente eccessive. Difficile pensare che una giornata di lavoro possa far perdere al sistema Paese tutti i miliardi che si leggono sui giornali, pari allo 0,2-0,3% del Pil. Sicuramente il ponte causerà meno produzione alle industrie manifatturiere, ma mette in moto il sistema dei servizi, che copre il 40% del pil: non solo alberghi e ristoranti, ma anche trasporti, cultura, shopping. Il turismo da solo vale il 9,4% del prodotto interno lordo, ma è una filiera decisamente intersettoriale, che muove un indotto molto più grande. È probabile che alla fine l'operazione-ponte sia a somma zero: si perde da una parte, si guadagna dall'altra». Tra l'altro, il ponte di quest'anno è una tantum, solo per i 150 anni dell'Unità d'Italia. «Sì, e cade in un anno particolarmente povero di ponti. Il 25 Aprile è Pasquetta, il 1° maggio è domenica… i Paesi europei più vicini a noi, Svizzera, Francia, Germania hanno ponti molto meglio distribuiti dei nostri durante tutto l'arco dell'anno. Il turismo in Italia soffre di eccessiva concentrazione: in estate ha un enorme picco in luglio e agosto, e poi pochi ponti mal distribuiti durante l'anno. Una situazione che porta grandi problemi alle strutture turistiche, che si trovano ipersfruttate e sovraffollate in poche settimane e sottoutilizzate nel resto della stagione turistica. Vero che c'è una tendenza sempre più diffusa dal lato della domanda a distribuire diversamente le vacanze nell'arco dell'anno, ma i flussi più importanti tendono ancora a concentrarsi nei due mesi centrali dell'estate a differenza di quanto accade - ad esempio - in Germania, dove le vacanze principali si effettuano da maggio a settembre». Il ponte mette In moto l'IndustrIa turIstIca, ma non solo: anche trasportI, cultura e shoppIng cover
70 MARZO 2011 Il fatturato oltreconfine dei player tricolori del settore costruzioni nel 2009 è stato di 7,2 miliardi di euro, quasi tre volte il valore del 2003 (dati Ance). A fine 2009 il fatturato estero del comparto rappresenta oltre la metà del valore globale (54%). Una quota che aumenta negli anni: nel 2004, infatti, l'estero rappresentava solo il 30,7% del totale. Dall'analisi di Ance risulta che le imprese italiane del settore sono presenti in 86 Paesi, con 576 commesse per un controvalore di lavori in corso di 44,1 miliardi di euro. Le stesse imprese sono anche titolari di contratti di concessione per 16,7 miliardi. La costruzione di metropolitane rappresenta l'8,1% del portafoglio ordini totale. (Per omogeneità tutti i dati di fatturato, e aggregati, sono relativi al 2009). NON SOLO MODA L'Italia delle infrastrutture va forte. All'estero CostrUzIonI ItALIAne neL monDo PAESE PORTAFOGLIO (IN MILIONI DI EURO) 1. VENEZUELA 8.007 2. ALGERIA 3.389 3. SVIZZERA 3.233 4. PANAMA 2.360 5. ETIOPIA 1.903 6. EMIRATI ARABI UNITI 1.742 7. QATAR 1.640 8. ROMANIA 1.581 9. POLONIA 1.289 10. KAZAKISTAN 1.224 TOT. 10 PRINCIPALI MERCATI 26.367 TOT. LAVORI IN CORSO 2011 44.103 Fonte: Ance Al vertice c'è il presidente Davide Trevisani (fondatore della società, nel 1957) con i fratelli Gianluigi, vicepresidente e ad, e Cesare, attuale vicepresidente di Confindustria. Trevi è anche impegnata nella costruzione della linea “C” della metropolitana di Roma e in quella di Napoli, dove per evitare che l'acqua allaghi le aree di scavo - a causa della vicinanza col mare - è necessario un congelamento temporaneo del terreno attorno alle stazioni in costruzione. La società cesenate che nel 1994 ha eseguito lavori di fondazione del ponte Vasco da Gama, a Lisbona, e oggi è impegnata nella costruzione della metropolitana di Algeri. TERRA SENZA OSTACOLI Per bucare il suolo occorre una tecnologia di alto livello, tempi lunghi (in media 3-4 anni) e tecnologie di alto livello. Le frese giganti per scavare i tunnel - come quelle prodotte da Seli - sono chiamate Tbm (Tunnel boring machine). Per trasferire quella attualmente impegnata sull'Himalaya ci sono voluti due mesi, e altri due per montarla. Operazioni complesse, quindi, che coinvolgono spesso più attori. Salini Costruttori, per esempio, è il general contractor incaricato di costruire la nuova metropolitana di Copenhagen, progetto affidato a una joint venture tutta italiana a cui partecipano anche Seli e Maire Tecnimont. Saranno creati due tunnel di 17 km di lunghezza a 30 metri di profondità, con 17 stazioni. Termine previsto: 2018. Valore: 1,7 miliardi di euro. Dall'Europa al Sud America. Nel novero delle opere realizzate nel mondo dal gruppo Ghella, altro protagonista italiano del settore, figura il drenaggio del torrente Maldonado, che scorre sotto Buenos Aires. Per l'operazione, che serve per evitare allagamenti durante i periodi di precipitazioni intense, sono stati costruiti dei tunnel per far defluire l'acqua dal fiume sotterraneo in un gigantesco pozzo; da qui l'acqua viene aspirata e gettata nel Rio de la Plata. Sempre Ghella, in Brasile, per conto della compagnia Petrobras, sta costruendo tunnel che forano le montagne per trasferire all'interno del Paese il gas estratto dalle piattaforme offshore lungo la costa dello Stato di San Paolo: un progetto finalizzato alla tutela delle foreste che arricchiscono i rilievi carioca. PIÙ TALPE IN SUD AMERICA Ghella che ha un fatturato estero 2009 di 599 milioni di euro, su un totale di 652, e 3.100 dipendenti a livello globale, conta proprie filiali in Francia e in diversi Paesi del Centro e Sud America, ma il business maggiore è concentrato in Venezuela, Argentina e Brasile dove la realizzazione di infrastrutture complesse sta crescendo. Su 44,1 miliardi di portafoglio commesse complessive, il Venezuela guida la classifica 2009 con 8 miliardi di euro e Panama è al quarto posto con 2,36 miliardi. «Nel nostro settore alcuni Paesi stanno correndo a gran velocità», osserva Grandori, «come il quartetto dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina), insieme a Cile, Perù, Ecuador, Panama». Ma come farsi strada in questi Paesi? «A differenza di 20 anni fa, oggi in India o BrasiIL GHIACCIO SOTTO IL VESUVIO Sopra, una fase degli scavi della Trevi per la metro di Napoli: il terreno viene congelato prima di essere asportato. le le imprese per fare i lavori di scavo ci sono, con un costo di manodopera molto contenuto; noi non possiamo essere concorrenziali. Allora forniamo le grandi talpe e la tecnologia, ma non realizziamo i lavori. Mentre in Paesi come gli Usa o l'Australia forniamo le macchine e facciamo anche lo scavo». eccellenze
L'ESSENZA DELLE COSE MENSILE ANNO 43 N.3 MARZO 2011 COVER STORY Siamo italiani da ben prima del 1861. Uniti da lingua e cultura, continuiamo però a dividerci in opposte tifoserie: ultimo esempio, il “ponte” dell'Unità, che ha spaccato governo e società. Gli eventi e le mostre da visitare dal 17 marzo in poi 150! BEN PIÙ DI M e n sil e di st rib u ito in a bb in a m e n to gr a tu ito o bb lig a to rio co n di ve n e rd ì 4/ 3/ 20 11 . Po st e Ita lia n e sp a Sp e d. in A. P. D . L. 35 3/ 03 a rt 1, co m m a 1, D CB Ve ro n a
M IC HE LE D' O TA VI O TORINO E ROMA I LUOGHI DELL'UNITÀ cover Ponte sì, ponte no, ponte a metà. Mentre la politica e parti sociali non smettono di accapigliarsi sulle ra-gioni politiche ed economiche della giornata festiva in programma il prossimo 17 marzo, in tutta Italia sono in rampa di lancio le iniziative per celebrare il 150° anniversario dell'Unità nazionale. Una ricorrenza che accomuna tutto lo Stivale, ma su cui di RobeRto AmAglio Nella prima e nell'ultima capitale d'Italia la macchina dei festeggiamenti è pronta. Sei milioni di turisti sono attesi sotto la Mole. E moltissimi arriveranno nella città di Porta Pia. Cosa visitare e perché 48 MARZO 2011 qualcuno ha scommesso di più e qualcuno di meno. Tra chi ha puntato maggiormente c'è Torino, prima capitale d'Italia e indiscusso centro nevralgico delle celebrazioni. A certificare l'impegno del capoluogo piemontese non sono solo i numeri (tra istituzioni e sponsor sono stati stanziati 40 milioni di euro per le cerimonie), ma soprattutto la capacità dei diversi attori economici e sociali di fare sistema, ossia di sposare la causa e di contribuire ognuno con i propri mezzi ad arricchire il programma dei festeggiamenti: non è quindi un caso che l'alternarsi delle amministrazioni non abbia scalfito l'interesse nei confronti di questo anniversario, così come non è un caso che tutte le manifestazioni sfoggeranno il brand di «Esperienza Italia 150», il marchio con cui si è deciso di caratterizzare questa ricorrenza storica.

30 MARZO 2011 una simile affluenza? In effetti no, ci aspettavamo un centinaio di persone, ne sono venute più del doppio: 267 partecipanti registrati. Talvolta si dice con un pizzico di sarcasmo che in Italia ci sono più aspiranti scrittori che lettori… adesso viene da pensare che ci siano più aspiranti editori di ebook che lettori digitali. Assolutamente sì: come è anche emerso dai dati presentati al convegno, il mercato italiano degli ebook è davvero piccolo. Negli Stati Uniti ormai è ebook un libro su dieci, noi siamo allo 0,09%. Cento volte meno, e per di più in un mercato che non ha certo la dimensione di quello americano. E l'atteso boom natalizio? Bisogna vedere cosa si intende per boom. Noi abbiamo avuto un incremento delle vendite del 400%. Certo su piccoli numeri, ma vediamo che si confermano mese per mese. Quel che sta emergendo, ed è molto interessante, è che anche da noi l'abbrivio c'è stato. Quindi se la crescita sarà simile a quella degli Usa e dell'Inghilterra, anche noi possiamo aspettarci risultati interessanti a breve. Interessanti quanto? Per ora i milioni di euro sono ben lontani. Ma in Usa si stima che col Natale il mercato abbia superato il miliardo di dollari. Una massa critica che fa interessare della questione editori, distributori, agenti letterari. Il nostro mercato è in fase decisamente embrionale. Ma durante i lavori di IfBookThen si è visto che i mercati europei oggi sono come erano gli Stati Uniti prima dell'arrivo di Amazon e il suo lettore Kindle: ricordiamo che Kindle nel 2007 è stato il grande propulsore che ha fatto partire il mercato. Se così fosse, ci sono buone ragioni per essere ottimisti. Già, Kindle: uno dei primi lettori di successo, che in Italia non esiste. Non c'è un Kindle Store per comprare i libri in italiano direttamente dal device (come peraltro ancora non esiste un iBookStore italiano per comprare libri digitali nella nostra lingua direttamente dall'iPad, ndr) ma in Italia esistono diversi Kindle comprati all'estero. Lo stesso Jeff Bezos, il Ceo di Amazon, passando in Italia ha detto che la sua azienda da noi può contare su un bacino di 4 milioni di potenziali utenti. Dalle analisi del venduto su Book Republic si vede che Kindle è il secondo device più utilizzato, lo usa un 15-16% dei nostri acquirenti. Il primo è l'Ipad, vicino al 60%, e poi viene Sony col 10-12%. In realtà esistono tantissimi strumenti per leggere. Probabilmente a Natale i consumatori hanno preferito comprare Apple o Sony perché ancora conoscono poco i lettori digitali e hanno puntato su un brand rassicurante. Al lettore resta una scelta: come pagare, quanto pagare, pagare o piratare... Quanto al come pagare, ci sono all'orizzonte strumenti interessantissimi come il pagamento via cellulare, ma sono anASPETTANDO AMAZON Marco Ferrario, fondatore di Book Republic: «I mercati europei oggi sono com'erano gli Stati Uniti prima dell'arrivo di Amazon, che nel 2007 è stato il propulsore che ha fatto partire il mercato. Se così fosse, ci sono buone ragioni per essere ottimisti». UN po' di pirateria pUò fare beNe a qUel 98% di libri che ha il problema di essere visto, più che di essere copiato leggere
15 MARZO 2011 CARNEVALE ( 16), MARATONE ( 22), CONDOMINI ( 26), E-BOOK ( 29), CREATIVITà ( 32), VINO E MUSICA ( 35), TELEQUIZ ( 38), LA BELLA VITA ( 40) per?na??? anteprima
33 MARZO 2011 ECCO IL TESTO VINCENTE Il Clown di Alessandro Cavallari Silenzio. Dopo, c'è sempre silenzio. Sono ancora qui, anche questa volta ce l'ho fatta. Corri! Corri sotto il palazzo! Hai sentito le sirene. Corri! Mettiti in salvo! Quando iniziano a cadere le bombe, il rumore è irreale. Non si distingue lo scoppio di una stufa, il crollo di un palazzo, l'urlo di una donna. Poi, di colpo, tutto tace. I primi a muoversi sono gli animali. Rimasti senza padrone, iniziano a vagare tra le macerie. Noi restiamo nascosti nelle cantine, finché qualcuno si azzarda a uscire. Ogni volta è un sollievo rivedere un volto conosciuto, e solo più avanti si accetta l'idea dei volti che mancano all'appello. Per me è più facile, sono orfano, abituato alla solitudine e a sopravvivere più che a vivere. Orfano e senza fissa dimora, così hanno scritto: per questo sono qui, e non a morire al fronte. Prima che iniziasse questo inferno ero un clown, mi esibivo nel parco. Decine e decine di bambini venivano ogni giorno al mio spettacolo, ridevano e si divertivano per poche lire. Ed è questa l'immagine che mi spinge a correre ogni volta più forte. Che senso ha quello che sta accadendo? Uccidersi per cosa? Per potere? Denaro? Cosa, accidenti?!? Com'erano belli quei pomeriggi nel parco, i più timidi nascosti dietro le madri, i più coraggiosi in prima fila, quasi a voler partecipare. Io li prendevo con me e giocavo con loro, divertendoli e divertendo tutti quanti. Sembrano passati dei secoli, invece sono solo pochi anni. Qui intorno solo macerie, nascoste dal solito fumo. «Ehi! Il clown!» Mi volto di scatto, un bambino. «È quello del parco! Venite!». In quel momento, mi rendo conto che sono truccato e vestito da clown come per il mio spettacolo. Non lo faccio da anni, ma proprio questa mattina ho riaperto la vecchia valigia. Non so perché l'ho fatto; il tempo non si ferma, il tempo non ritorna. Invece, eccoli. Uno, due, cinque, dieci forse cento bambini escono dalle cantine e si avvicinano. «Ciao Clown! Ci fai il tuo spettacolo?» Chiudo gli occhi, sento le lacrime arrivare ma le fermo. No. Questi bambini hanno ragione. Io sono il clown. E allora: spettacolo! Sembra che la gioia del primo stia contagiando tutti. Anche me. Inizio quasi incredulo, più timido di loro. Vedo sorrisi e mi animo, salto da destra a sinistra in questo palcoscenico improvvisato tra i resti di un palazzo. Mi diverto, non so perché, ma riesco a divertirmi, a sognare. E loro sono con me, li vedo ridere e applaudire. Passano ore; crollo esausto, ma felice. «Sì, ma non abbiamo soldi per pagarti». Sorrido. «Tornate domani. Ci sarà un altro spettacolo». (Il Clown - H. Matisse 1943) d'Avignon” (di Ariel Soulé). Alla fine vengono scelti due racconti. Il secondo classificato, “La donna Barbuta e il compleanno al Lago”, di Fiorenza Sasso, è ispirato dal quadro Ofelia di Paul Klee: un delizioso scritto che narra con leggerezza la morte di una “vergine brutta” dei nostri tempi, che invidia Ofelia perché muore amata, offrendoci un affresco lieve e amaro di un mondo in cui la bruttezza è un peccato grave: «(...) quella barba, in effetti non si trattava poi di barba, ma di una lieve peluria scura che, dalla cosiddetta pappagorgia, risaliva fino alle basette, o meglio al luogo dove la donna non avrebbe voluto che fiorissero le basette». SCRITTORI PER CASO Il vincitore è Alessandro Cavallari, che con il suo “Clown” - pubblicato qui a destra - mette d'accordo la giuria. Ma chi sono gli autori di questi racconti? Persone di tutte le età, con gli scopi più diversi e dalle professioni più varie; ma tutte con lo stesso impegno, IVAN BERNI: GIORNALISTA E SCRITTORE MATTEO CATULLO: LEADER FACILITATORE DI CREATIVE PROBLEM SOLVING MARCO GATTI: GIORNALISTA, DIRETTORE DI ESPANSIONE ROBERTA NANNI: ATTRICE E SCENEGGIATRICE LIA VOLPATTI: STORICA EDITOR DI MONDADORI, SCRITTRICE E TRADUTTRICE LA gIURIA

«La foto in notturna delle pale eoliche apre, anche visivamente, una finestra su un futuro possibile. Mostra una tecnologia che si inserisce con grazia nel contesto, richiamando forme presenti in natura. Le rinnovabili come parte del paesaggio quotidiano, elemento di artificialità che viene assunto nel senso comune dell'estetica. Dopo decenni di invasione di capannoni industriali, villette a schiera e ripetitori…». Vende on line i marchi più famosi della moda (oltre 500) ai propri associati e lo fa con un certo successo. Privalia ha chiuso il 2010 con un fatturato complessivo di 168 milioni di euro (Iva inclusa), in crescita del 141% sul 2009. Una crescita trainata soprattutto dai Paesi in cui la società, fondata in Spagna nel 2006, è entrata nel corso di questi cinque anni: Italia (2008), Brasile (2009) e Messico (2010). L'Italia, in particolare, nel 2010 ha registrato una crescita del 235,8% raggiungendo un fatturato di 35,43 milioni di euro. Valentina Visconti, ceo di Privalia Italia, spiega il successo con un mix di “prezzo competitivo” e “attenzione al servizio al socio” e sottolinea con soddisfazione che «solo in Italia il nostro staff è cresciuto più del 30%, passando da 73 a 123 addetti». Fiori o mulini a vento? Grandi firme a prezzi da web PRIME DONNE FOTOGRAFIA Così si è espressa la giuria, presieduta dal maestro Gianni Berengo Gardin, nelle motivazioni del concorso “Sustainable living in changing economy”, promosso da Svim (società di sviluppo della Regione Marche). La foto “Mulini a vento in campagna” di Silvia Alvarez Adalia ha vinto ex equo con Cristina Patuelli il primo premio della sezione “Nuova economia - Green economy: valori culturali e opportunità”. di Lorenzo di PaLma RINNOVABILI NEL CONTESTO AMBIENTALE La foto vincitrice del primo premio nella sezione Nuova economia - Green economy del concorso "Sustainable living in changing economy", promosso da Svim. 12 MARZO 2011 DIECIRIGHE PREZZI COMPETITIVI E ATTENZIONE AI SOCI Valentina Visconti, ceo di Privalia Italia, azienda fondata in Spagna nel 2006 e specializzata nella vendita on line di marchi di moda (oltre 500). Presente in Italia dal 2008, Privalia è passata da 73 a 123 addetti. Sono “migliaia”. Hanno “vitalità, capacità di innovazione, visione strategica”. Sono le mitiche “piccole e medie imprese”. Alcune sono state “in grado di assorbire gli effetti scatenatisi su scala internazionale”. Ma chi sono? Che caratteristiche hanno, come hanno gestito la crisi? Con quali strumenti finanziari? Lo vuole scoprire la seconda edizione del Premio “Le Tigri”, promosso da TickMark, società di revisione contabile indipendente, con il contributo di Banco Popolare e di Segro. L'anno scorso ha vinto un Spa di Monastier, in provincia di Treviso. Le candidature si possono presentare fino al 15 maggio 2011 al sito: www.premioletigri.com Piccole aziende ruggiscono UN PREMIO PER CHI CRESCE FORTE
47 MARZO 2011 Festeggiare o lavorare il 17? La festa dell'Unità spacca il Paese, i partiti, il governo, l'opposizione, gli imprenditori e i sindacati. Difficile stare dietro al mutare delle posizioni, ma ecco , in ordine sparso, la tabella coi favorevoli e i contrari. Poi ci sono posizioni vagamente dadaiste, come quella del ministro del Turismo, Michela Brambilla, che “da brianzola lavorerebbe, da ministro del Turismo è per il ponte” . Festeggiare sì, ma anche no, per Walter Vetroni: “Festeggiare è necessario, ma bisognava prima discutere con Confindustria e sindacati”, cosa che vedeva d'accordo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Per quanto possa sembrare strampalata, la proposta di unificare la festa del 2 giugno con quella del 17 marzo aveva visto favorevoli il leader della Uil Angeletti e Maurizio Gasparri. Alla faccia dell'unità! misura per Torino… «Al di là delle montagne vicine, Torino ha sempre avuto una vocazione per il turismo d'affari e per quello cultural-religioso legato alle ostensioni della Sindone da un lato e dal Museo Egizio dall'altro. I festeggiamenti per il centocinquantenario potrebbero essere l'occasione per riscoprire l'800, un periodo artistico e monumentale ancora poco valorizzato dal turismo, ma di cui Torino e i suoi dintorni sono ricchissimi, a cominciare proprio dalle residenze dei Savoia come la Venaria Reale, non a caso cornice di parecchie manifestazioni per l'Unità d'Italia». In conclusione, secondo lei questo ponte dal punto di vista puramente economico è un affare o è un costo che in un momento di crisi proprio non possiamo permetterci? «In mancanza di dati che vengano da uno studio scientifico rigoroso, posso basarmi solo sulle impressioni. E la mia impressione è quella di cui dicevo all'inizio, una somma a costo zero. Ma proprio perché è un ponte una tantum, che non fa parte delle abitudini turistiche degli italiani e che tra l'altro è stato definito solo all'ultimo momento. Ma se diventasse un appuntamento annuale, allora la mia impressione è che la somma potrebbe anche diventare positiva». Fabbri ci dice che per andare oltre le impressioni ci vorrebbero dei dati. Al momento non abbiamo notizia di studi scientifici sull'impatto economico dei ponti, però esistono delle indagini di mercato che danno qualche indicazione preziosa: Federalberghi, associazione di categoria che fa parte di Confcommercio e rappresenta gli interessi delle imprese alberghiere in Italia, stima che un ponte “valga” circa 1,35 miliardi di euro, dal massimo di 1,8 miliardi del 25 aprile 2008 ai 900 milioni del ponte dell'8 dicembre scorso. I dati sono stati ricavati da un'indagine che ha visto coinvolti 3 mila intervistati e si riferiscono all'intera spesa della vacanza, viaggio, vitto e alloggio, divertimenti. In altre parole, i ponti di un anno muovono un giro d'affari di 6,7 miliardi di euro: per capirci, più di quanto vale l'intero commercio elettronico in Italia. Però col tira e molla tra opposti schieramenti, anche dentro al governo, il via libera per il ponte è arrivato davvero tardi, appena quattro settimane prima della festa. E questo è il vero problema, un macigno che ha impedito alle famiglie di organizzarsi, di far programmi, di prenotare. Un problema che Federalberghi in qualche modo ha aggirato, dal momento che ha comunque deciso di boicottare le prenotazioni e ci dice che per loro «il 17 è un giorno di mobilitazione contro la tassa di soggiorno», che avrebbe dovuto entrare in vigore insieme con il cosiddetto “federalismo comunale”. Ma attenzione: gli alberghi che aderiscono alla protesta non accetteranno prenotazioni, ma resteranno comunque aperti, dal momento che «siamo esercizi pubblici, chiudere sarebbe molto complicato». Però la consolazione è magra, il ritardo nel firmare il decreto ha sicuramente indebolito il potenziale economico di quello che resta un ponte della discordia: basti pensare che all'uscita dal Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla festa, Calderoli ha dichiarato che «in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale, e in più in un momento di crisi economica internazionale, il decreto per la festa è pura follia. Ed è anche incostituzionale». FESTEGGIARE Ignazio La Russa, ministro della Difesa Fiavet Lazio-Confcommercio Sergio Chiamparino, sindaco di Torino Franco Bernabé, A.D. Telecom Italia Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera dei deputati Susanna Camusso, leader della Cgil Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi Dario Franceschini , PD LAVORARE  Emma Marcegaglia, Confindustria  Roberto Calderoli , ministro della Semplificazione  Umberto Bossi, Lega Nord  Luca Zaia, presidente Regione Veneto  Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione  Luis Durnwalden presidente della Provincia di Bolzano ChI VA IN VACANzA SPENDE 252 EURO FESTIVITÀ ITALIANI IN VACANZA SPESA 25 APRILE 2008 5,3 MILIONI 1,8 MILIARDI 1° MAGGIO 2009 6,5 MILIONI 1,4 MILIARDI 2 GIUGNO 2010 5,4 MILIONI 1,3 MILIARDI 1° NOVEMBRE 2010 5,4 MILIONI 1,3 MILIARDI 8 DICEMBRE 2010 4,0 MILIONI 900 MILIONI TOTALE 26,6 MILIONI 6,7 MILIARDI Fonte: Federalberghi. Dati relativi all'ultimo anno nel quale il ponte è coinciso con una giornata infrasettimanale SOMMA ZERO Per il professor Nicola Fabbri, docente di economia politica e del turismo alla Bocconi, i benefici e i danni economici del ponte tendono a compensarsi coi maggiori introiti.

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25 MARZO 2011 In Italia esistono decine di maratone: quella di Roma quest'anno cade il 20 marzo, Venezia il 23 ottobre e Firenze il 27 novembre. In Europa la regina è quella di Londra, che ha luogo il 17 aprile con arrivo a Buckingham Palace, poi Berlino (25 settembre), Parigi (10 aprile), Stoccolma (28 maggio) e Atene (13 novembre). La Maratona di New York si corre il 6 novembre e attraversa la città da Staten Island a Central Park. Negli Usa ci sono anche: Boston (18 aprile), Chicago (9 ottobre) e Honolulu (11 dicembre) alle Hawaii. Ma ecco le maratone da provare almeno una volta nella vita: Great Wall Marathon, Cina, 21 maggio, www.great-wallmarathon.com. Attraversa su sentieri sterrati le risaie i villaggi della provincia cinese del Tianjin e percorre 8 km della Grande Muraglia, tra salite, discese e 5.164 gradini. The Big Five Marathon, Sud Africa, 25 giugno, www.big-fivemarathon.com. Si svolge nella riserva del Parco di Entabeni, tra zebre e giraffe, su sterrato e roccia, con tratti pianeggianti e altri molto ripidi lungo il sentiero della Yellow Wood Valley. Impegnativa, ripaga per la sua bellezza. Polar Circle Marathon, Groenlandia, 22 ottobre www.polar-circle-marathon.com. Il terreno di gioco sono le distese di ghiaccio artico di Kangerlussuaq, in una stagione in cui il freddo è qualche grado sotto lo zero termico. Tra pascoli, renne e buoi muschiati. Big Sur Marathon California Usa, 1 maggio, www.bsim.org. Inizia tra le sequoie del Pfeiffer Big Sur State Park e arriva a Carmel-By-The-Sea. Per i suoi scenari mozzafiato è considerata la più spettacolare del Nord America. Sul Bixby Bridge, un pianista suona per i runners. Marathon du Medoc, Francia 10 settembre www. marathondumedoc.com. Si corre nella zona di Bordeaux. Parte da Pauillac e attraversa i famosi vigneti tra soste al gusto di foie gras, lumache e formaggi innaffiati da Château Lafite (ed è per questo che si autodefinisce “la più lunga del mondo”, anche se il percorso resta di 42 km). Al primo e ultimo classificato in regalo una quantità di vino pari al loro peso. Libri e riviste Parli Sempre di Corsa è come un drink da bere in un solo sorso, per dirla con l'autore Pasquale Di Molfetta, in arte Linus, voce di Radio Deejay che si allena tre volte alla settimana. «Non è un libro tecnico o un manuale per apprendisti keniani, ma la somma di tante emozioni che la corsa mi ha regalato e che mi piacerebbe condividere». Quelli che Corrono è consigliabile sia per chi è agli inizi, sia per chi vuole perfezionarsi. L'autore è il campione olimpico Stefano Baldini. «Esiste una medicina in grado di renderti più creativo, lucido mentalmente, vitale, equilibrato, in forma e più felice: si chiama corsa. E se vuoi ti insegno come si fa». Nelle sue 120 pagine traspare un forte desiderio di raccontare se stesso e la sua passione. Entrambi i libri sono di Mondadori. Tra le riviste che contano segnaliamo: - Runner's World, americana e pubblicata in 14 Paesi del modo, in Italia edita da Edisport e diretta da Marco Marchei. - Correre, Editoriale Sport Italia, diretta da Orlando Pizzolato e sino al 2006 da Marco Marchei. mo meno, bastano anche trenta minuti ma per sei giorni alla settimana, dal punto di vista fisico farebbe meglio. È questo il suggerimento di Fulvio Massini, preparatore atletico dal 1976 e consulente dell'Istituto di Medicina dello Sport di Firenze. «La vita sedentaria porta disturbi di ogni genere e la corsa è un'ottima medicina, senza contare gli aspetti legati alla sfera psicologica. All'inizio serve una visita medica, da ripetere ogni anno. Quando si corre non bisogna andare in affanno. Le prime volte è meglio essere sempre in condizione di poter parlare, altrimenti è bene fermarsi e poi riprendere. Chi è sedentario deve iniziare con una manciata di minuti crescendo di 2-3 la settimana per arrivare a un'ora di corsa dopo qualche mese. Fatta nei limiti della propria respirazione, la corsa fa bene a qualsiasi età. Nel caso di infiammazioni ai tendini, stiramenti, artrosi pronunciate o nelle patologie cardiache gravi è sconsigliabile, ma anche qui una leggera attività fa solo bene». Qual è l'attrezzatura indispensabile? «Le scarpe devono essere adatte al piede e al peso», prosegue Massini. «L'abbigliamento dovrà essere a strati: in inverno maglia e pantaloncini tecnici, con calzamaglia e un giubbino da togliere se fa caldo, guanti e un copricapo». Il costo per una attrezzatura completa per chi inizia è di 120 euro. Ma più si fa sul serio più la spesa sale e l'idea che la corsa sia uno sport economico diventa una favola metropolitana. «Gli strumenti tecnologici per quantificare la distanza/tempo e controllare il cuore diventano necessari, oltre a fare un po' di palestra o nuotare in piscina», spiega Massini. «L'allenatore o il personal trainer entra in gioco anche con chi inizia. Si fa un test di valutazione, si cura l'alimentazione, si sceglie la tecnica di corsa, scarpe e abbigliamento. E, se i clienti ce lo chiedono, andiamo a correre insieme a loro». Sì, ma quanto costa? Per il primo test generale con controlli e un incontro di 3 ore si va sui 150 euro. A cui si aggiunge una spesa di 30 euro mensili. Le uscite in compagnia del personal trainer costano 40 euro e durano da 40 minuti a 2 ore. «Per tenersi in forma basta correre 3 ore la settimana, ma per partecipare a una maratona ne occorrono 5 o 6. Tra i miei clienti ho imprenditori, ingegneri, operai, extracomunitari inseriti e gente che fatica a pagare 30 euro al mese. Ma mi seguono tutti lo stesso». Dal Circolo Polare al Château Lafite
71 MARZO 2011 sudafrica Nuove economie vincenti: Brasile, Russia, India e Cina. E adesso anche il Sudafrica. Il suo ministro dell'Industria ci spiega perché «I l Sud Africa sarà il quinto Pa-ese: siamo stati invitati uffi-cialmente dagli altri membri di questo gruppo al prossimo summit che si terrà in Cina, in aprile. Quindi, si dovrà parlare di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica: “Brics”, appunto», dice soddisfatto Rob Davies, il ministro dell'Industria sudafricano. Aver ricevuto direttamente dal capo di Stato cinese Hu Jintao, presidente di turno dei Bric, l'invito a entrare nella coalizione delle maggiori economie emergenti, rappresenta per il Paese, reduce dell'impatto mediatico dei mondiali di calcio, una grande chance per attirare nuovi investimenti. Il desiderio di mettersi in mostra da parte del Sudafrica fa sì che ai ricevimenti ufficiali con la stampa internazionale (come la visita allo stabilimento creato da Bmw alle porte di Pretoria) si presentino sia il ministro dell'Industria sia il governatore della Banca centrale, Gill Marcus, prima donna a essere stata nominata al vertice dell'Istituto. Quali strategie adottate per calamitare investimenti? «Ci sono alcune agenzie», risponde Davies, «che operano nella promozione di investimenti, mentre con diversi Paesi operiamo attraverso accordi diretti, con piani di interazione tra Stato e Stato. Offriamo una vasta serie di incentivi, i cui risultati sono legati ai tipi di investimento. Concediamo anche incentivi maggiori alle realtà chiamate “greenfields”, cioè gli investimenti ex novo per la ripresa e lo sviluppo di attività esistenti». Quali sono i settori che più di altri si fanno avanti? Bmw ha creato vicino a Pretoria uno dei più importanti impianti nel mondo... «Abbiamo programmi in alcuni specifici settori industriali, quello dell'auto è solo un esempio. Esiste il piano “Schema di investimento nel settore automobilistico” che consiste in una serie di stanziamenti per l'industria delle quattro ruote. Il piano è diviso in due o tre fasi, in cui noi mettiamo il 20% di investimenti qualificati, un altro 30% per raggiungere questo risultato è rappresentato da un contributo del governo. A questi si sommano interventi locali per favorire l'occupazione». Come è considerata in Sudafrica l'Italia? «Abbiamo una sorta di accordo commerciale con l'Ue, che gestisce le basi della nostra relazione commerciale con tutti i Paesi europei. Ci sono poi attività promozionali bilaterali in forma individuale con diverse realtà, compresa l'Italia. Il nostro export verso l'Europa è dominato dai minerali, da prodotti e componenti per auto, e quindi dal vino. Importiamo manufatti dall'Europa, inclusa l'Italia, mentre c'è un buon numero di società del vostro Paese che investe da noi, come anche ci sono società sudafricane che investono nella Penisola». In Sudafrica permangono forti problemi di carattere sociale, anche ad apartheid finita. Come vede il futuro del Paese quando Nelson Mandela non ci sarà più? «Il nostro sforzo maggiore punta a ridurre la disoccupazione. Stiamo cercando di creare 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020, cifra che andrà a ridurre il tasso in modo sensibile. Cerchiamo soprattutto di rafforzare e approfondire, in un governo democratico, la nostra interazione con la popolazione. Mandela è certamente un grande uomo, un'icona rispettata in Sudafrica, ma non ha più un ruolo attivo nel governo fin dal 1999». PRETORIA ENTRA NEI BRIC(S) di PIERLUIGI BONORA DOPO I MONDIALI A CACCIA DI INVESTIMENTI PER L'ECONOMIA Rob Davies, ministro dell'Industria del Sudafrica, è soddisfatto dell'entrata del suo Paese nei Brics. Dopo il successo dei campionati del Mondo di calcio della scorsa estate, base per un forte rilancio dell'economia, il Sudafrica punta ad attrarre investimenti dall'estero. l'APARTHEID NON C'È PIù, lA DISOCCUPAZIONE Sì
20 MARZO 2011 L'origine del Carnevale di Colonia risale al 14° secolo e segue le stesse regole religiose di quelli italiani per cui «Am Aschermittwoch ist alles vorbei» (Col mercoledì delle Ceneri è tutto finito). La tradizione si perpetua ogni anno con una processione mantenuta viva da 160 associazioni ufficiali, che coinvolgono 20 mila persone, più altri 10 mila indispensabili volontari. In questa città il carnevale assume un ruolo importante nell'integrazione di una società sempre più multiculturale, con eventi per gruppi sociali diversi e anche per disabili che altrimenti non avrebbero nessuna possibilità di partecipare ai festeggiamenti. L'evento ha un impatto economico rilevante. Oltre 5 mila i posti di lavoro creati in tutta la Renania per seguire il Carnevale, per un giro d'affari superiore ai 700 milioni di euro. www.koelnerkarneval.de QUI GERMANIA La Renania che sorride Il termine carnevale deriva da “carnem levare”, ovvero abolire la carne, in quanto indicava il banchetto d'addio alla carne che si teneva subito prima della Quaresima, periodo di astinenza e digiuno. In Italia il carnevale è celebrato da secoli, con una data di inizio che varia da regione a regione. La fine invece, il giorno del martedì grasso, calcolato in base alla quaresima, varia ogni anno secondo la Pasqua; quello Meneghino però termina il sabato seguente. La leggenda dice che Sant'Ambrogio, patrono di Milano, fosse impegnato in un pellegrinaggio e chiese alla popolazione di aspettare il suo ritorno per le liturgie quaresimali. Tra i più significativi carnevali della Lombardia, oltre a Milano, quello di Crema e di Bagolino (Bs), che ha mantenuto molte delle caratteristiche del XVI secolo. I Balarì, che si esibiscono esclusivamente il lunedì e il martedì di Carnevale, al suono di antiche musiche, rappresentano l'aspetto più originale per l'elegante complessità delle danze. CARNEM LEVARE Sant'Ambrogio era in ritardo A Nizza il Carnevale ogni anno è seguito da oltre un milione di persone per oltre 1,8 milioni di euro di incasso e un indotto stimato fra i 30 e i 35 milioni. Il biglietto di entrata costa 35 euro e dà diritto a un posto riservato per assistere alla Battaglia dei Fiori e alla sfilata dei carri. Ingresso gratuito per i bambini sotto i 6 anni. Fino a martedì 8 marzo. www.nicecarnaval.com segue da pag. 19 ai 15 euro. Per altri, come quello d'Ivrea, iscriversi in una squadra per i tre giorni di gioco costa in media 100 euro. Una quota che comprende anche le arance da tirare nella “battaglia”, a cui occorre aggiungerne altri 80/100 euro per la divisa. Per salire però su un carro in qualità di tiratore si possono spendere fino a 500 euro per tre giorni, e i non residenti devono aggungere altri 5 euro d'ingresso. Il valore dell'indotto del Carnevale d'Ivrea? Un milione e mezzo. Se L'ITALIA INVeSTISSe IN CuLTuRA QuANTO LA FRANCIA, SI AVReBBe uN RITORNO dI OLTRe 140 MILIARdI dI euRO carnevale A COLPI DI ARANCE TRA I CARRI DI IVREA Sopra, una immagine del Carnevale di Ivrea dove per tre giorni si affrontano squadre di ragazzi armati di tonnellate di arance. Il costo di iscrizione è di 100 euro, più altri 80/100 per la divisa. Ma per salire su un carro per tre giorni ne occorrono 500.
Più di 2mila famiglie milanesi lo scorso Natale hanno ricevu-to un dono per nulla gradito: le casse della gestione dei loro condomini (fra gli 80 e i 100 distribuiti in ogni zona della La grave truffa deve aver contribuito ad accelerare, finalmente, il disegno di legge di riforma del condominio approvata in gennaio al Senato e attesa ora al vaglio della Camera. Riforma, che, a detta di molti operatori del settore, avrebbe potuto evitare l'ammanco dell'amministratore disonesto. Uno dei punti principali del testo è difatti l'obbligo di stipulare una polizza d'assicurazione professionale a garanzia degli atti compiuti, pari all'importo di un bilancio annuale dello stabile. Le innovazioni decise sono nate soprattutto per diminuire le liti in tribunale e «tutelano i condòmini che prima non lo erano affatto», commenta Giuseppe Signorile, amministratore immobiliare di Milano e presidente della cooperativa edile S.G.Olcella. Fra le nuove regole, infatti, c'è la creazione di un registro degli amministratori alle Camere di commercio, che agevolerà la scelta del professionista ufficialmente riconosciuto. Ma come ha fatto il geometra Beretta a svuotare le casse senza che nessuno si accorgesse di nulla? «I trucchi più diffusi sono tre o quattro», rivela Signorile. «Ad esempio, pagare il fornitore con un assegno, farne una fotocopia e allegarla alla fattura da mostrare ai condomini durante le assemblee, a dimostrazione dell'avvenuto pagamento. In realtà il beneficiario dell'assegno è stato scritto a matita: basta cancellare il nome e incassare l'assegno a titolo personale». Si falsificano anche i timbri delle quietanze delle bollette delle utenze (gas, energia elettrica). Sembra una passeggiata poi non saldare il dovuto per il consumo dell'acqua, perché, «al contrario di quanto avviene con gli enti che erogano energia e gas e che minacciano l'interruzione del servizio, il gestore del servizio idrico, in genere enti pubblici, non si degna nemmeno di fare un sollecito di pagamento». S'intascano altri quattrini non versando i conMILLESIMI ADDIO PRENDO I SOLDI E SCAPPO Cresce il numero di famiglie ingannate da amministratori di condominio che non pagano i fornitori e s'intascano i soldi delle spese di gestione. Ma finalmente arriva la legge, con l'obbligo di assicurare il bilancio annuale di ALESSANDRO LUONGO abitare città) erano state svuotate dal geometra Carlo Beretta, 55 anni. L'amministratore era scappato con la moglie e in compagnia di una cifra compresa tra i 7 e gli 8 milioni di euro. Destinazione probabile Santo Domingo. Bottino accumulato con i mancati pagamenti ai fornitori e delle utenze di luce, acqua e gas, tasse immobiliari. 26 MARZO 2011
73 L'emergenza resta planetaria. Le conseguenze dei cambiamenti climatici le stiamo pagando tutti: economie avanzate e non. Il ruolo che gioca l'Italia Mentre incalza l'emergenza clima, con scenari presen-ti e futuri sempre più preoccupanti, gli ultimi summit internazionali a livello di impegni vincolanti per ridurre le emissioni colpevoli dell'innalzamento delle temperature, si sono conclusi con un nulla di fatto. La conferenza di Copenhagen del dicembre 2009 è stata liquidata come un fallimento. Esattamente un anno dopo ha deluso Cancun. Anche se con qualche nota positiva. Si è arrivati a un accordo sull'entità dei tagli da affrontare entro il 2020 per contenere l'aumento della temperatura di 2 gradi: dal 25 al 40% delle emissioni attuali. È stato deciso un pacchetto di 10 miliardi di dollari anno per il trasferimento delle tecnologie pulite ai Paesi in via di sviluppo e per combattere la deforestazione. C'è stata l'apertura di Cina e India a farsi carico di politiche nazionali per la riduzione dei gas serra, ma senza ipoteche per adesioni a un Protocollo post Kyoto, in scadenza a fine 2012. Se ne riparlerà, in di Cristina Forghieri CONFERENZE, SUMMIT E DELUSIONI Copenhagen e Cancun sono state un fiasco, anche se i nuovi accordi prevedono di tagliare dal 25 al 40% le emissioni entro il 2020. GENEROSI CON LE RINNOVABILI speciale energia
37 MARZO 2011 È una vera e propria sorpresa. In un momento in cui tutti parlano dei Paesi emergenti e delle enormi potenzialità di queste economie rampanti, secondo diversi analisti e operatori oggi le opportunità più interessanti si trovano nel mercato più tradizionale, gli Stati Uniti. Questo Paese, da cui è partita la crisi mondiale e che ha dato in molti momenti l'impressione di essere sull'orlo di un crollo che avrebbe coinvolto l'intero pianeta, pur con grandi dubbi e contraddizioni sembra in procinto di ripartire alla grande. Innanzitutto la crescita del Pil: quasi tutti prevedono per l'anno in corso un incremento del 4%, con la possibilità che si possa andare anche oltre. Nessun paese occidentale di grandi dimensioni sta facendo di meglio. Ne è convinto Bill Miller, chairman, chief investment officer and portfolio manager di Legg Mason Capital Management: «Per quest'anno ci aspettiamo una crescita del Pil intorno al 4%». Ma non solo. La Federal reserve, la banca centrale Usa, ha reagito alla crisi stampando enormi quantità di dollari, che sono andati a sostenere l'economia in difficoltà. Il suo presidente, Ben Bernanke, ha dichiarato con grande sicurezza che, se necessario, proseguirà questa politica fino agli estremi limiti. Questa enorme liquidità, specie in un momento non facile per tutto il reddito fisso, ha ottime probabilità di finire nell'azionario e di dare una grande spinta a Wall Street, che in effetti in questo inizio anno si è rivelata una delle Borse più attive. Inoltre, a dare la spinta alla Borsa Usa c'è anche una situazione aziendale nel complesso ottima. Le società hanno approfittato della crisi per migliorare i loro livelli di efficienza e gli utili trimestrali si stanno rivelando quasi sempre migliori delle aspettative. La pensa così Terry Ewing responsabile azionario Usa di Ignis asset management: «Wall Street nel 2011 salirà per il miglioramento della crescita economica, spinto da buoni utili aziendali». E c'è dell'altro. Gli sgravi fiscali approvati sia dai repubblicani sia dai democratici, la prosecuzione della politica di tassi bassi da parte della Fed e qualche positivo segnale per la disoccupazione e il bistrattato settore immobiliare sono ulteriori elementi che danno buone speranze sugli Usa, che potrebbero diventare il vero boom del 2011. Non a caso in un report la Compagnie Financière Edmond de Rothschild scrive: «In questo inizio d'anno la preferenza va ai mercati sviluppati, primo fra tutti gli Usa (…) le imprese occidentali subiranno meno pressione sui margini, rispetto alle società emergenti, poiché i salari non aumentano e le valute si deprezzano». Ovviamente non manca il rovescio della medaglia: la politica della Fed di tassi bassi e incremento della liquidità rischia di portare un'inflazione pesantissima, che per il momento è sotto controllo, ma non è detto che lo resti a lungo. Inoltre i consumi interni, che rappresentano ancora uno degli elementi fondamentali per le imprese americane, sono tuttora bassi. A questo punto per un investitore italiano che voglia rischiare sul mercato statunitense ci sono diverse opportunità. La più classica è comprare un fondo Usa, che investe sulle maggiori imprese del Paese, che appaiono oggi le meglio attrezzate ad affrontare i mercati globali. Fra le iniziative migliori Arca azioni America, con oltre il 39% di rendimento nell'ultimo anno e Us all cap growth A di Janus Capital Funds con oltre il 36%. Se invece si vuole puntare su un Etf ha dato buoni risultati a un anno iShares Dj stoxx 600 industrial goods & services swap con oltre il 38% a 12 mesi. L'America riprende quota ANCORA PIÙ DOLLARI PER RIPARTIRE Il presidente della banca centrale degli Stati Uniti, Ben Bernanke, ha confermato la decisione di mantenere tassi bassi e sostenere l'economia americana con l'afflusso di ingenti quantitativi finché la ripresa del Paese non sarà totale. Molti analisti prevedono che la crescita del Pil americano sarà del 4%, molto di più di ogni altra economia occidentale. Anche se l'inflazione resta in agguato. di BORIS SECCIANIAD ALTO RISCHIO
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61 MARZO 2011 RIVOLUZIONI ( 62), PROFESSIONE SCIENZIATO ( 66), TALPE ITALIANE ( 69), SUDAFRICA ( 71) SPECIALE ENERGIA ( 73) ??ne??i? anteprima
49 MARZO 2011 I risultati di questo percorso iniziato nel 2007 (anno della creazione del Comitato Italia 150) sono pronti a essere colti, con la città della Mole che si appresta proprio giovedì 17 marzo ad alzare il sipario su un florido calendario delle celebrazioni che coprirà i prossimi nove mesi. Tutta la città si stringerà intorno al Tricolore ricordando personaggi storici come Cavour, Vittorio Emanuele e Massimo d'Azeglio, e sono principalmente due i centri intorno ai quali ruoteranno le iniziative: le Officine Grandi Riparazioni e la Venaria Reale. OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI L'ex spazio industriale ferroviario di 20 mila metri quadrati sorge sul futuro viale della Spina Centrale, un unico boulevard che attraverserà la città da Nord a Sud e che diventerà il biglietto da visita della città di Torino. Recuperate con un investimento complessivo di 8 milioni di euro dopo due decenni di abbandono, le Ogr si trasformeranno nell'Officina dell'Italia, un luogo privilegiato dove ricostruire il passato, riflettere sul presente e affrontare il futuro. In tale scenario verranno allestite tre grandi mostre-laboratorio: Fare gli italiani, un percorso cronologico e tematico dove verranno presentati i fattori e gli avvenimenti che hanno contribuito a unire o a separare il popolo italiano, Stazione Futuro, una finestra aperta sugli sviluppi cittadini, tecnologici e sanitari del prossimo ventennio, e Il futuro nelle mani. Artieri domani, ossia uno spazio dedicato alle eccellenze artigianali nostrane, con un approfondimento sulla prospettive future del «saper fare» italiano. Oltre a questi eventi-cartello, nello spazio espositivo verranno allestiti anche laboratori per le scuole, set cinematografici e un teatro. VENARIA REALE Non meno suggestivo sarà il programma studiato su misura per la Reggia Venaria, la perla barocca di 80 mila metri quadrati le cui opere di restauro (durate dieci anni) sono giunte a conclusione nel 2007. Nella Reggia si susseguiranno da marzo a dicembre grandi mostre: nelle Scuderie Juvarriane troveranno spazio La bella Italia, con nove percorsi dedicati all'arte e alle tradizioni delle capitali italiane e Leonardo, un allestimento dedicato al maestro fiorentino. Il mondo della moda, invece, verrà sintetizzato in L'Italia si specchia, nelle Sale delle Arti. Negli splendidi giardini della Reggia, infine, troverà spazio il nuovo Potager Royal, dove Slow Food e l'università delle scienze gastronomiche promuoveranno il progetto Educazione sensoriale e orticoltura ecologica. Ma oltre a questi due siti storici, come detto l'intera città di Torino verrà tirata a lucido, con mostre ed eventi che caratterizzeranno Palazzo Carignano (sede del museo del Risorgimento Italiano), Palazzo Madama (museo civico d'arte antica nonché prima sede del Senato), il museo dell'Automobile e il Palazzo Reale. Da non dimenticare lo sport, con la prima frazione del Giro d'Italia (sabato 7 maggio) che scatterà proprio dalla Reggia Reale per concludersi a Piazza Vittorio Veneto. Da segnalare anche Torino con le stellette, la rassegna in più date pensata come omaggio alle Forze Armate: il 15-17 aprile aprirà il programma la sfilata dei Granatieri, poi gli Alpini (7-8 maggio), la Cavalleria (3-5 giugno), l'Aeronautica (10-12 giugno), i Bersaglieri (15-19 giugno), l'Assoarma (25-26 giugno) e i Vigili del fuoco (1011 settembre). Anche gli sponsor faranno la loro parte. Su tutti, interessante è il concorso fotografico Passione Italia, lanciato da Seat Pagine Gialle: gli scatti che meglio coglieranno le bellezze e le peculiarità dello Stivale saranno pubblicati sulle 54 milioni di copie degli elenchi telefonici. LA CAPITALE SI AFFIDA AI TESTIMONIAL Se la città piemontese sfodererà l'abito delle grandi occasioni per ospitare un flusso turistico stimato intorno ai sei milioni di persone, nemmeno Roma sta a guardare. Per quanto il calendario delle iniziative vanti meno appuntamenti rispetto a quello torinese, anche la città di Porta Pia metterà in mostra tutti i suoi gioielli, forte di un'inarrivabile tradizione culturale e storica. Aprirà le celebrazioni il L'ex officina ferroviaria diventerà iL bigLietto da visita deLLa città sabauda FARE GLI ITALIANI Sopra, i busti della mostra Fare gli italiani. Accanto, la Venaria Reale, sede delle mostre più importanti delle celebrazioni piemontesi.
Terminato l'Expo, gli organizzatori hanno iniziato a pensare cosa mantenere in vita delle numerose strutture e padiglioni che hanno abbellito l'esposizione internazionale dal 1° maggio al 31 ottobre scorso. E i cinesi di Shanghai non hanno avuto dubbi: il padiglione italiano. La decisione ha scatenato la corsa alla sopravvivenza degli altri padiglioni, ma intanto tra il nostro commissario per l'esposizione e il comitato organizzativo cinese è già stato firmato l'accordo che prevede il mantenimento del sito simbolo del nostro Paese durante l'Expo. Si tratta di una costruzione di circa 6 mila metri quadri progettata dall'architetto Giampaolo Imbrigli e intitolata “La città dell'uomo”: costruita in cemento trasparente, brevettato da Italcementi, ha un sistema automatico di purificazione dell'aria. Dopo aver ospitato per sei mesi esposi«La Cina ha bisogno di project manager, soprattutto nei settori energia e gas. Persone flessibili, con capacità di adattamento e comunicazione. Dotate di esperienza, laureate in discipline tecnico-scientifiche. Età tra i 35 e i 55 anni». Parola di Maurizio Panetti, ad per l'Italia della società di executive search Heidrick & Struggles, presente in Asia con 16 uffici, di cui cinque in MADE IN CHINA L'Italia resta qui Cerchi lavoro da queste parti? di francesca romana dI bIagIo zioni dedicate alle eccellenze del nostro Paese, il padiglione «sarà presto adibito a location rappresentativa del made in Italy e dei suoi prodotti», dice soddisfatto il commissario del governo italiano per l'Expo 2010, Beniamino Quintieri, che ha seguito in prima persona l'intera vicenda e continua tuttora a occuparsene. «Diverrà finalmente il punto di riferimento dell'Italia in Cina, che mancava. Uno spazio culturale, commerciale e sociale dove organizzare incontri e manifestazioni. La location sorge 9 MARZO 2011 AVAMPOSTO CULTURALE, COMMERCIALE E SOCIALE Il commissario generale del goveno italiano per l'Expo, Beniamino Quintieri, ha firmato l'intesa che prevede l'utilizzazione del nostro padiglione come spazio permanente multifunzionale, rappresentativo del made in Italy. FARSI TROVARE PREPARATI E MOTIVATI Le aziende cinesi non manifestano ancora alcun interesse verso i manager italiani sia in Cina sia quando aprono proprie aziende nel nostro Paese. Invece, le imprese italiane che aprono filiali in Cina richiedono manager per dirigere impianti di produzione, soprattutto nel settore dell'energia e del gas. Tra i 35 e i 55 anni esperienza professionale decennale capacità di adattamento, flessibilità e comunicazione Preferibilmente già residente in oriente minima conoscenza del cinese meglio con laurea tecnico-scientifica I settori più richiesti sono energia, gas e ambiente gli impieghi più richiesti: direttore di produzione o commerciale ProfILo DEL MAnAgEr ItALIAno IDEALE (PEr LA CInA) Fonte: Heidrick & Struggles in un'area vastissima destinata a divenire una delle zone più all'avanguardia di Shanghai». Al governo cinese spetterà la gestione e manutenzione dell'edificio, che comunque non sarà il solo a restare intatto (probabilmente gli farà compagnia quello francese e certamente il cinese). Il tutto sarà “re”-inaugurato tra meno di un anno, con alcuni eventi. Anche se, vista la velocità con cui vanno le cose qui in Cina, c'è da aspettarsi che tutto sia pronto anche prima. Cina. Per gli italiani che intendono lavorare qui ci sono due promettenti possibilità d'impiego: «Quella di direttore di impianti di produzione, perché la nostra nazione possiede la tecnologia e sa come applicarla, o quella di figura commerciale in grado di creare canali di vendita, formare il personale locale e rafforzare l'identità aziendale sul territorio». Va detto che si tratta di posizioni richieste da imprese italiane presenti sul mercato cinese e non da compagnie made in China, che «non manifestano ancora interesse verso i nostri profili professionali, ma potrebbero farlo in futuro, visto l'apprezzamento per la nostra creatività». L'importante è farsi trovare preparati, «senza temere spostamenti e mobilità». Motivi per cui la ricerca avviene più tra gli italiani già espatriati in oriente, piuttosto che tra coloro che abitano in Italia. La lingua è importante, «ma non è indispensabile essere laureati in lingue orientali», dice Panetti. «In passato molte aziende hanno privilegiato la competenza linguistica all'esperienza, commettendo un errore». Quanto alle donne, «non c'è molto spazio nel top management di aziende italiane in Cina, anche in funzione della pesantezza e durata dei turni di produzione da gestire. «Un peccato, perché l'universo femminile è unico nel creare integrazione in azienda». Se analizziamo invece la Cina che si espande in Italia (da ultima la nascita di una filiale della banca ICBC) «ci sono limitate possibilità d'impiego per gli italiani. I manager cinesi lasciano poco spazio e sono sempre presenti, anche nelle sedi estere. E al dirigente italiano non piace sentire il fiato sul collo».
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43 MARZO 2011 MARZO 2011 Cristiano Militello, Paolo Cavallone e Sara Calogiuri: gente che esce dal letto all'alba. Le voci del mattino radiofonico di R101 (La Carica di 101, dalle 7 alle 10) sono probabilmente le più indicate per aprire la pagina di questo mese dedicata al caffè espresso. Un autentico genere di prima necessità per chi, come loro, si ritrova a vivere la giornata fin dalle sue primissime ore. In onda alle 7 di mattina. A che ora vi svegliate? Fra le cinque e un quarto e le sei meno un quarto. Insomma, presto. Dite la verità: invidiate un po' i vostri colleghi che trasmettono nella fascia pomeridiana o nel serale? Diciamo che il sacrificio vale l'impresa. La fascia del mattino in fondo è il prime-time della radio: è quella che ti dà l'onore di svegliare la gran parte degli italiani. Per questo dovete essere sempre pimpanti. Vi sentite una sorta di surrogato umano del caffè? Col dovere di caricare chi ci ascolta, siamo un po' come un caffè molto concentrato. L'importante, in ogni caso, è avere il cervello collegato. E come ci riuscite? Abbiamo cambiato un po' i nostri ritmi di vita. Cerchiamo di non fare tardi Serve un po' di carica? L'espresso? Un'invenzione italiana alla sera, di non bere, insomma di osservare tutte quelle buone regole che normalmente non si riescono a rispettare. D'accordo, ma quanti caffè bevete in media ogni mattina? Quattro-cinque. Cristiano (Militello) però non fa testo. In che senso? Nel senso che è l'unico di noi che non beve caffè. Da piccolo è rimasto traumatizzato da uno di quei cioccolatini ripieni al caffè e oggi si sente male solo all'odore. Persino i bicchierini sporchi gli danno noia e dobbiamo fare attenzione a dove vengono buttati. Si scrive OCS ma si legge Office Coffee Service ed è la sigla che identifica il mercato delle macchinette per il caffè a cialda. Secondo i dati dell'ultimo studio di settore di Confida, le consumazioni di bevande calde OCS nel 2008 sono state 1.575 milioni, con un incremento del 5% rispetto all'anno precedente. Cresce anche il numero delle unità installate: a fine 2008 sono state 1.635 milioni (+9% rispetto a 1,5 milioni del 2007) per un fatturato complessivo per le società di gestione che ammonta a 551,2 milioni di euro (+4,99%). Nonostante l'abbondanza di soluzioni e offerte, il mercato resta perlopiù suddiviso in due grandi aree: le macchine che preparano il caffè con cialde di qualsiasi marca (il cosiddetto “porzionato aperto”) e quelle che utilizzano capsule proprietarie. È soprattutto quest'ultimo segmento a trainare il settore: secondo gli ultimi dati di GFK Retail and Technology Italia, le vendite delle macchine che utilizzano sistemi chiusi hanno ottenuto nel periodo marzo 2008-febbraio 2009 un incremento del 77,6%, un risultato praticamente doppio rispetto a quello fatto registrare dalle macchine a porzionato aperto (38,3%). A qualcuno piace in capsula di Roberto Catania La prima macchina per fare il caffè espresso fu inventata dall'ingegnere milanese Giuseppe Bezzera nel 1901: si chiamava ufficialmente “Tipo gigante con doppio rubinetto”, utilizzava il vapore concentrato in una grande caldaia ed era dotata di una valvola di sicurezza e di un manometro posti sulla sommità. SVEGLIARSI CON UN BUON CAFFÈ E UNA TRASMISSIONE AMICA Paolo Cavallone, Cristiano Militello e Sara Calogiuri sono i conduttori della trasmissione La carica di 101, in onda su R101 dalle 7 alle 10. piaceri
54 OTTOBRE 2010 ping & transport, «che hanno avuto una linea di sviluppo continua. Nel 1993, per esempio, abbiamo iniziato a collaborare con la coreana Hanjin Shipping, una delle prime compagnie di navigazione al mondo. Nel corso degli anni, l'armatore è arrivato, grazie al nostro contributo, ai primi posti sul mercato italiano per volumi di affari. I rapporti con i coreani si sono fatti sempre più stretti e produttivi. Così nel 2007 abbiamo dato vita a Hanjin Italy spa, che opera come agente generale per l'Italia di Hanjin Shipping». La collaborazione è la chiave perché un'azienda familiare possa riuscire a competere nel mercato globale? «Io penso che per essere veramente globali occorre essere fortemente radicati sul proprio territorio». La chiave quindi è “glocal”? «Assolutamente sì. Mi spiego. I coreani hanno accettato di unirsi a noi quando hanno visto che siamo il punto di riferimento delle industrie italiane, che i clienti hanno fiducia in noi. Si diventa un punto di riferimento se si conoscono approfonditamente le esigenze delle imprese, la loro storia, i loro progetti di sviluppo. Questo è possibile solo quando si vive nel territorio, si è una parte attiva della sua realtà. Il “localismo” permette anche di essere attenti, e talvolta di anticipare, i nuovi trend. Il passaggio dal trasporto marittimo e aereo al turismo è stato per noi naturale, quasi automatico: ogni giorno ci accorgevamo che i nostri clienti volevano un modo nuovo di fare vacanza, di rilassarsi, c'era desiderio di conoscere il mondo». Il gruppo, un tempo con Gastaldi tours e adesso con Gastaldi 1860, è entrato e si è affermato con una proposta originale: viaggi individuali, studiati, anche su misura, per chi vuole conoscere un altro Paese in modo autentico, lontano dai percorsi del turismo di massa. Gastaldi si è specializzata nell'America, ma quest'anno apre anche Da sinistra, Giovanni Cerruti, presidente Gastaldi Holding e responsabile Shipping & Logistic, Michele Cerruti, amministratore Gastaldi Holding e responsabile Travel & Tourism, Federico Cerruti, past vice president, Angelo Cerruti, presidente Gastaldi International, Agostino Cerruti, amministratore Gastaldi Holding e responsabile Assicurazioni, Filippo Cerruti, presidente Gastaldi 1860, Pietro Cerruti, amministratore Gastaldi Holding e responsabile Gestioni Immobiliari. Un gruppo sempre in movimento Oggi il Gruppo Gastaldi è una holding industriale composta da 20 società operative in Italia e nel mondo, che offrono servizi a livello internazionale in diverse aree di mercato: servizi marittimi, portuali e logistici; turismo e servizi aziendali; assicurazioni; gestione del patrimonio immobiliare. Una diversificazione nata nel corso del tempo, anticipando le tendenze nel campo del movimento e dei trasporti, per soddisfare le esigenze dell'industria e del commercio come quelle dei consumatori alla ricerca di vacanze e relax. Vediamo le tappe principali della storia del gruppo Gastaldi. • 1860. La Gastaldi nasce nel 1860 a Genova e opera come agente marittimo e broker. • 1869. Fondazione del Banco dei Fratelli Cerruti, uno dei primi istituti di credito privati italiani, inglobato poi nel 1968 nella Banca Commerciale Italiana. FOCUSGastaldi • 1904. Alessandro Cerruti rileva la società e le imprime un forte sviluppo. Così Gastaldi assume la rappresentanza di Prince Line (Gruppo Furness Withy), una delle più prestigiose linee passeggeri e merci dal Mediterraneo per il Nord America; è nominata agente di Golden Cross Line di Cardiff (Galles). Cerruti è anche uno dei fondatori della società italiana Lloyd's Sabaudo, poi incorporata nella Navigazione Generale Italiana, in seguito Società Italia di Navigazione. • 1918. Incontro con l'architetto Gino Coppedé, artista famoso per il suo stile ornamentale vicino al liberty. A lui i Cerruti commissionano la villa di famiglia sulle colline di Avolasca (Alessandria) e successivamente gli affidano lo sviluppo immobiliare a Genova, Roma e Messina. Realizzazione dello Stabilimento Metallurgico Ligure a Sestri Ponente e della Cartiera Italiana a Torino. • 1949. Gastaldi assume la rappresentanza della Corporation dei Lloyd's di Londra per Napoli; in breve il mandato viene esteso al Nord Ovest d'Italia, Sardegna, Roma e Città del Vaticano. • Anni 50. Inizia l'attività nel settore aereo con una stretta collaborazione con LAI Linee Aeree Italiane (società poi integrata in Alitalia). Successivamente Gastaldi sigla contratti di General Sales Agent con Alessandro Cerruti rileva la Gastaldi nel 1904 e le imprime un forte sviluppo.
IMQ, via Quintiliano 43 - 20138 Milano - tel. 0250731 - fax 0250991550 - veri#che.impianti@imq.it - www.imq.it Certificazione delle Asserzioni Ambientali di Prodotto Contro le eco-truffe, il greenwashing, la comunicazione verde poco trasparente, IMQ propone IMQECO, Certificazione delle Asserzioni Ambientali di Prodotto. Un marchio rilasciato da un ente terzo al di sopra delle parti, indipendente da chi vende e produce, che garantisce che le caratteristiche ecologiche dichiarate dal produttore riguardo a un determinato prodotto, corrispondono al vero, sono misurabili e vengono mantenute nel tempo. Così quando vedi il marchio IMQ-ECO sei sicuro che è vero green. IMQ, Ist i tuto Ital iano del Marchio di Quali tà - www.imq.it - www.imqeco.i t IMQ-ECO, la garanzia che identifica a prima vista chi dice il vero. Contro le Eco-Bugie Espansione_def_Layout 1 04/02/11 11.33 Pagina 1
MARZO 2011 TI CONOSCO MASCHERINA... carnevale 16
67 MARZO 2011 I CAPI Dall'alto, Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'Iit, e Simone Ungaro, direttore generale. Lo chiediamo alla persona che fa quadrare i conti dell'istituto: Simone Ungaro, direttore generale dell'Iit. L'istituto riceve finanziamenti pubblici per 100 milioni all'anno, ma ha anche altre fonti di finanziamento? «In questo momento in cui siamo ancora giovani, le entrate vengono prevalentemente da progetti della comunità europea (ne abbiamo 32 in corso); in futuro contiamo di avere ricavi anche sul fronte del trasferimento di tecnologie, quindi da collaborazioni con le industrie o direttamente da spin-off di tecnologie sviluppate da noi e dai brevetti. I brevetti hanno ovviamente un loro valore, che dipende dall'applicazione pratica che se ne può trarre». Al momento avete dei brevetti che sono già sul mercato? «Sì, abbiamo 60 brevetti protetti a livello nazionale e internazionale, e tre mesi fa erano solo 40. Alcuni sono già sotto osservazione da parte di possibili investitori, e un giorno potrebbero dar vita a sfruttamento commerciale, portandoci ricavi da diritti d'autore oppure diventare patrimonio di una nuova startup». E startup ne avete già fatte nascere? «Ci stiamo lavorando: abbiamo tre o quattro business plan che stiamo analizzando e ci siamo dati regole per far nascere queste aziende: ricordiamoci che siamo una struttura che gestisce denaro pubblico, non un'azienda che rischia denaro proprio su un'idea». Ma alla fin fine, fare ricerca in Italia è un buon affare? Fare ricerca di base, in tutto il mondo, non è un buon affare di per sé; fare soldi non può essere l'obiettivo principale. Noi facciamo scienza applicata e abbiamo più possibilità di ritorno economico, per esempio nel settore farmaceutico: trovare la molecola giusta porta a business enormi. Fino ad oggi ci siamo concentrati sulla produttività e qualità scientifica ora stiamo lavorando sul trasferimento dei risultati al sistema produttivo nazionale. I CONTI IN TASCA Far ricerca è un affare? be questo Paese. So che è difficile, ma l'ideale sarebbe, in un momento di crisi, avere la forza e la capacità di investire, di crederci, dare un segnale positivo, fare un sacrificio. Non mente chi dice di aver difficoltà a fare ricerca perché i fondi non bastano. Ecco, allora in questo caso bisognerebbe avere il coraggio di fare delle scelte. Se i mezzi sono pochi, si deve decidere di non fare tutto. Una scelta pesante, ma andrebbe fatta». Il vero nemico è la burocrazia? «Un altro problema sono le infrastrutture. Noi italiani non siamo molto bravi a mettere in piedi e mantenere grandi infrastrutture. Per la ricerca tecnologica servono grandi opere che vanno progettate nei tempi giusti, realizzate per tempo e mantenute per tempo. Per ricerche tecnologiche, quello dell'infrastruttura è un problema serio». A proposito di infrastruttura, l'Iit nasce da una legge del 2004, e non senza polemiche: si è detto che fosse un tentativo del ministro Tremonti di farsi la sua università personale, “il Mit dei poveri”... «Sono stato nominato direttore scientifico l'8 dicembre 2005, dopo la prima fase di creazione delle strutture. Abbiamo preso questo edificio vuoto, dove un tempo si conservavano le dichiarazioni dei redditi, e abbiamo attrezzato oltre 30 mila metri quadri di laboratorio. Abbiamo assunto 700 persone, tra cui scienziati provenienti da oltre 30 nazioni. Alle polemiche va dunque risposto che per prima cosa abbiamo fatto tutto nei tempi previsti, assumendo il numero di persone previste e invertendo anche un po' la fuga dei cervelli». Ricercatori giovani, tra l'altro: lei stesso sembra molto giovane per essere il direttore scientifico. «Ho 49 anni», sorride Cingolani. «L'età media è molto bassa, abbiamo 209 post-doctorate e poco più di 200 fra dottorandi e borsisti. Oltre 400 giovani intorno ai 30 anni. Poi abbiamo scienziati più senior, che hanno contratti di 5 anni di tipo collaborazione a progetto integrati da contributi sanitari e pensionistici. Qua nessuno è permanente, e un quinto dello stipendio dipende dalla valutazione annuale». LA bUroCrAzIA FA perdere tempo. Che, CoN deNAro e Idee, è LA ChIAve deL SUCCeSSo SCIENZIATO
32 MARZO 2011 Un quadro famoso per ispirarsi e 45 minuti di tempo per inventare un racconto non più lungo di una paginetta. Sono gli ingredienti di un originale concorso letterario per esordienti, che ha attirato settanta concorrenti Milano, 9 dicembre 2010, in-terno notte. Più di settan-ta aspiranti scrittori sono riuniti nelle due grandi sale dello spazio Sirin. Sono lì per partecipare alla prima edizione del concorso “Un racconto all'improvviso”, promosso dall'associazione culturale Sagome Teatro. Il premio? La pubblicazione del racconto vincitore su Espansione. Tutto qui? Tutto qui, eppure... Nessuno sa cosa aspettarsi: scrivere un racconto? All'improvviso? In 45 minuti? Solo 2.000 caratteri? E su che tema? A terra, sui tavoli, sulle sedie e sulle poltrone è pieno di riproduzioni di dipinti famosi. Accompagnati dalle note di una bossanova, i partecipanti sono invitati ad aggirarsi nello spazio alla ricerca di un quadro che li attiri. Più o meno timidamente, gli autori iniziano a girovagare per incontrare il proprio Quadro. E la “conquista” li porta a incontrarsi, conoscersi e condividere idee e ispirazioni. È in questo clima che la voce di Matteo Catullo, facilitatore di creative problem solving e titolare della nostra rubrica “Brainstorming”, invita a un viaggio di sensazioni e percezioni legate al quadro scelto. «Chiudete gli occhi e prendetevi qualche minuto per ascoltare i suoni che emergono dal vostro quadro, scriveteli sul vostro quaderno». «Ora sentite gli odori, un profumo di sale arriva da questo Monet…». Il quadro si trasforma così in sensazioni, le sensazioni in emozioni e l'emozione in parola. I TESTI PIÙ BELLI È il tempo dello scrivere: 45 minuti, per inventare un racconto. Tema: il quadro scelto. Le penne frusciano veloci, i tasti dei portatili segnano lo scorrere del tempo. Qualche incertezza, un foglio strappato e poi un'idea sonora ti chiama dall'altra parte della sala: «Ecco! Mi mancava la parola… mallèrìa. Quel misto di allegria e malinconia che colpisce noi donne ancora belle e velleitarie». Tre quarti d'ora sono pochissimi quando un'idea ti rapisce e il tempo si contrae. Finito. Gli scritti sono in mano alla giuria. Il tempo del creare lascia spazio a incontri di storie, di persone e di parole. A seguire, una performance a leggio di un'attrice di Sagome su testo di Stefano Benni, accompagnata dalle percussioni di Gianfranco Grandolfi. I racconti verranno poi sottoposti ai cinque giudici. Ognuno di loro deve indicare il suo preferito; un'ulteriore sessione di lettura dei prescelti decreta il vincitore. Molti i racconti sorprendenti, trame e atmosfere dipingono scenari onirici, mondi insoliti, spaccati psicologici, finali a sorpresa. S'incontrano “Incomprensibili geometrie” di una vita d'abbandono nelle Ninfee di Monet (di Alessandro Porta), storie di amori non consumati si nascondono dietro il ritratto di “Caroline” (di Maria Maddalena Cultrera), la giovanissima Valerie Neuzil di Schiele commetterà il delitto di una moglie perfetta (di Augusta Giaconi) e Picasso si ritrova, suo malgrado, al centro di una disputa teologica ebraica con il suo “Les Demoiselle UNA SERA ALL'IMPROVVISO… DIVENTARE SCRITTORE di GAIA CATULLO e ROBERTA NANNI PERCHÉ ESSERE CREATIVI Espansione ha patrocinato il concorso letterario "Un racconto all'improvviso". Perché nei momenti di crisi economica è ancora più importante trovare spazio per l'espressione e rendere creativa la propria professione. creatività
62 MARZO 2011 rivoluzioni Il contagio della rivoluzione dei gelsomini che in Tuni-sia ha obbligato alla fuga il presidente Ben Ali, si è su-bito esteso all'Egitto, dove, in un periodo ancora più breve, ha costretto Hosni Mubarak alla fuga, e poco dopo alla Libia di Gheddafi. E sta procurando non poche preoccupazioni al presidente algerino Bouteflika, al presidente yemenita Saleh, all'emiro del Bahrein e anche al re di Giordania Abdullah II (la scintilla ha toccato anche l'Iran, che pure arabo non è). Il movimento ha accumulato in pochi giorni una massa d'urto dalla forza dirompente e incontenibile, che non rispondeva ad alcuna leadership che potesse parlare o trattare a suo nome, sì che in Tunisia come in Egitto la piazza si è rivolta non solo all'esercito, ma proprio allo Stato maggiore (di solito, nelle rivoluzioni, il ruolo eversivo è svolto dagli ufdi Carlo Panella ficiali di rango intermedio), per guidare la transizione alla democrazia con una sola parola d'ordine unificante: dignità. Questa rivolta ha avuto un inizio preciso, anch'esso del tutto inusuale, quando il 17 dicembre 2010, Mohammed Bouazizi, un giovane laureato tunisino che si era visto per due volte e senza motivo rifiutare la licenza da ambulante nella cittadina di Sidi Bouziz, in nome della propria dignità offesa, ha deciso di darsi fuoco, lasciando una bellissima lettera alla madre. Il suo gesto, la sua agonia di 15 giorni seguita da tutta la Tunisia col fiato sospeso, il minuscolo tassello dell'immenso mosaico che lui ha infranto, nell'arco di poche settimane ha annientato letteralmente l'immagine, la forza, il peso di regimi arabi pluridecennali. La crisi è stata conseguenza del fallimento del modello che vede le economie dei Paesi arabi svilupparsi a tassi senz'alUNA SCINTILLA DI DIGNITÀ Le rivolte nel Maghreb e nel Makresh rischiano di innescare una rivoluzione sociale sotto ricatto dell'Islam. A meno che l'Occidente non favorisca la modernizzazione di quei Paesi. Portando anche pane e acqua
Quasi quasi mi rifaccio il marchio Il porta-a-porta cresce del 9% La bellezza inverte il trend Antiquariato maturo NEGOZI ON LINE (E A BASSO COSTO) MERCATI IN VERTICALE Un buon marchio, che comunica i valori aziendali e i punti di forza, è essenziale per raggiungere il target desiderato. Ma non tutti possono permettersi uno studio del branding da parte di un'agenzia. Per questi è nato Logo823 milioni di euro. Le vendite dirette vanno bene anche in periodi difficili. Lo dicono i numeri del primo bilancio di Univendita (Unione italiana vendita diretta), chiuso con un incremento del fatturato del 9% rispetto al 2009. L'associazione, con sede a Milano, è stata fondata un anno fa da Tupperware Italia, Vorwerk Folletto, Just Italia, Dalmesse Italia, Vorwerk Contempora, Cartorange e Jafra Cosmetics per «riunire l'eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio» e rafforzarne «credibilità e reputazione». Il comparto più dinamico è stato quello dei “beni durevoli casa” (+12,6%), seguito da “cosmesi e accessori moda” (+5,8%). In calo i “beni di consumo casa” (-20,9%). La crescita è stata contenuta (+ 0,7% rispetto al 2009) ma almeno il trend negativo è terminato. Il mercato della profumeria selettiva in Italia vale quasi due miliardi di euro, dicono i conti della società di ricerche NPD Group. La netta flessione dello scorso anno (-3,5%)è stata contrastata dalle marche di alta gamma che hanno totalizzato una crescita dell'1,5%. In ascesa contenuta anche le vendite di “fragranze” e “makeup”, mentre continua la flessione del comparto “skincare”. Il mercato dell'arte antica in Italia può essere stimato nel suo complesso in circa un miliardo di euro. Secondo Nomisma, si tratta di un mercato “maturo” con un «elevato interesse per le opere di alta qualità», anche se nel settore preoccupa «lo scarso ricambio generazionale e il mancato ingresso sul mercato di nuovi investitori-collezionisti». Gli ”old masters” e i mobili d'antiquariato presentano rendimenti bassi e rischi contenuti, mentre gli oggetti d'arte antica (sculture, argenti e ceramiche) risentono delle mode del momento. 13 MARZO 2011 SERVIZIO WEB PER PMI E PROFESSIONISTI Costa 300 euro il pacchetto base con 600 proposte di loghi e marchi già pronti da adottare. pro.it, il primo servizio web di grafica professionale per pmi, artigiani e professionisti: un negozio on line di loghi già pronti (il pacchetto base parte da meno di 300 euro) che raccoglie oltre 600 proposte grafiche fatte dai professionisti del suo team.
Informazione aziendal e Gastaldi 1860 propone viaggi individuali anche su misura per chi vuole conoscere altri Paesi lontano dai percorsi del turismo di massa. Da quest'anno, oltre alle Americhe, anche l'Africa del sud. I viaggi Gastaldi 1860 si prenotano nelle migliori agenzie di viaggio. Quando la meta è il viaggio La Route 66 in Harley-Davidson, alle radici del blues nel profondo Sud, il paesaggio imponente della Death Valley, ma anche lo scintillio delle luci di New York e il glamour di Miami: in ogni angolo degli Stati Uniti alle suggestioni dell'ambiente naturale e umano si aggiungono quelle dei libri, dei film, della musica che hanno reso mitici alcuni posti e alcune atmosfere. Miti che si possono vivere attraverso Gastaldi 1860, che propone viaggi individuali e personalizzati, studiati per chi vuole scoprire e conoscere un Paese immergendosi nella sua autentica atmosfera. Specializzato nel continente americano (dal Canada al Perù, dal Messico ai Caraibi), il tour operator quest'anno ha aggiunto le destinazioni: Sudafrica, Botswana, Namibia con estensione mare alle Seychelles, a Bazaruto e Quirimbas, incontaminati arcipelaghi del Mozambico e lo Zimbabwe per le cascate Vittoria. Lo stile è sempre quello dei viaggi firmati Gastaldi: hotel di charme, guest house, safari in riserve private con pernottamento in campi tendati, dotati di ogni comfort e immersi nel bush. L'ideale per incontrare elefanti, giraffe, zebre. E magari per prendersi il mal d'Africa. tori diversi, dallo shipping al turismo, dalle attività portuali all'immobiliare, alle assicurazioni. Tutto è cominciato nel 1860 quando Gian Battista Gastaldi aprì a Genova la sua agenzia marittima. «La svolta che ha poi permesso alla società di crescere c'è stata nel 1904, quando mio bisnonno Alessandro rilevò l'azienda», racconta G iovann i Ce r ru t i . «Sotto la sua guida Gastaldi assunse la rappresentanza di Prince Line, una del le più importanti linee passeggeri e merci tra il Mediterraneo e il Nord America. Contribuì alla fondazione del Lloyd's Sabaudo. Nella sua flotta transatlantici famosi: Conte Verde, Conte Biancamano, Conte Rosso, che raggiungevano i principali porti di Usa, Australia, Africa, Estremo Oriente». Oltre ai passeggeri, tra cui migliaia e migliaia di emigranti, la società entra nel trasporto merci e in tutti i settori dello shipping. Negli anni Cinquanta ha già assunto dimensioni internazionali. Ma il progresso tecnologico - che inizia una corsa, non ancora terminata, proprio in quegli anni - rende obsolete le grandi regine dei mari. Gli aerei sono incomparabilmente più veloci. L'aviazione civile muove i primi passi. Che sia una svolta epocale nel modo di viaggiare, Gastaldi lo capisce subito. E infatti diventa rappresentante di compagnie aeree come Canadian Pacific, T.W.A., Varig, Qantas, Klm e collabora con Linee Aeree Italiane. Lo stesso rapido adeguamento avviene anche nel campo della logistica, forse il settore in cui si sono succedute più rivoluzioni nel corso degli anni. Entra direttamente o attraverso joint venture in diversi settori: container, project cargo (trasporti eccezionali), spedizioni, terminal operator portuale, operatore intermodale. «Si tratta di attività centrali nel nostro gruppo», dice Giovanni, che è anche il responsabile del settore ship-
31 MARZO 2011 cora di là da venire. Noi come altri stiamo valutando formule come l'abbonamento; ad esempio Biblet di Telecom Italia ha un'offerta di 19 euro al mese per l'apparecchio, la connessione al Web e 10 euro di credito per comprare libri nel loro store. Apple, Amazon, Telecom fanno il possibile perché l'utente compri direttamente dal dispositivo, cercando di tenere i clienti nel loro giardinetto. Bisogna vedere se l'utente ci sta bene in quel recinto; deve essere molto completo, come un enorme centro commerciale, dove ci passo tutto il pomeriggio ma trovo tutto quel che mi serve. Il vero problema per il mercato italiano è la disponibilità di titoli. E anche trovare il libro da leggere. Questo è un problema serio. Noi stiamo studiando una nuova interfaccia del nostro store per presentare più titoli e più informazioni per titolo. E vorremmo lavorare con le librerie perché diventino anche punti di vendita di ebook: i librai conoscono i loro lettori e li sanno consigliare. Sono una risorsa da valorizzare. Domanda a bruciapelo: protezione elettronica anticopia o no? Assolutamente no, niente sistemi anti pirateria tipo il Drm: il 98% dei libri non ha il problema di essere piratato, ma di essere visto. Un po' di pirateria fa da «sampling» e aiuta a far conoscere titoli che altrimenti sarebbero totalmente dimenticati. Certo, al di fuori di una soglia fisiologica diventa un problema. Resta l'ultimo punto, quanto è giusto pagare per un ebook? Ecco, la pirateria negli ebook gioca anche questo ruolo: è un'alternativa all'acquisto. Se un libro costa veramente troppo rispetto alla percezione del lettore, il lettore sa di poter «pescare nel torrente», come si dice in gergo, ed è possibile che lo faccia. Questo cambia il modo di fissare il prezzo: fino a ieri lo faceva l'editore in base ai costi di produzione e lo imponeva perché il libro non aveva veri sostituti. Oggi non è più così, l'editore non può più stabilire un prezzo prescindendo dal valore percepito dal lettore. La domanda ha più forza contrattuale, e questo farà probabilmente calare il costo degli ebook, che d'altro canto costano meno non avendo una fisicità, costi di stampa e di trasporto. Un bel problema per gli editori, che hanno strutture produttive, grafici, macchinari impostati sul vecchio modo di fare i prezzi. ma ora hanno un'arma in più: il prezzo dell'ebook può essere cambiato in ogni momento e si possono anche modulare prezzi diversi per diversi tipi di lettori: una possibilità inedita per l'editoria. Pagare con un messaggino è certamente più pratico che registrarsi alla libreria online e immettere ogni volta i dati della carta di credito. E se pensiamo che molti device per ebook possono ricevere e inviare sms, ecco che un sistema nato per pagare piccole cose come caffè e posteggi quando siamo per strada diventa anche un ottimo sistema per acquistare facilmente e in modo sicuro ebook. La ricerca «Mobile payment: fra aspettative e realtà», dell'Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha fatto il punto sui pagamenti via cellulare in Italia: da noi sono poco diffusi, solo l'1% di chi ha un telefonino lo usa anche come carta di credito, ma il giro d'affari è interessante, 200 milioni di euro, per il 78% pagamenti di parcheggi e ricariche telefoniche. Chi lo usa, ne è soddisfatto: il 61%, apprezza la comodità e la grande facilità d'uso, il 53% è conquistato soprattutto dalla velocità del pagamento. MOBILE PAYMENT TOUCHPAD Pagare con un sms Hp sfida la mela QUEL PROFUMO DI BIBLIOTECA Nostalgia dell'odore di carta, inchiostro e colla? Niente paura, c'è la bomboletta che promette di profumare di libro lo schermo dell'ebook: in cinque gusti diversi! Alessandra Brambilla, capo della divisone device personali di Hp in Italia, ha lanciato il guanto della sfida all'Ipad di Apple e al Galaxy Tab di Samsung presentando il tablet TouchPad. Per l'azienda americana questa è la prima macchina basata sul sistema operativo WebOS sviluppato da Palm, azienda acquistata lo scorso anno da Hp. Ha uno schermo da 9,7 pollici, quindi grande come quello dell'Ipad, ma a differenza della tavoletta della Mela supporta Flash. farti smettere tutto quanto e goderti la lettura. Non so se l'ebook sarà per davvero il futuro della lettura. Ma di sicuro sarà la tomba dei libri noiosi. Così ho raccolto i miei racconti e romanzi sparsi tra editori diversi (Mondadori, Castelvecchi, Sironi e tanti altri) e con Delos, editore milanese piccolo ma con grande amore per i libri senza carta, li ho trasformati tutti in ebook. E guarda caso, oggi un mio libro, «Spiriti d'aria ed acqua», è al terzo posto tra i più venduti nello store di Telecom Italia. I maligni dicono che è solo perché costa 99 cent, ma non credeteci: sta lì perché è bellissimo. (L..M.) segue da pag. 29
80 speciale energia to dal Mit di Boston, che la Indesit ha acquistato e poi adattato ai suoi frigoriferi. Un settore ancora in fase iniziale è quello della produzione di biofuel da alghe. Per molti ambientalisti rappresentano la “coltivazione del futuro”, quella su cui puntare per non far lievitare i prezzi e sottrarre terreni alla produzione agricola alimentare, che già lo scorso anno è stata messa a dura prova da incendi e inondazioni. Le alghe inoltre, rispetto ad altre specie vegetali, promettono di essere più produttive grazie ai tempi rapidi con cui aumentano di volume. A oggi però gli impianti pilota realizzati, soprattutto da Università ma anche da multinazionali del petrolio come la Shell, non hanno dato grandi risultati in termini di ritorno dell'investimento, penalizzato dalla bassa produttività per ora raggiunta a fronte degli alti costi di costruzione delle centrali. La ricerca è comunque impegnata a trovare nuove soluzioni: per i bioreattori, dove sono coltivate le alghe, e per identificare le specie vegetali più adatte. Un fronte su cui è presente anche la ricerca italiana. Come l'Università di Verona, che ha messo a punto un tipo di alga geneticamente modificata in grado di aumentare rapidamente la propria massa negli spazi ristretti e sovraffollati dei bioreattori. LA CRESCITA DELLE RINNOVABILI IN ITALIA La crescita delle fonti rinnovabili ha interessato ovviamente anche il nostro Paese, né si è arrestata negli ultimi due anni di crisi economica, supportata dal sistema nazionale di incentivi che, anche dopo i tagli, continua a essere generoso. Nel 2009 il bilancio della produzione “verde” si è chiuso con 68.850 GW, di cui il 72% da fonte idrica. In percentuale, seguivano le biomasse e i rifiuti biodegradabili(10%) insieme all'eolico (9%), la geotermia (8%) e il solare (1%). Per quanto riguarda l'idrico, la novità riguarda il boom delle mini centrali e dei piccolissimi impianti, inferiori a 1 MW, diffusi soprattutto nel Nord Italia. Il loro numero è triplicato tra il 2007 e il 2008 e oggi valgono quasi il 7% della produzione elettrica rinnovabile. Nel 2010 la performance migliodi Enrico cappanEra* In questi giorni è in atto una grave opera di mistificazione riguardo le rinnovabili. Si vorrebbe far credere che il sostegno allo sviluppo dell'energia pulita ricada sui cittadini. In realtà dal 1992 la quota in bolletta a cui si fa riferimento è relativa a «incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate» e fino a oggi ha finanziato per gran parte proprio le seconde. La stessa X Commissione della Camera dei deputati nel 2003 ha fatto notare che, dei circa 30 miliardi di euro pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette elettriche, circa il 92% era stato destinato a impianti inquinanti mentre solo l'8% era andato a sostegno degli impianti che utilizzano fonti pulite. Inoltre, l'impiego delle energie rinnovabili genera benefici che un discorso serio sullo sviluppo di un Paese dovrebbe tenere ben presenti come crescita economica e occupazione, salute pubblica e ambiente. Al contrario, continuiamo a pagare il sostegno ai combustibili fossili in termini di salute, mancato rispetto dei parametri vincolanti del protocollo di Kyoto e della direttiva «20-20-20» della Commissione europea (se entro il 2012 l'Italia non raggiungerà una riduzione del 6,5% delle emissioni di CO2 del 1990 rischierà pesantissime sanzioni). Il sospetto è Verso una vera “democrazia energetica” che a far paura sia quella “democrazia energetica” che le energie rinnovabili portano con sé: tutti, utilizzando il sole, il vento o il calore della terra, stiamo diventando allo stesso tempo produttori, venditori e consumatori di energia. E ancora, il sospetto è che si voglia far apparire il nucleare come la soluzione ai problemi energetici del nostro Paese: ci si dimentica che sempre in bolletta continuiamo a pagare oneri per lo smantellamento dei siti nucleari dismessi. E allora è tempo di aprire gli occhi, è tempo di scegliere quale società e quale futuro vogliamo. È per costruire questo modello di sviluppo che ER si adopera per garantire a tutti il maggior grado possibile di autonomia energetica nel rispetto dell'ambiente e dei relativi vincoli paesaggistici, realizzando impianti totalmente integrati su tetto piuttosto che installazioni di grandi parchi a terra. *amministratore delegato Energy Resources SpA www.energyresources.it ENERGY RESOURCES COSTRUIRE UN FUTURO SOSTENIBILE Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources, propone un modello di sviluppo che garantisca a tutti una maggiore autonomia energetica nel rispetto dell'ambiente e dei vincoli paesaggistici. MINI CENTRALI ELETTRICHE IN CRESCITA Nel 2009 il bilancio della produzione di energia verde si è chiuso con 68.850 GW, di cui il 72% da fonte idrica, seguita da biomasse e rifiuti biodegradabili (10%), eolico (9%), geotermica (8%) e solare (1%).
29 MARZO 2011 leggere In America il mercato degli ebook vale un miliardo di dollari, e ormai un libro su dieci viene venduto in formato elettronico. In Italia solo lo 0,09% dei libri è immateriale, eppure gli addetti ai lavori sono ottimisti Natale avrebbe dovuto essere il giro di boa per l'ebook, il libro senza carta che si legge su un lettore portatile piccolo, leggero e pratico. È stato davvero così? Esiste davvero un mercato italiano degli ebook? I grandi editori ci credono e ci scommettono, le notizie si susseguono senza sosta, l'ultima in ordine di tempo è l'importante accordo tra Mondadori e Adobe per la digitalizzazione dei libri del gigante di Segrate. Ma i lettori hanno lo stesso entusiasmo degli editori? Ne parliamo con Marco Ferrario, uno che della nuova editoria ne sa parecchio: è stato amministratore delegato di Mondadori Informatica, il crogiolo dove il più grande editore italiano si fondeva con la frontiera dell'elettronica. E ora ha fondato e guida Book Republic, non solo una grande libreria online ma anche un atelier digitale che smaterializza i libri per distribuirli via Internet. Quando lo incontriamo nella sede milanese della sua repubblica di libri, a Ferrario brillano gli occhi per la soddisfazione per com'è andata IfBookThen, la kermesse che ha organizzato nella cornice hi-tech dell'hotel Nhow. Già dal titolo, si capisce che la materia è ostica, da addetti ai lavori: If Book Then è gergo da informatici duri e puri, roba da programmatori. Eppure la sala era stracolma di gente che con l'informatica parrebbe aver poco a che spartire: editori, librai, blogger, agenti letterari, scrittori. Marco Ferrario, ve la aspettavate QUANTO PESA IL LIBRO SENZA CARTA di Luca MasaLi 1. Perché voglio quel libro: con l'ebook, se sei in spiaggia e ti viene voglia di leggerti Kierkegaard in danese, o il vincitore dell'ultima edizione del Culatello Letterario, te lo scarichi e te lo leggi in santa pace. 2. Perché abbiamo bisogno di pirati: piratare un libro è costoso, lungo e complicato. Solo chi ama davvero un libro può sottoporsi a un simile supplizio. Bisogna invitare più gente possibile al banchetto delle parole, e lasciare che tutti assaggino in santa pace la tartina che gli piace; poi ne vorranno altre. 3. Perché sono stufo degli scrittori esordienti che se la menano che il loro editore non li capisce. Con l'ebook, ognuno fa da sé e da sé farà per tre. 4. Perché «i libri di scuola sono pattume, pesano molto e fanno volume» cantavano gli Skiantos. Si infilano in ogni angolo della casa, attirano la polvere e gli acari. E pensare che ho un hard disk esterno da un terabyte, bello lucido che può contenere sedici volte la biblioteca di Babele. 5. Perché l'ebook uccide i libri inutili: quando accendi l'Ipad per leggerti un bel libro, finisce che prima vai a vedere che fanno gli amici su Facebook, raccogli le zucchine su Farmville, leggi l'email... Insomma, il libro deve essere proprio fantastico per Perché amo gli ebook UNA QUESTIONE PERSONALE continua a pag. 31
69 MARZO 2011 BUCHI ITALIANI eccellenze Da Buenos Aires ad Algeri, dall'Himalaya a Panama le aziende italiane sono impegnate a scavare, forare e costruire infrastrutture di altissima tecnologiaHimalaya, ottobre 2010: a quo-ta 2.400 metri una talpa di 6,18 metri di diametro sta scavando una galleria di 14 chilometri. Obiettivo: realizzare un tunnel d'acqua per l'impianto idroelettrico di Kinshanganga, nell'India settentrionale, al confine col Pakistan. Data di completamento dell'opera: 2014. Oltre al tunnel è prevista anche la costruzione di una diga alta 37 metri, per creare una delle principali centrali idroelettriche del Paese, che fornirà sino a 330 MW di energia. La talpa scavatrice è di una azienda italiana, la Seli di Roma. Una macchina lunga 12 metri, provvista di 8 motori da 325 KW ciascuno. Committente dei lavori di scavo e della costruzione della fresa gigante è la Hindustan Construction, con cui Seli ha una partnership commerciale per il mercato indiano per un valore totale di 36,6 milioni di euro. Seli è uno dei protagonisti tricolori nel mondo per la realizzazione di grandi opere sotterranee. «Abbiamo cantieri aperti in 12 Paesi e abbiamo costruito gallerie e metropolitane in 26 nazioni di tutti i continenti», spiega il presidente di Seli, Remo Grandori, figlio del fondatore, Carlo, che ha creato la società nel 1950. «Il fatturato 2009 è stato di 177,3 milioni, con un portafoglio ordini per 582 milioni». GALLERIE E NON SOLO I lavori di scavo sono una parte fondamentale per realizzare complessi sistemi infrastrutturali come ferrovie, viadotti, porti, gasdotti, centrali elettriche, dighe. Il settore è presidiato da realtà italiane di alto livello e largamente presenti all'estero. Seci Energia (Gruppo Maccaferr) in partnership con JP Elektropriveda Srbije (società elettrica dello Stato Serbo), è impegnata nella realizzazione di 10 impianti idroelettrici sul fiume Ibar per una potenza di 103 MW istallata e un investimento di 300 milioni. Il gruppo Impregilo nel 2009 ha realizzato all'estero ricavi per 1,76 miliardi su una produzione totale di 2,7 miliardi; i ricavi di Astaldi oltreconfine sono stati di 1,03 miliardi a fronte di 1,87 totali; il giro d'affari estero di Salini Costruttori è stato di 884 milioni su 1,11 miliardi totali. Questi valori includono una larga fetta di opere underground, ma non solo. In base ai dati forniti dall'Associazione nazionale costruttori edili il portafoglio commesse nel sottosuolo nel 2009 ha raggiunto un valore di 3,31 miliardi per la realizzazione di metropolitane, e di 341 milioni per la costruzione di opere per il consolidamento del terreno. Ingegneria del sottosuolo non significa solo gallerie ma anche scavare in verticale per rafforzare il terreno lungo una linea del metrò, o costruirne le stazioni. Questa è una delle aree di attività di Trevi Spa, altro importante player italiano, che conta 45 società operative in 32 Paesi. Il gruppo, con sede a Cesena, è specializzato nello scavo di gallerie e consolidamenti del terreno, realizzazione e vendita di macchinari e attrezzature del settore; ma è attivo anche nella costruzione di parcheggi sotterranei automatizzati. Nel settore perforazioni produce gli impianti e realizza il servizio di estrazione di petrolio, gas o acqua. Nel 2009 ha registrato 1,036 miliardi di ricavi complessivi. di ANTONIO BARBANGELO IL LAVORO DELLA TALPA Remo Grandori, presidente della Seli, è figlio del fondatore della società, Carlo. L'azienda attualmente è impegnata in un super scavo sull'Himalaya a 2.400 metri di quota, su commessa dell'indiana Hindustan Construction Company.
4 sommario MARZO 2011 sommario marzo 2011 Editoriale Nuke news Made in Usa Made in China Mondo pulito Diecirighe Ad alto rischio A ruota libera Winebar Piaceri Brainstorming Controeditoriale 3 6 8 9 11 12 37 40 42 43 65 82 16 44 62 RUBRICHE 16 La stagione delle maratone Amministratore infedele? Ecco le nuove regole Quanto pesa il libro senza carta Una sera all'improvviso... Diventare scrittore Questo vino sa di Mozart Vincere un milione e vivere felici PERSONAL LIFE 22 26 29 32 35 38 CORRERE CONDOMINI E-BOOK CREATIVITÀ TROVATE TELEQUIZ 62 Il mestiere dello scienziato L'Italia che scava nel mondo Pretoria entra nei Bric(s) BUSINESS LIFE 66 69 71 TALENTI COSTRUIRE SUDAFRICA 44COVER STORY Torino e Roma i luoghi dell'Unità In hotel i prezzi più bassi li trovi su Internet. O no? 48 56 Nord Africa in fiamme Carnevale, grassi affari Quanto vale la festa del 17 marzo Energia: è l'ora delle rinnovabili73SPECIALE
Finalmente, in grande ritardo, il 17 febbraio scorso il Consiglio dei ministri si è deciso: giovedì 17 marzo si festeggerà con una giornata di festa nazionale la ricorrenza del giorno in cui Vittorio Emanuele II di Savoia venne proclamato a Torino re d'Italia. Una decisione attesa, troppe volte rimandata, arrivata guarda caso proprio il giorno dopo che nel programma tv più nazionalpopolare che c'è, il Festival di Sanremo, Roberto Benigni si è prodotto in un'appassionata, accorata, e a detta di molti commovente lezione sul Risorgimento, difendendo a spada sguainata la necessità di festeggiare con un giorno di vacanza il compleanno del nostro Paese. Fin dall'inizio, la nuova festa nazionale - valida solo quest'anno, 150° anniversario dell'Unità - ha innescato feroci polemiche. Di natura più politica che economica, certamente: la vera questione è sempre stata tra chi voleva il massimo risalto per il compleanno della nazione (della Patria, direbbe qualcuno) e chi invece non trova proprio niente da festeggiare in questa ricorrenza, anzi. Ma tralasciando le questioni politiche per concentrarci solo sui fattori economici, aveva ragione Emma Marcegaglia quando si scagliava contro il giovedì di festa, parlando di «perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese, in un momento di crisi»? l 45 MARZO 2011
66 MARZO 2011 talenti Fare ricerca privata nel nostro Paese è difficile. Quali opportunità ci sono per i cervelli che non hanno nessuna intenzione di fuggire ma vogliono restare in Italia? A Genova, per esempio... L'Italia spende in ricerca molto meno degli altri Paesi europei: nella classifica continentale Innovation union scoreboard ci siamo piazzati nel gruppo degli “innovatori moderati” insieme a Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. Ben lontani dai Paesi che trainano la ricerca scientifica europea, Danimarca, Finlandia, Germania e Svezia. Eppure da noi non mancano eccellenze di primissimo livello: tanto per fare un esempio, tra Torino e Genova nascono i robot che verranno impiegati nelle missioni spaziali, automi umanoidi abbastanza intelligenti da poter comunicare a gesti con gli astronauti dove non c'è aria e la voce non arriva. Ne parliamo col direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova, Roberto Cingolani. Che cosa fa di preciso l'Iit? «Siamo nati con un finanziamento di 100 milioni. Non sono pochi, ma bisognava comunque fare delle scelte, non si poteva fare tutto. Così ci siamo specializzati nella robotica, nelle nanotecnologie, nel biotech e nella farmaceutica. Abbiamo scelto aree che avevano radici culturali forti nel territorio, nelle sacche di eccellenza di Genova, e avessero possibilità di sviluppi importanti. La robotica, per esempio, che va dalle applicazioni estreme nello spazio alle protesi mediche». Siete all'avanguardia sui robot spaziali, tanto che avete stretto un importante accordo col Politecnico di Torino, città sede di Thales Alenia, la maggior azienda spaziale italiana. Dunque non è vero che è difficile fare ricerca in Italia? «Il malessere è comprensibile, fare ricerca è difficile ovunque, non solo in Italia. Il nostro è un mestiere apparentemente bello, ma diventa sempre più difficile, anche nei Paesi più ricchi. In Italia poi abbiamo una burocrazia molto pesante, che ci ostacola a vari livelli: dall'acquisto della strumentazione scientifica all'arruolamento dei ricercatori. La ricerca si basa su tre fattori: capacità, denaro e tempo. Avere idee brillanti e denaro ma metterci troppo tempo è perdente, esattamente come essere veloci e ricchi senza avere idee o essere veloci, con buone idee ma senza soldi. Le complicazioni burocratiche che si incontrano per far partire e far funzionare i progetti scientifici hanno effetti negativi importanti». E quanto ai fondi? «Il denaro per la ricerca non è tanto, dovrebbe essere di più: lo meriterebIL MESTIERE DELLO di Matteo CaMpini IL ROBOT BAMBINO Sopra, iCub, l'androide che impara da solo: è il fiore all'occhiello dell'Istituto italiano di tecnologia, una struttura di ricerca voluta dal ministro Tremonti nel 2004. SCIENZIATO
78 speciale energia fa, in un periodo pre-crisi economica: nel 2006 erano infatti esattamente la metà. A crescere, come installato e investimenti in R&S, è stato il fotovoltaico: +40% il tasso di sviluppo dell'ultimo decennio con 14 GW installati nel 2008. Buone anche le performance dell'eolico (+28%), che partiva da capacità produttive installate maggiori. Ma non ci sono solo le tecnologie degli impianti di generazione. La riconversione energetica complessiva apre una miriade di nuove opportunità e business: nel settore dei trasporti e dei carburanti, dell'edilizia, dell'impiantistica industriale, della filiera dei rifiuti, dello sfruttamento delle biomasse. Le voci sono numerose e molti cambiamenti sono in atto: alcuni già avanzati, altri in fase di decollo, altri a livello di ricerca e sviluppo. Per quanto riguarda il comparto edilizio, criteri progettuali e tecnologie per migliorare l'efficienza energetica degli edifici sono già ampiamente disponibili. Così come sono state varate normative, nazionali e locali, che impongono standard minimi di efficienza per il nuovo edificato. Ma esistono anche soluzioni, incentivate ai diversi livelli, per migliorare la bolletta energetica del costruito e quindi in pratica il grosso del patrimonio edilizio. Passi in avanti anche nel settore degli elettrodomestici, con apparecchi sempre più “risparmiosi” e destinati a diventare intelligenti, in grado di dialogare con la rete elettrica. Come il frigorifero dell'italiana Indesit, dotato di tecnologia digitale per gestire i consumi in funzione della frequenza di rete; nei momenti di picco della domanda, quando l'energia costa di più, li riduce senza conseguenze per la conservazione degli alimenti. Il tutto grazie a un algoritmo messo a punRavano Green Power nasce nel 2006, per volontà del suo fondatore, il Presidente Giovanni Ravano azionista di maggioranza del Gruppo che con oltre 15 anni d'esperienza nelle fonti rinnovabili decide di focalizzarvi i suoi investimenti. A oggi le centrali di proprietà sono 10MW: 7MW di impianti fotovoltaici in Sicilia, Puglia e nelle Marche, 2 centrali a Biogas in Piemonte e 2 centrali Idroelettriche in Val d'Aosta e, a breve, 3MW di Eolico sempre in Val d'Aosta. «Nel fotovoltaico siamo EPC Contractor con 20MW di impianti realizzati per terzi . Ci occupiamo di tutti gli aspetti realizzativi e progettuali, quindi dallo sviluppo alla manutenzione degli impianti», sintetizza il presidente Giovanni Ravano. «I nostri clienti sono soprattutto grosse aziende e gruppi che decidono di investire nel RAVANO GREEN POWER L'energia si rinnova fotovoltaico oppure private family che posseggono terreni non più utilizzabili per le coltivazioni». Il futuro dell'energia è quindi a portata di mano, ma è davvero così? «In Italia esiste un pacchetto di incentivi all'avanguardia, ma paghiamo lo scotto di problemi infrastrutturali e amministrativi. Le linee elettriche, soprattutto al Sud, sono insufficienti per sostenere la produzione rinnovabile. Nell'eolico, per esempio, quando c'è vento, partono tutti gli impianti e le linee non sono in grado di portare l'energia, per cui diventa necessario interrompere la produzione. CRESCONO LE BIOMASSE Nel 2010 la produzione di energia da biomasse e rifiuti biodegradabili è stata il 10% della produzione ‘verde'. IMPIANTI DI PROPRIETÀ E REALIZZATI PER TERZI Giovanni Ravano è l'azionista di maggioranza del gruppo Ravano Green Power, nato nel 2006 per volontà del suo fondatore, che ha più di 15 anni di esperienza nelle fonti rinnovabili.
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